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giovedì 29 novembre 2012

La difesa della memoria storica nostrana


di Natale Zappalà

La memoria “collettiva” o “storica”, secondo la celebre definizione dello storico Pierre Nora, è «il ricordo, o una serie di ricordi, più o meno consci, di un'esperienza vissuta o mitizzata da una collettività vivente, della cui identità fa parte integrante il sentimento del passato».
La possibilità di identificare con le radici elleniche – riassumendo convenzionalmente coi termini “radici elleniche” o “grecità” un tutto organico di lingua e cultura comune peculiarmente e indelebilmente determinante nella processo di formazione della memoria storica locale – del territorio reggino con tale “esperienza vissuta o mitizzata dalla collettività vivente” dipende dalla lunga durata – dall'VIII sec. a.C. sino all'età moderna – in cui la grecità ha inciso profondamente sul divenire storico dell'Area dello Stretto, illuminando di riflesso il Meridione intero e – latu sensu, per le ragioni che verranno esplicate – il sapere umano nella sua interezza.
Qualche esempio legittimerà quest'ultima convinzione.
Il greco di Calabria non è forse diretto erede e miracolo di sopravvivenza della lingua di Omero? E, a proposito di Omero, non furono forse gli Eubei destinati a fondare Rhegion, Zankle o Metauros – odierne Reggio, Messina e Gioia Tauro – ad ambientare i luoghi descritti nell'Odissea sullo Stretto e sul Basso Tirreno? E l'alfabeto calcidese, utilizzato correntemente proprio in questi luoghi, appreso dai Romani tramite la vicina Cuma, non è forse il progenitore dell'odierno maiuscolo, così come la “carolina”, certamente più “pubblicizzata” dalla manualistica scolastica, lo è del minuscolo?
Il Mezzogiorno, l'Italìa delle fonti, non fu in epoca classica uno dei più floridi luoghi della cultura, meta dei viaggi di istruzione compiuti dai sapienti dell'epoca – il più noto sarà il filosofo Platone, agli inizi del IV sec. a.C. –, desiderosi di apprendere le dottrine pitagoriche insegnate nei sinedri di Magna Grecia?
E cosa ne sarebbe stato della civiltà umanistico-rinascimentale, e quindi della formazione del pensiero moderno, se i monaci italo-greci non avessero contribuito a copiare le antiche opere in greco? E cosa avrebbero capito Petrarca, Boccaccio e la loro cerchia di umanisti dell'Iliade e dell'Odissea se Barlaam di Seminara e Leonzio Pilato non avessero tradotto in latino, per la prima volta, i poemi omerici?
L'influenza genetica degli Elleni in Calabria.
Fonte: Piazza A., "L'eredità genetica dell'Italia antica", Le Scienze, n.278, vol. XLVII del 1991
Persino gli studi genetici, oltre a quelli linguistici sull'onomastica o sulla toponomastica, dimostrano la massiccia influenza di cromosomi  e cognomi ellenici sul territorio di Reggio Calabria.
Siamo Greci, talora inconsapevolmente, persino nei nostri grossolani difetti: campanilisti, orgogliosi, cocciuti come muli. Passeggiatori instancabili, amanti dei dibattiti animosi in piazza come ai tempi delle agorai.
L'importanza assunta dalla “memoria storica” di questo territorio basterebbe da sola a giustificarne la difesa. Ma, si sa, di questi tempi la risonanza culturale non costituisce un fattore prioritario per attirare l’attenzione di autorità e pubblico.
“Con la cultura non si mangia”, si sente affermare spesso. Peccato che pochi si stiano accorgendo che proprio la carenza di cultura ha condotto il popolo alla fame.

sabato 3 novembre 2012

Lettera aperta ai giovani "umanisti"



