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sabato 20 aprile 2013

RECENSIONANDO "Edward Lear e la Bovesia" di Domenico Francesco Tuscano (*)



L'opera di Domenico Francesco "Franco" Tuscano,da un un punto di vista strettamente stilistico, ha il gran pregio di trasmettere al lettore, attraverso una prosa vibrante ma lucida, le sensazioni profonde provate da Edward Lear nel corso del suo viaggio a piedi.
Un viaggio fortemente voluto, assiduamente desiderato, finalizzato da Lear alla scoperta autentica dei luoghi che si reca a visitare nel 1847. Egli dirà semplicemente che “non si può conoscere la provincia di Reggio Calabria semplicemente spostandosi in carrozza fra Napoli e Reggio”: Lear vuole percorrere le mulattiere, godere della vista mozzafiato dei panorami, transitare quei sentieri già noti ai Greci di Reggio e Locri, affidandosi a delle guide locali. Edward Lear ha dunque scelto di VIVERE questo territorio, di godere della xenìa, della squisita ospitalità degli abitanti locali, riuscendo così a carpire e ad immortalare l'anima di una terra meravigliosa nelle sue sublimi litografie.
Quello che Lear trova – ed è qui che la scrittura di Franco Tuscano raggiunge il suo picco espressivo e narrativo – è un coacervo di memoria e sopravvivenza del sangue ellenico, nonostante le mille difficoltà logistiche, la mancanza di strutture ricettive (Lear si farà di volta in volta ospitare), il contesto politico turbolento (i liberali sono in fermento e di lì a poco il fermento sfocerà in un'aperta rivolta ai Borbone, sia a Reggio che a Messina).

Nessun'altra provincia del Regno di Napoli offre tale interesse promettente o ispira tanto prima di avervi messo piede. "Calabria!", appena il nome è pronunziato, un mondo nuovo si presenta alla nostra mente, torrenti, fortezze, tutta la prodigalità dello scenario di montagna, cave, briganti e cappelli a punta, la signora Radcliffe e Salvator Rosa, costumi e caratteri, orrori e magnificenze senza fine!



Ciò che invece Edward Lear pensava a proposito degli abitanti locali lo sintetizzerà, meno di un secolo dopo, un altro intellettuale, Cesare Pavese che visse per un anno a in confino a Brancaleone (1936-37):
La gente di questi paesi è di un tatto e di una cortesia che hanno una sola spiegazione: qui una volta la civiltà era greca.

Quello che Edward Lear compie in Calabria è un grand-tour, il viaggio di istruzione che i rampolli, gli artisti e in genere gli intellettuali d'Oltralpe effettuavano in Italia. Un grand-tour alla ricerca delle storie e delle tradizioni della Calabria greca.
L'idea di grand-tour nella Calabria greca, a voler ben vedere, è un fenomeno che possiede radici molto antiche. Il filosofo Platone, agli inizi del IV sec. a.C., intraprende un viaggio conoscitivo nel territorio reggino per apprendere dai pitagorici che vivevano qui, organizzati in scuole (e sappiamo che il territorio reggino diventa il principale centro di raccolta dei sinedri pitagorici nella seconda metà del V sec. a.C.), le ultime acquisizioni scientifiche, filosofiche, politiche, musicali. A dire il vero, Platone resterà alquanto sconcertato dalla frequenza e dalla lunga durata delle “mangiate” italiote, ma sulla sua alta considerazione in merito alla cultura reggina non ci sono dubbi, se è vero che dedicherà ad un pitagorico reggino, Teeteto, il primo libro delle Leggi.
La voglia di conoscere e apprendere le prodigiose radici culturali del territorio reggino, il filo conduttore che lega Platone ad Edward Lear è proprio questo.
Lear, e si tratta della peculiarità saliente che emerge prepotentemente dalla lettura dell'opera di Franco Tuscano, è mosso dallo spirito inquieto di chi desidera ardentemente scoprire quelle voci e quelle visioni che popolano, come scriveva un altro grande intellettuale, Giovanni Pascoli, questo territorio.
Non ci vuole molto per rendersi conto che, oggigiorno, all’alba del Terzo Millennio, forse i Reggini dovrebbero recuperare un po’ di quello spirito inquieto e conoscitivo nei confronti delle proprie radici, lo spirito inquieto e conoscitivo, perennemente trasudante dalla penna di Franco Tuscano, che ha contraddistinto il percorso a piedi di Edward Lear.
Perché il risorgimento culturale di questa terra dovrà passare necessariamente dalla riscoperta e dalle valorizzazione della sua identità. Senza tale condizione imprescindibile il futuro non sarà mai roseo.

Natale Zappalà


(*) Estratto dell'intervento tenutosi a Bova (RC) il 06/04/2013, presso il Palazzo Comunale, in occasione della presentazione ufficiale del volume.



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