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domenica 29 maggio 2011

Salviamo la «mucca dello Stretto»


I provvidenzialisti lo definirebbero un «segno»; i fatalisti un «presagio»; le persone coscienziose parlerebbero semplicemente di «simpatica coincidenza». Perchè la mucca bianca che nuotava fra gli azzurri marosi dello Stretto non poteva che ricordare a tutti coloro che conservano nel cuore la Storia reggina l'origine del nome Italia, il toponimo destinato a identificare la nostra nazione nella sua interezza.
In quel caso, a dire il vero, più che di una mucca si trattava di un vitello appartenuto al re Gerione la cui mandria venne sottratta da Ercole nel corso di una delle sue celeberrime fatiche –, il quale, dopo aver eluso il controllo del semidio, si gettò nelle acque dello Stretto. La riva ove approdò l'animale fuggiasco venne infine chiamata Vitulìa, la «terra del vitello», da cui deriva il termine Italia.
I nostri padri Greci non dubitavano della sacralità della propria mitologia, vera e propria custode dei ricordi ancestrali prima che la comparsa della storiografia riuscisse a cementarne la memoria.
Ecco perché occorre darsi da fare per salvare questa bellissima mucca bianca dal macello, lasciando che la sua incredibile vicenda rammenti ai Reggini le proprie radici, oltre alle imperscrutabili coincidenze di cui consta la vita.
Fra le varie proposte di adozione giunte da ogni dove della penisola, il sindaco di Villa San Giovanni, Rocco Lavalle, ha recentemente proposto di ospitare stabilmente la «mucca dello Stretto» presso la Fattoria Didattica “Amata Sole Luna”.Sembra un'idea geniale. Ci si aspetta solo che venga realizzata in fretta.

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