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lunedì 6 dicembre 2010

Reggio e l'antico Egitto

Reggio rappresentò per tutta l'età classica e medievale, in virtù della sua valenza portuale e della sua posizione geografica privilegiata al centro delle rotte mediterranee, un centro prospero e cosmopolita, aperto alla circolazione di uomini, mezzi ed idee, la vera e propria “cerniera” fra Oriente ed Occidente.
Imbarcazioni provenienti dalla Grecia, dalla Siria, dall'Anatolia o dall'Egitto approdavano nella grande baia delimitata dalle rade Giunchi e Calamizzi e lì si svolgevano transazioni commerciali di ogni tipo, approfittando della presenza di mercanti e di prodotti di gran pregio. Operazioni di transhipment, come li definirebbe un moderno studioso di economia.
In queste condizioni risultava naturale instaurare dei fecondi contatti di acculturazione reciproca con realtà lontane ed allettevoli come la terra del Nilo, delle piramidi e dei Faraoni. Se le monete reggine rinvenute in Egitto attestano la frequenza di tali rapporti già nel V sec. a.C., il ritrovamento delle anfore vinarie – tipologie Dressel I o Keay LII – dimostra il grado di competività della viticultura e dell'artigianato reggino sino all'XI secolo dell'era cristiana, prima che le devastazioni barbare, normanne prima, angioine ed aragonesi poi, coincidessero con un lentissimo declino dell'imprenditoria locale.
Alla circolazione delle merci si accompagnavano le influenze culturali e religiose: così, culti di matrice egizia come quelli di Iside, Serapide, Osiride ed Arpocrate si diffondevano in terra italica a partire dalla seconda metà del III sec. a.C., mentre il frammento di un architrave con iscrizione dedicatoria permette di collocare a Reggio un tempio, dedicato alla coppia divina Iside-Serapide, presso l'attuale Largo San Marco, non lontano dal Liceo Scientifico “Da Vinci”.
L'imperatore Caligola (37-41 d.C.) propose di fare del porto reggino il principale scalo marittimo nel quadro del trasporto del grano egizio a Roma. Una volta scaricati alla foce dell'Apsia/Calopinace, i rifornimenti annonari sarebbero stati convogliati nell'Urbe attraverso l'agevole via Annea, altrimenti detta Popilia. Il progetto di Caligola – sovrano tristemente famoso per la sua supposta follia, tale da indurlo a nominare senatore il suo cavallo – fu abbandonato in seguito alla costruzione del nuovo porto di Ostia da parte del suo successore, Claudio (41-54 d.C.).
Tuttavia, l'ampliamento e la monumentalizzazione del porto di Reggio furono comunque ultimati con la costruzione di una diga foranea presso l'approdo militare di Punta Calamizzi e, soprattutto, con l'edificazione di un sontuoso ninfeo scenografico, comprensivo di una cascata artificiale che doveva abbellire lo scenario dal mare, a Rada Giunchi, i cui resti, riportati alla luce nel 1980, furono impietosamente re-interrati per far posto alla cosiddetta “intubata” della nuova Stazione F.S. Lido; una delle tante pagine nere della storia dell'archeologia italiana.
Alla luce di tutto ciò, nella sempiterna speranza che le nuove acquisizioni di dati archeologici, numismatici, papirologici ed epigrafici siano in grado di integrare il quadro dei rapporti intercorrenti fra Reggio e l'Egitto, la magica regione delle Sfingi ci sembra certamente meno lontana.

In foto, un busto della dea egizia Iside.

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