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venerdì 16 marzo 2012

Uno sguardo fra i secoli dal Sant’Elia

Dal Monte Sant’Elia di Palmi la vista di ogni osservatore si smarrisce nella vertigine, venendo rapita dalla visione paradisiaca dello Stretto che si apre ad un volo di quasi seicento metri di quota.
Lo Stretto visto da Sant'Elia di Palmi
Storie e leggende si intersecano nel vortice del tempo, rendendo l’antico Aulinas, denominazione greca dell’amena località, una delle più interessanti e suggestive dell’intera provincia di Reggio Calabria. Se l’occhio dell’osservatore fosse giunto più di duemila anni fa sulla balaustrata del Sant’Elia avrebbe sicuramente colto la scia delle triremi in transito fra Scilla e Cariddi accompagnata dagli sguardi imperiosi di Poseidon e Zeus, le due statue colossali dei numi collocate su ambedue le sponde, presso il guado del Capo Cenide disperatamente proteso verso la Trinacria. Guardando ad est le luci del tramonto avrebbero illuminato la valle del Metauros (l’odierno Petrace) e i suoi sette affluenti, alla cui foce l’eroe Oreste si sarebbe immerso, purificandosi dal matricidio compiuto in patria. Poco più a sud sorge la possente città dei Tauriani, coi suoi templi e il suo edificio scenico immersi nel verde del pianoro. Sulle rovine di un santuario greco posto su di un alto podio la voce del popolo avrebbe poi localizzato la dimora di Donna Canfora, avvenente vedova che preferì la morte alla prigionia di un ricco mercante turco di lei invaghito.
La Piana di Gioia Tauro vista dal Sant'Elia
Risalendo il corso dei secoli, fra la rigogliosa vegetazione dell’Aulinas riemergono le vestigia del monastero italo-greco fondato da Elia da Enna nel IX secolo: chiese, cappelle, stalle e magazzini, un cimitero e magari una biblioteca ove i chierici copiavano in bello stile le opere dell’antichità classica scritte nella lingua di Omero. Barlaam di Seminara e Leonzio Pilato le avrebbero poi consegnate a Petrarca e alla sua cerchia di letterati: nasceva così l’Umanesimo e quindi la nascita del pensiero moderno.
Di Elia da Enna, altrimenti detto Iuniore, la tradizione popolare colloca sul ciglio del precipizio, impressi indelebilmente nella roccia, i segni dell’aspra lotta che il santo vinse su Lucifero, infine scaraventato verso il profilo inquieto dello Stromboli all’orizzonte. Persino le pietre nere che ancora si trovano qui intorno vengono da alcuni identificate con i pezzi d’oro con cui il Maligno aveva osato tentare Elia, tramutatesi in vili sassi man mano che l’integerrimo monaco le faceva rotolare dalle pendici del monte.
Le cosiddette "orme del diavolo"
Dalla leggenda al panorama onirico, su questa "veranda sullo Stretto" sono stati spesso ambientati racconti insoliti, i quali, in fondo, rendono il luogo ancor più meritevole di una visita. Si legge infatti sul web di una presunta apparizione spettrale, legata ad una ragazza bionda che talvolta, nelle notti d’estate, viene avvistata mentre ripete l’insano gesto che mise fine alla sua esistenza. Un tenue respiro lanciato nel vuoto, le mani malferme che legano ad un appiglio incerto il peso troppo leggero di una vita spezzata nel vuoto. Ai fantasmi si può credere o meno, ma la storia della “ragazza sulla balaustra” ha già segnato l’immaginario comune dei tanti appassionati del settore.
Ma degli echi lontani del passato di Sant’Elia si sentirebbe solo un confuso rintocco se non si facesse un vago cenno al sontuoso scenario naturale che contraddistingue il posto. Odori di rugiada sovente intrisa di salsedine, ampi prati ed alberi secolari dipinti sulla sommità del colle preludono all’affaccio mozzafiato in cui i colori del cielo si confondono nell’azzurro del mare. A Sant’Elia tutto sa di brividi, ogni cosa si veste di fremiti; un indissolubile intreccio di natura e radici ataviche, impossibile da dimenticare.

Natale Zappalà