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martedì 26 marzo 2013

Raccolta differenziata: mini-guida ad uso degli inconsapevoli


Ai lettori di questo blog sono sempre stati proposti articoli di approfondimento storico con la finalità essenziale di conoscere, valorizzare e divulgare le plurimillenarie radici del territorio reggino, senza dedicare spazio alcuno ad altri argomenti. Mi sembra tuttavia opportuno, data l’emergenza-spazzatura che negli ultimi mesi sta deturpando l’ecosistema dell’Area dello Stretto compromettendone la salubrità, evidenziare la disperata necessità e la convenienza, in termini di economia ed eco-sostenibilità, della raccolta differenziata.
Non ha senso parlare di tutela o conservazione dei beni culturali, di memoria, radici o identità quando poi i centri storici di Reggio-città e della maggior parte dei comuni della Provincia si sono trasformati in immensi immondezzai in cui, spesso e volentieri, le testimonianze materiali del passato si trovano a convivere coi resti putridi della cena del giorno prima.
Questa non è la sede adatta per sottolineare le eventuali negligenze o responsabilità di questa o di quella fazione, politica o amministrativa. Ma ciò che vorrei sostenere è che la drammaticità della situazione potrebbe soprattutto costituire un momento opportuno per riflettere – e di conseguenza agire e provvedere – allo scopo di acquisire quel senso di responsabilità collettiva e condivisa utile per risolvere il problema dei rifiuti. Alla fine, con buona pace di tutti coloro che sostengono il contrario, è sempre e solo una questione di cultura e di educazione; senza questi presupposti non c'è civiltà, umanità o progresso.


La società moderna produce prodotti e beni di consumo, che una volta divenuti obsoleti vengono trasformati in rifiuti. Una cosa è certa: gli esseri umani, sia in città che in campagna e nel corso di ogni epoca, hanno sempre prodotto rifiuti che rifiutavano di tenere dentro o vicino casa. Di norma i rifiuti venivano sempre gettati in luoghi convenzionalmente adibiti a discariche. La Bibbia, per esempio, tramanda la denominazione di una discarica celebre, la Geenna, la valle situata a mezzogiorno del monte Sion in cui venivano accatastati i rifiuti cittadini e i cadaveri insepolti usualmente dati alle fiamme. Si perdonerà all'autore una breve digressione non attinente al tema, semplicemente per sottolineare che proprio dalla Geenna deriva il concetto di “fuoco eterno” e la tradizionale iconografia cristiana con cui si suole raffigurare o immaginare l'inferno.
La quantità di rifiuti prodotta dall'uomo aumenta vertiginosamente a partire dal XX secolo, quando la fruizione di grandi quantitativi di prodotti e di beni di consumo, per effetto dei moderni metodi di produzione di massa, è ormai alla portata di tutti. Gradualmente ci si rende conto che i consueti sistemi di raccolta e smaltimento dell'immondizia, discariche e inceneritori, inquinano: nasce dunque l'esigenza di sperimentare e pianificare criteri alternativi ed eco-sostenibili.
In Italia si comincia a parlare di raccolta differenziata come sistema speculare alle discariche solo alla fine degli anni Settanta, in riferimento ad alcune tipologie di materiali riciclabili come il vetro, la carta, l'alluminio e la plastica; parallelamente, si afferma la necessità di selezionare i cosiddetti “rifiuti urbani pericolosi” (RUP) come i farmaci scaduti o le pile scariche. Alla fine degli anni Ottanta sia a livello comunitario che nazionale risalgono i primi, esaustivi disegni legislativi volti a regolamentare i rifiuti solidi urbani (RSU) che, in estrema sintesi, incoraggiano la raccolta differenziata secondo l'affermazione del principio “chi inquina paga”, sottolineando la necessità di ridurre l'impatto ambientale e favorire il riciclaggio. In Italia il cosiddetto “Decreto Ronchi” (Dlgs 5/2/1997, n. 22 in attuazione delle direttive europee 91/156/Cee, 91/689/Cee e 94/62/Cee) costituisce attualmente il punto di riferimento in materia, seppur successivi interventi legislativi abbiano complicato il quadro normativo.

La possibilità di attuare un sistema integrato di raccolta differenziata non può prescindere da una pianificazione preventiva in grado di tenere conto delle peculiarità urbanistiche del territorio, della quantità e della qualità delle tecnologie e delle risorse umane disponibili per il servizio di nettezza urbana, nonché delle abitudini dei cittadini e dei conseguenti flussi di produzione dei rifiuti in loco. Dalla valutazione analitica di queste variabili dipendono la razionalizzazione economica del sistema e il suo livello di eco-sostenibilità.
A livello metodologico occorre distinguere fra le diverse tipologie di rifiuti, i quali possono essere selezionati o combinati per materiali. Una volta stabilite le metodologie si passa al sistema operativo vero e proprio, che di solito può articolarsi in raccolta mediante cassonetti stradali, raccolta “porta a porta” o in centri comunali di raccolta (o “isole ecologiche”).
La raccolta tramite cassonetti stradali avviene per mezzo di appositi contenitori di varia forma e colore che vengono collocati in aree prestabilite. Sono i cittadini a depositare i rifiuti precedentemente differenziati all’interno dei contenitori. Il metodo di raccolta “porta a porta” consiste nel ritiro, da parte del gestore, dei sacchetti, solitamente distinti per colore a seconda della tipologia di materiale, a domicilio, secondo tempistiche e modalità prefissate. Infine, i centri di raccolta comunali o le “isole ecologiche” sono delle aree dedicate, attrezzate e presidiate dal gestore, dislocate all’interno dei centri urbani.
Se tutti e tre i sistemi operativi summenzionati non possono prescindere da una collaborazione attiva e responsabile da parte dei cittadini – basta depositare un sacchetto di rifiuti indifferenziati all’interno di un’area di raccolta per vanificare gli effetti positivi del servizio – e che la convenienza di questa o di quella forma organizzativa dipende soprattutto dalle peculiarità del contesto in cui si opera, si può comunque considerare il “porta a porta” una felice sintesi fra razionalizzazione economica ed eco-sostenibilità: la produzione di rifiuti residuali risulta inferiore, i materiali riciclabili sono di buona qualità e, coinvolgendo maggiormente gli utenti all’interno della propria abitazione, consente di abbattere considerevolmente i costi di gestione.
Le statistiche dimostrano che la percentuale relativa alla raccolta differenziata in Italia, nonostante un evidente incremento nel corso degli ultimi anni, è ancora lontana dai risultati ottenuti nel resto d’Europa (l’Austria, capofila fra gli stati “virtuosi” d’Europa, differenzia il 70% dei rifiuti), assestandosi al 31,7% nel 2011 (Fonte Istat), ma con enormi disparità all’interno della penisola: il Nord differenzia oltre il 40% dei rifiuti, il Centro-Sud intorno al 20%, mentre nelle Isole si raggiunge all’incirca il 15%.
Al di là dei vantaggi indiscutibilmente apportati all’ambiente sarà opportuno sottolineare che la raccolta differenziata consente di abbattere i costi relativi alle tasse sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in questi tempi di crisi, a patto che i cittadini-contribuenti prendano coscienza delle proprie responsabilità, individuali e collettive, accettando di educarsi ed educare al fine di non lasciare ereditare ai propri figli il peso mortifero di un pianeta avvelenato.

Natale Zappalà

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