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domenica 4 dicembre 2011

Insegnare la storia locale nelle scuole reggine? Forse si può. Intervista alla Prof.ssa Maria Caterina Lo Giudice


Si parla spesso di divulgazione e valorizzazione del patrimonio storico-culturale reggino, ma altrettanto frequentemente tutti i buoni propositi da parte di studiosi, ricercatori ed appassionati vanno ad infrangersi contro una paradossale realtà: all'interno delle scuole reggine non c'è spazio per l'insegnamento della storia locale; come se non bastassero manuali didattici scadenti o faziosi, direttive ministeriali identicide, il crescente svilimento della cultura classica a cui le plurimillenarie radici di questo territorio risultano indissolubilmente intrecciate.
Eppure, non servono chissà quali rivoluzioni per riappropriarci della nostra memoria: basta partire dalle piccole cose ed affidare alla quotidianità un progetto educativo concreto che miri a svelare ai nostri giovani il respiro dei propri antenati.
Ecco perché Maria Caterina Lo Giudice, docente di ruolo presso l'Istituto d’Istruzione Superiore “F. La Cava” sez. Liceo Scientifico di Bovalino ha deciso, da quando le è stato assegnato l'insegnamento della storia alle prime classi, di delineare ai suoi studenti una coscienziosa sintesi evenemenziale incentrata sul passato della loro terra. Per almeno un gruppo di giovanissimi Rhegion, Lokroi, Medma o Metauros non sono più nomi strani o sconosciuti, ma costituiscono il primo passo sul sentiero della riscoperta della nostra identità.
Abbiamo intervistato la Prof.ssa Lo Giudice, nella speranza che il suo esempio sia seguito da molti altri docenti all'interno del circuito scolastico di Reggio Calabria e dintorni.

Da dove nasce l'esigenza di insegnare ai suoi studenti la storia locale?

La conoscenza della storia locale è collegamento immediato con il nostro presente e indispensabile risorsa per il nostro futuro. La nostra storia non deve rimanere lontana o astratta per i nostri discenti. Non si può prescindere dal nostro contesto storico e quindi, dalle nostre origini. A circa 10 Km di distanza da Bovalino, ad esempio, c’è la colonia greca di Lokroi Epizephyrioi, ancora, la Villa romana di Palazzi di Casignana: il richiamo quindi è spontaneo e immediato. Ma non è tutto. Andiamo ancora indietro. Avendo appunto due prime classi, e partendo quindi dalla preistoria, come si può non fare una lezione sui rinvenimenti archeologici di tale età, soprattutto per quanto riguarda la presenza del Neolitico nel nostro territorio? Dalla mia esperienza, ho notato come gli studenti percepiscano la preistoria come lontana da noi, come se il nostro territorio non fosse mai stato toccato da tale periodo. Quindi, per una migliore comprensione di tale età nonché valorizzazione della nostra terra, è immediato il riferimento a Bova Marina che, per quanto riguarda appunto la “sezione” preistorica, custodisce, all’interno del piccolo antiquarium ubicato in zona San Pasquale (contrada Deri), reperti del Neolitico di pregevole fattura, dell’Età del Rame e del Bronzo.

Trova difficoltà a conciliare, dal punto di vista organizzativo, l'insegnamento della storia reggina con lo svolgimento del consueto programma didattico?

Qualche difficoltà è presente, visto la riduzione oraria di tale disciplina, che prevede solo 3 ore settimanali suddivise in storia, geografia e cittadinanza e costituzione. La diminuzione oraria e anche dello stesso nome di tale disciplina ossia geostoria, i libri di testo, che oramai abbreviano concetti e tempi storici, portano, inevitabilmente, al tramonto della preparazione storica locale e non nella sua interezza. Non dimentico però Cicerone: Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis.

Perché, secondo lei, i suoi colleghi – mi riferisco naturalmente agli insegnanti di storia – non seguono il suo esempio, almeno accennando delle linee generali di storia locale in classe?

La didattica, oramai, ha tempi serrati (grazie alla riforma!) e le scadenze infra-quadrimestrali o quadrimestrali si pongono in maniera dispotica nei confronti degli approfondimenti culturali. Corre comunque, secondo me, l’obbligo morale di fare richiami, veloci o meno, alla storia del nostro territorio. Non si può tacere dal fornire le notizie storiche di una terra come la nostra che offre, spontaneamente, spettacoli storico-culturali cui noi assistiamo con devota meraviglia. Grecità e romanità si respirano dalla costa jonica alla tirrenica e le evidenze archeologiche stanno lì a testimoniare chi eravamo.

Quali sono i rischi che corrono le future generazioni reggine qualora si rinunciasse del tutto a parlare con i giovani delle nostre radici?

Non conoscere il nostro passato storico, le nostre origini sublima un processo di ignoranza che non lascia spazio a considerazioni pregevoli per il futuro della nostra terra, della nostra storia e quindi dei nostri giovani.

Natale Zappalà

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