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domenica 7 novembre 2010

Spartaco allo Zomaro

La rivolta dei gladiatori di Spartaco (73-71 a.C.) rappresenta certamente uno dei capitoli più noti ed avvincenti della storia romana, anche per merito di sontuose trasposizioni cinematografiche quale la celeberrima pellicola di Stanley Kubrick (“Spartacus” - 1960).
Del resto, come potrebbe non affascinare la storia di uno schiavo che si ribella all'Urbe vincitrice di Cartagine, della Grecia, di Pirro, della Macedonia e della Siria, tenendo in scacco per un biennio le sue legioni, almeno finché il comandante trace non concepisce l'idea di trasferire il suo ormai corposo esercito in Sicilia, sperando nell'ausilio dei pirati cilici, le cui navi per traghettare lo Stretto non giungeranno mai, facendo rimanere imbottigliati Spartaco e i suoi nella penisola di Reggio.
La vicenda del Bellum Servile esemplifica l'importanza strategica dell'Italìa – il nome che designava ab antiquo l'area compresa fra l'istmo lametino-squillaceo e il Capo Spartivento – in età classica e medievale: il naturale schiacciamento geografico fra mare e monti e la scarsità di strade percorribili rendevano difficoltoso l'approvvigionamento di un esercito invasore, specie se non si disponeva di un porto come Reggio o Crotone attraverso cui rifornirsi.
Così Spartaco rimane intrappolato nell'entroterra, mentre i Romani difendono la rocca di Reggio, cominciando a ricostruire il lungo muro fra il Tirreno e lo Ionio innalzato da Dionisio di Siracusa nel IV sec., in modo da tagliare ogni via di comunicazione ai ribelli.
La tattica di Marco Licinio Crasso, il ricchissimo generale romano a cui viene affidato il compito di eliminare la minaccia dei gladiatori, si rivela vincente. Il biografo Plutarco (I sec. d.C.) ci tramanda preziosi dettagli in merito alla realizzazione della suddetta fortificazione: cinquantadue chilometri di lunghezza per 4,5 metri di larghezza, sormontata da palizzate.
Recenti indagini di carattere archeologico e toponomastico – preziosi, in questo senso, risultano gli studi del Prof. Domenico Raso – dovrebbero ormai aver dimostrato l'identificazione degli scenari relativi all'epico scontro fra Spartaco e Crasso con l'area dello Zomaro, lungo l'antichissima arteria di comunicazione interna fra Medma (Rosarno) e Locri. Fra i verdi e suggestivi sentieri che dal Passo della Limina conducono sino ai Piani di Marco e a Zervò (si constati, sulla scia di Turano e Raso, che si tratta di “nomi parlanti” che rimandano al praenomen di Crasso o ad attributi inerenti la parola “servum”, in relazione al Bellum Servile), sono stati rinvenuti diversi tronconi del muro eretto dai Romani per intrappolare Spartaco. Durante il periodo estivo, questi luoghi sono percorribili da turisti ed appassionati attraverso interessanti itinerari escursionistici organizzati dalle associazioni e dalle cooperative della zona.
Il destino di Spartaco e dei suoi uomini coinciderà con una punizione esemplare: saranno crocifissi lungo la Via Appia. Eppure, Crasso non otterrà dal Senato il trionfo che si aspettava al termine della sua impresa: difatti, dopo aver subito una prima, decisiva, disfatta, i resti dell'armata ribelle si imbatteranno fortuitamente nell'esercito di Gneo Pompeo Magno, di ritorno dalla Spagna, al quale toccherà sferrare il colpo di grazia sugli schiavi.
Pompeo celebrerà il suo trionfo a Roma, mentre a Crasso spetterà soltanto un'ovatio, con buona pace delle ingenti risorse spese sostenute (da privato cittadino) pur di appagare le sue brame di gloria militare; forse, essere violenti, allora come oggi, non sempre paga.

Dedicato agli studenti di Cittanova, con stima e gratitudine per aver così attentamente ascoltato un modesto relatore, ben conscio della quantità di tesori presenti nel nostro territorio, oltre che negli occhi e nel futuro di molti dei nostri giovani.

In foto, i resti della fortificazione eretta dai Romani nell'area dello Zomaro.

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