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martedì 5 aprile 2011

La "gaia" caduta di un impero

L'Impero Romano di Occidente cadde perché al suo interno si era diffuso il germe dell'omosessualità? É quanto sostenuto da Roberto de Mattei, vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, nel corso di un programma radiofonico trasmesso dall'emittente Radio Maria. Nella fattispecie, de Mattei ha citato un autore minore di V sec. d.C., Salviano da Marsiglia, autore del De Gubernatione Dei, secondo cui la caduta dell'Impero di Occidente rappresentò il giusto castigo di Dio, volto a punire, attraverso le invasioni dei barbari, rigorosamente eterosessuali, l'immoralità di una società in seno alla quale era ormai dilagata l'omosessualità. Non sono inoltre mancati dei paragoni azzardati fra il mondo tardo-imperiale e quello odierno, reo – secondo il de Mattei – di aver giustificato le devianze con certe leggi.
Non regge il cuore a definire tali scempiaggini "teorie" poiché una "teoria" dovrebbe basarsi su un minimo di scientificità, specie quando proviene nientemeno che da un membro del CNR. In ogni caso, è opportuno che i lettori sappiano una cosa importante: la società romana, così come quella greca o quelle di matrice orientale, non distingueva fra omosessualità o eterosessualità. Sarà l'avvento del cristianesimo, ereditando dal contesto ebraico da cui era nato la condanna della sodomia (da Sodoma, la biblica città del vizio e della perversione), a introdurre il discrimen. Alessandro Magno o Adriano, in altri termini, non vennero mai considerati gay dai loro contemporanei; essi rispondevano, senza violare alcuna prescrizione morale o religiosa, ai propri, personalissimi, gusti sessuali, andando a letto indifferentemente con donne e uomini. La bisessualità all'interno dell'ambiente romano fu così dura a morire che, ancora agli inizi del '500, il pontefice Giulio II non solo aveva dei figli naturali, ma persino dei "favoriti", amanti di sesso maschile.
Infine, Salviano da Marsiglia. Come tanti altri scrittori del passato, questi interpretava gli eventi umani alla luce di un provvidenzialismo divino di natura punitiva. Oggi sappiamo che si tratta di un atteggiamento antistorico, anche perché la complessità della vita ci ha perfettamente convinto dell'assoluta inesistenza di un qualsivoglia finalismo volto a regolare passato, presente o futuro.
Insomma, scientificamente parlando, si può affermare che la caduta dell'Impero di Occidente o le invasioni barbariche furono il frutto di una serie eterogenea di contingenze politiche, sociali ed economiche, non certo l'esito ultimo di uno scontro fra due popoli che facevano sesso in maniera diversa. Viene da ridere solo a pensarci.
Ci si augura che il pubblico non dia alcun peso a certe farneticazioni. Tanto per chiudere con un po' di ironia, fortunatamente, per de Mattei, le trasmissioni di Radio Maria non sono soggette alla par condicio, altrimenti egli avrebbe dovuto giocoforza citare una tesi antitetica alla propria, quella di Edward Gibbon (The History of Decline and Fall of Roman Empire, 1776-1789), secondo cui, diversamente, sarebbe stata la diffusione del cristianesimo a provocare – causando il crollo degli antichi valori fideistici sui quali si fondava la società romana, il mos maiorum – la caduta dell'Impero (che, per inciso, durò sino al 1453). Interpretare è umano, si sa.

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