Carissimi,
da ogni dove hanno offeso, offendono e offenderanno la vostra formazione. Diranno che non ci sarà posto per filologi, storici, filosofi, “umanisti” incapaci di incidere sul mercato del lavoro, mentalmente inadeguati per trasformarsi in vuoti involucri capaci solo di fungere da verricello entro cui passa la catena di montaggio del progresso.
Perché questo si aspettano da voi, da tutti i giovani. Vogliono plasmare un domani in cui voi sarete lieti di indossare la giacca del cartellone pubblicitario, di possedere lo smartphone prodotto dall'azienda di uno pseudo-santone arricchito, di eleggere il ciarlatano di turno al Parlamento, di assuefarvi alle ingerenze occulte delle multinazionali finanziarie. Mirano a promuovere un sistema scolastico e universitario intriso di un conformismo nozionistico che tradisce un'imperante ignoranza di fondo, utile per fare sentire infallibile e indisturbato chi comanda, chi prende le decisioni fagocitando il vostro presente e gettando gli avanzi sul vostro futuro.
Stanno tentando di convincervi che è perennemente esistita una “formazione umanistica” distinta e separata da una sorella maggiore “scientifica”, come se Galilei non fosse stato anche uno dei più grandi scrittori d'ogni tempo, come se Heisenberg, lo smascheratore di ogni dogmatismo esistenziale, non fosse stato un brillante filosofo. Stanno tentando di legittimare una scissione del Sapere che la Natura invero ignora.
Il Sapere non dipende dalla settorializzazione, ma dall'atteggiamento dell'Uomo verso i misteri della Natura che lo circonda. Un atteggiamento che si risolve nel Dubbio, il presupposto di quel divenire antico che i Greci chiamavano philosophia di cui la cultura cosiddetta “umanistica” è, purtroppo, oggi l'unica erede. Il dubbio consente a chi è ne è padrone di scorgere ragioni che altri non sono in grado di vedere.
Non temete, sono loro ad avere paura quando vi trattano da falliti, da alienati, da choosy. Paura di voi.
Hanno paura di un popolo capace di pensare e agire criticamente, forte del dubbio cognitivo che in realtà resta l'unica certezza di chi si ribella al giogo degli assiomi imposti dalla sovrastruttura.
Si tratta di un timore ben radicato nel tempo: Tocqueville nella prima metà dell'Ottocento caldeggiava l'istituzione di scuole superiori rigidamente improntate alla tecnocrazia per scongiurare l'insorgere di una nuova generazione di rivoluzionari, come quella imbevuta delle letture di Rousseau e Voltaire – a loro volta straripanti di classici greco-romani – che qualche decennio prima aveva ghigliottinato l'oscurantismo sociale di nobili e monarchi sulle macerie della Bastiglia. Il senso di molte delle ultime riforme scolastiche e universitarie è il medesimo. Il comune denominatore è far smettere di dubitare, e quindi di pensare.
Non badate a loro. Non sentitevi esclusi dal mondo che vi aspetta. Io vi dico che invece sarete in grado di far tutto. Anche di prendere a calci in culo, sofisticamente e non, chi oggi cerca di ingannarvi.
La conoscenza del greco e la conseguente riflessione etimologica su ogni termine che udirete vi renderà in grado di confutare le supercazzole dei politicanti. La Letteratura sarà per voi una palestra dialettica attraverso cui dar sfogo ai pensieri traducibili in parole. Certi filosofi – Nietzsche e non Agostino d'Ippona per intenderci – vi insegneranno a guardarvi da quei falsi profeti che, demonizzando le vostre passioni, tenteranno di mettervi in fila al Grande Fratello (quello orwelliano in cui tutto è controllato, monitorato dall'alto) del peccato. La Storia vi mostrerà la caducità di tutto ciò che si finge perfetto, ma che in realtà è umanamente perfettibile.
Fatevi una risata quando vi diranno che una formazione “umanistica” non vi farà sopravvivere nel mondo del lavoro; e se così sarà, rammentate che la sintonia con la Natura è basata sulla condivisione e non sulla ricchezza. Ridicolizzateli quando vi racconteranno di Giacomo Leopardi divenuto gobbo per lo studio matto e disperatissimo: il grande Recanatese soffriva, povero lui, di una tubercolosi ossea che lo avrebbe portato lentamente alla tomba anche se fosse stato ignorante come il Trota. E affrontate pure ogni colloquio. Sarete ottimi impiegati, medici solerti, docenti degni di tale nome; persino generali di brigata, imbianchini o commercianti.
Conquisterete il cuore dell'amato/a perché i grandi uomini si sarebbero attaccati al gladius senza una donna intelligente al proprio fianco, così come è altrettanto vero che una bella donna sposerebbe un manager o un calciatore, ma si innamorerà solo di chi sa farla sognare. D'Annunzio non somigliava né a Briatore né a Cristiano Ronaldo, eppure faceva impazzire una moltitudine di donzelle con la sola forza di una parola ispirata ai sospiri dei classici.
Siate sereni, dunque. Sarete interpreti di una Conoscenza inquieta e indomabile, priva di bandiere o etichette, l'unica in grado di fornirvi le chiavi di volta della Vita. Ma dovrete esserne consapevoli e lottare per imporre la vostra dignità sul destino che stanno tentando di cucirvi addosso.
Anche perché spesso chi svilisce la cultura “umanistica” è egli stesso un “umanista” che utilizza le proprie competenze per dominare sugli altri, creando modelli di riferimento mendaci o auctoritates da non contraddire, convinto che sbarrare la strada di quel Sapere tradito basterà a non scalzarlo mai dal suo trono di soverchiante ipocrisia.

Natale Zappalà