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giovedì 18 aprile 2013

Efcharistò Vua! - Grazie Bova!


La sensazione appagante di trovarsi lontano dal grigiore della quotidianità, confortati dall'abbraccio stringente del proprio passato. 
Il borgo di Bova è un gioiello incastonato fra le propaggini meridionali di un Aspromonte che tenta disperatamente di protendere le sue membra verso il mare. Ogni particella d'aria, ogni attimo del tempo che scorre guardando dalla sommità del Castello verso la valle dell'Amendolea, verso le cinque cime di Pentedattilo, verso il profilo inquieto dell'Etna in lontananza, sono intrisi di Storia, di fascino e mistero incapaci di appassire.
A risalire le viuzze del borgo non si prova fatica, ogni passo significa riscoprire un frammento delle proprie radici: il greco di Calabria, la cui straordinaria musicalità incute in coloro che ascoltano o leggono questo miracolo di sopravvivenza della stirpe ellenica la consapevolezza che la memoria può sopravvivere ai millenni; la squisita ospitalità dei Bovesi, portato dell’antichissima filoxenia capace di incantare tutti i viaggiatori che, nel corso delle ere, sono giunti in questo luogo baciato dagli dei per apprenderne i segreti più reconditi. 
Basta sedersi a tavola e degustare un sorso di quel vino sincero, omaggiato ed esportato in tutto il Mediterraneo in epoca antica e medievale, accompagnato con la tradizionale lestopitta, focaccia fritta a base di farina, acqua, olio e sale (diretta erede, a modesto parere dello scrivente, della maza ellenica), per adagiarsi virtualmente sul triclinio dei Padri, libando con essi in vista di un futuro che potrebbe essere finalmente radioso. 
Sì, perché Bova e l’area grecofona della provincia di Reggio Calabria meritano degnamente il tributo anche di un giorno soltanto, da trascorrere alla ricerca delle radici nostrane in questo primo sorso di primavera.
Io nella magica Bovesia ogni volta lascio di proposito il mio cuore in pegno: un’ottima scusa per ritornarci presto e riprenderlo. 

Natale Zappalà

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