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lunedì 28 marzo 2011

Bronzi di Riace: gli errori del ministro Galan

La scorsa settimana, il neo-ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giancarlo Galan, interpellato nel corso di un'intervista in merito ai Guerrieri di Riace, ha candidamente sostenuto che anche se i Bronzi sono stati rinvenuti in Calabria, essi non sono costretti a rimanere lì per sempre. Molti hanno inquadrato l'uscita di Galan come l'ultimo dei consueti tentativi di strumentalizzazione politica aventi per oggetto i due capolavori dell'arte greca. Fermo restando che l'utilizzo per fini propagandistici dell'arte e della storia di questo paese sa molto di quella melma nauseabonda di cui spesso si sporcano i pensieri e le azioni quando qualsiasi cosa, anche se di rilevanza planetaria, viene contaminata dal putridume del politichese, a noi sembra più opportuno chiarire ai lettori le ragioni per le quali il ministro si sbaglia.
In primo luogo, occorre sapere che la prospettiva di una futura tournée delle due statue in giro per il mondo è resa scientificamente impossibile da motivazioni legate allo stato di conservazione dei reperti in questione. Pertanto, i sostenitori della trasferta dei Guerrieri di Riace vogliano dimostrare una volta per tutte come si intenda spostare avanti e indietro due statue bronzee originali di V secolo a.C. senza comprometterne l'integrità. Al mondo, Bronzi compresi, esistono solo cinque opere del genere e nessuna delle altre tre viene spostata allegramente per meridiani e paralleli. Si attendono dunque spiegazioni metodiche in proposito.
Veniamo poi alla frase di Galan, il quale sembra aver messo sullo stesso piano l'archeologia subacquea con la pesca sportiva. Quando nei mari calabresi si pescano tonni o pescispada, appare lecito portare i prodotti ittici ovunque si voglia, magari per preparare un succulento banchetto fra amici; in questo caso, “ciò che si pesca in Calabria non deve per forza rimanere in Calabria”. Se, invece, i flutti restituiscono materiali archeologici vecchi di millenni, il discorso è un po' diverso: essi andranno studiati, valorizzati e tutelati, senza per questo farne un mero oggetto di consumo.
In quanto ministro per i Beni e le Attività Culturali, inoltre, Galan dovrebbe sapere che i Bronzi rappresentano un emblema della grecità e la Calabria è stata, indiscutibilmente, una delle “culle” della grecità, a meno che il termine “Magna Grecia”, la quantità prodigiosa di parchi archeologici che conservano le gloriose testimonianze della memoria ellenica, il miracolo di sopravvivenza dell'idoma greco-calabro, anziché affondare le proprie radici nel logos omerico, non siano altro che castelli in aria.
Si ricordi altresì ai lettori che fra le tante ipotesi legate all'identità dei Guerrieri resta in piedi la teoria-Castrizio, secondo la quale i due personaggi raffigurati potrebbero essere stati scolpiti da quel Pitagora di Rhegion che “faceva respirare le statue”, celebre in tutto il mondo greco. Se risultasse attendibile tale ricostruzione ci troveremmo di fronte alle opere di un artista reggino che, per un inesplicabile gioco del destino, sono infine ritornate nella città natale del loro autore. In questo caso, il legame, di per sé inscindibile, fra i Bronzi e la Calabria ne uscirebbe ulteriormente rafforzato.
Alla luce di tutto ciò, la considerazione da fare è che un'autorità competente dovrebbe previamente documentarsi onde evitare polemiche e figure barbine. Altrimenti si finisce per ridimensionare la già minima considerazione che la maggioranza degli italiani mantiene nei confronti dei propri rappresentanti politici, i quali sembrano primeggiare per stipendi e agevolazioni piuttosto che per formazione culturale. D'altronde, molti di essi non sapevano nemmeno quale evento si commemorasse il 17 Marzo – un plauso vada, nella fattispecie, al programma televisivo “Le Iene” per l'efficace opera di informazione fatta in proposito –, figuriamoci se sono preparati sui Bronzi di Riace!

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