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sabato 14 aprile 2012

La tragedia del Titanic a cento anni dall'affondamento


È la notte del 15 aprile 1912: la Royal Mail Ship Titanic, comandata dal cap. E.J. Smith, della White Star Line, affronta il suo viaggio inaugurale sull’Atlantico da Southampton a New York. Viaggia quasi alla massima velocità, 21 nodi, e trasporta circa 2.200 persone, fra milionari, personalità di spicco della società, elementi della operosa borghesia imprenditoriale, ma anche centinaia di semplici emigranti alla ricerca di lavoro e fortuna nel Nuovo Mondo.
Il Titanic è il simbolo stesso della belle epoque: si tratta del transatlantico più grande e più lussuoso al mondo; la sua stessa denominazione sembra rimandare alla hybris, alla superbia, alla tracotanza dell’uomo che si crede superiore agli dei. 
Ecco qualche dato tecnico sulla nave: 
- 269.09 metri di lunghezza dello scafo per 46.328 tonnellate di stazza lorda (21.831 netta).
- L’altezza dei quattro fumaioli e dell’antenna telegrafica raggiunge i 60 metri di altezza.
- Può trasportare circa 900 uomini di equipaggio per una capienza massima di 2.435 passeggeri.
- Le cabine più lussuose hanno al proprio interno una parte del ponte-passeggiata coperto.
- 563 Km di portata telegrafica.
- Può raggiungere una velocità massima di 24 nodi.
- Al suo interno si trovano piscine riscaldate, una palestra e un campo di squash.

Alle 23,40 la vedetta F. Fleet, posizionata in alto sulla coffa, suona per tre volte la campana d’allarme e, quando l’ufficiale di guardia in plancia risponde dall’altro lato dell’interfono di bordo, non esita ad urlare “Iceberg, dritto davanti a noi!”.
Il primo ufficiale, Murdoch, tenta di evitare la collisione mettendo il timone tutto a dritta (per virare a sinistra, gli ordini all’epoca erano invertiti) e ordinando l’"Indietro Tutta", ma il blocco di ghiaccio è troppo vicino e colpisce il lato destro dello scafo. La situazione non sembra così grave, ma in realtà la collisione con uno spuntone sommerso dell’ice-berg ha lesionato l’acciaio dello scafo, già indebolito dalla bassa temperatura, provocando l’allagamento di cinque compartimenti stagni; troppi persino per la “nave inaffondabile”, che al massimo può rimanere a galla con quattro dei sedici compartimenti completamente allagati.
Il Titanic cola a picco alle 2 e 30 circa. Si salvano 705 persone, imbarcate sulle scialuppe di salvataggio, che purtroppo non bastano per tutti. All’alba i superstiti vengono raccolti dalla nave Carpathia, l’unico bastimento presente in zona (si trovava a circa 56 miglia dalla zona del naufragio) che ha risposto prontamente all’SOS lanciato dai marconisti del Titanic in avaria, dirigendo a tutta velocità verso la posizione segnalata, 41° 46 Nord, 50° 14 Ovest.

Poteva essere evitato?

L’inchiesta ufficiale britannica, convocata subito dopo il disastro, non giudica negligente il capitano Smith. Il naufragio fu considerato il frutto di quella che viene definita una “sfortunata concatenazione di eventi”: 

- L’assenza di mare lungo, circostanza più unica che rara sull’Atlantico, che di fatto impedì alle vedette di avvistare l’iceberg in tempo, distinguendo l’infrangersi delle onde alla base del masso.

- La luna nuova contribuì a diminuire la visibilità, seppure la notte fosse eccezionalmente limpida e stellata. 

- L’iceberg assassino doveva essersi capovolto da poco, mostrando così all’occhio delle vedette un colore bluastro, non ancora reso bianco dall’esposizione all’aria. Le vedette che avvistarono la montagna di ghiaccio, Fleet e Lee, dichiararono tuttavia nel corso dell’inchiesta di aver notato una “foschia di superficie” che, di fatto, al di là della mancanza del binocolo, gli impedì di avvistare l’ice-berg in tempo per evitarlo. 

In realtà, l’inchiesta ufficiale nell’assolvere Smith intende soprattutto insabbiare le evidenti responsabilità del Ministero del Commercio inglese. Il Titanic infatti, pur trasportando scialuppe bastanti per un terzo dei passeggeri, risulta paradossalmente a norma di legge, sulla base di un regolamento aggiornato al 1894 secondo cui una nave di stazza superiore alle 10.000 tonnellate deve trasportare almeno sedici scialuppe di salvataggio. Il Titanic, per eccesso di zelo, ne imbarca venti (sedici regolamentari più quattro canotti pneumatici), ma stazza oltre 40.000 tonnellate.

Gli avvisi telegrafici inerenti segnalazioni di ghiaccio sulla rotta del Titanic

Il Titanic, quella notte, riceve ben sei marconigrammi indicanti la presenza di ghiaccio, banchisa e icebergs, sulla propria rotta. Malgrado ciò, il capitano Smith decide di non ridurre la velocità della nave, né di aumentare il numero delle vedette in coffa. Del resto, era consuetudine sull'Atlantico, in condizioni di “calma piatta”, cioè mare calmo, bel tempo e buona visibilità, non diminuire la velocità, neppure quando si ricevevano segnalazioni di ghiaccio sulla rotta.

La nave misteriosa

Sono molti i testimoni che raccontano di aver avvistato le luci di una nave a non più di cinque/sei miglia dal Titanic in avaria.
La cosiddetta “nave del mistero” viene frettolosamente identificata con il Californian, l’unica nave in zona che effettivamente avvista i razzi bianchi di soccorso sparati dal ponte del Titanic.
Il Californian, un vascello diretto a Boston comandato dal capitano Stanley Lord, quella notte, alle 22,30 si ferma in prossimità di un vasto campo di ghiaccio. Verso le 23 l’operatore telegrafico, Evans, decide di contattare il Titanic per comunicare il pericolo di ghiaccio, venendo però bruscamente interrotto dal marconista del transatlantico, impegnato a trascrivere i messaggi privati a pagamento dei passeggeri di prima classe.
Più tardi l’equipaggio del Californian avvista almeno otto razzi bianchi sparati dal Titanic, ma il capitano Lord inspiegabilmente non prende alcuna risoluzione coscienziosa (svegliare il marconista fuori servizio per la notte, per esempio) per comprendere chi e per quale motivo spara razzi nel cuore della notte, interpretando le segnalazioni come segnali convenzionali della compagnia.
Lord si rende colpevole di un’innegabile negligenza nel non rispondere come ci si aspetta da un uomo di mare alle segnalazioni di soccorso, ma non è scientificamente corretto identificare nel Californian la “nave del mistero” che avrebbe potuto salvare tutti i naufraghi, anche perché il ritrovamento del relitto del Titanic, nel 1984, dimostra che la distanza effettiva fra le due navi era di almeno 18 miglia; dunque le coordinate del Titanic indicate dall’SOS erano imprecise.
In definitiva, si può legittimamente asserire, a cento anni dalla tragedia, che il naufragio del Titanic, al di là di fantasiose interpretazioni fatalistiche o addirittura “cabalistiche” riesumate in occasione del primo centenario dall’affondamento, fu dovuto ad una grossolana serie di negligenze ed errori umani; il pericolo, quella notte, non fu né imprevisto, né imprevedibile.
Insomma, tutta la vicenda può essere riassunta nella frase pronunciata dal grande oceanografo Jacques Cousteau: “Nonostante i progressi tecnologici le navi continueranno ad affondare finché saranno guidate da degli idioti”.

Natale Zappalà

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