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domenica 28 novembre 2010

Le lepri dello Stretto

Poche iconografie numismatiche, in antichità, furono celebri quanto le lepri dello Stretto. Anche perchè sulle lagones in questione, impresse sui rovesci (cioè sulle facciate secondarie del tondello) delle monete reggine e messene (cioè messinesi) a partire dal 480 a.C., si pronunciò – sbagliando, come faceva spesso quando parlava di monete o economia – persino Aristotele.
Perchè mai Anassila, reggitore delle città dello Stretto nel periodo in esame, scelse di raffigurare proprio questi animali sulla valuta locale?
Gli uomini del XXI secolo non sanno che in passato la moneta costituiva un fortissimo veicolo di identificazione etnica e che, sovente, popoli e poleis venivano identificati in base all'immagine impressa sui tondelli metallici ivi battuti: quando si parlava di “pegasi” tornavano in mente i Corinzi, per “civette” ci si riveriva alle dracme ateniesi, così come il termine “tartarughe” designava i numerali dell'isola di Egina, mentre gli “arcieri” erano i soldi persiani. Per tali ragioni, la scelta di una tipologia era sempre dettata da motivazioni rilevanti, di carattere ideologico, propagandistico, religioso o celebrativo.
In realtà, ci sfuggono ancora le intezioni di Anassila per quanto concerne la raffigurazione delle lepri. Secondo Aristotele, il tiranno reggino avrebbe così commemorato una sorta di operazione zootecnica, l'immissione del leporide in Sicilia, ma sicuramente il filosofo prese un grosso abbaglio, equivocando un criptico riferimento satirico del commediografo Epicarmo, il quale – detestando di per sé i Reggini – si prendeva gioco della politica estera di Anassila in un'opera intitolata “Isole”. La conquista di Messina da parte del tiranno reggino (490/89 circa) aveva causato il tracollo economico della città peloritana, subordinata agli interessi degli scomodi dirimpettai: in questo senso, le lepri – allegorie delle monete coniate da Anassila – avevano devastato i raccolti dell'isola, depauperando, in altri termini, Messina. Si tratta, del resto, di una tipologia monetale destinata a fare discutere gli antichi ancora agli inizi del IV secolo, quando la propaganda siracusana soleva associare i Reggini, loro secolari rivali sul Basso Tirreno, alla codardia che solitamente si attribuisce alle lepri.
Gli studiosi moderni hanno intepretato in vari modi tale, dibattuta, iconografia: simbolo astrale (alla costellazione della Lepre) o riferimento araldico-familiare, attributo ferino della dea Artemide, addirittura un legame sincretistico con l'Osiride egizio, assimilabile al greco Apollo.
Chissà, probabilmente le reali intenzioni di Anassila non riusciranno mai ad essere decodificate, ma sicuramente quello delle lepri dello Stretto è uno dei tanti misteri che rendono affascinante la semi-sconosciuta Storia di questo territorio plurimillenario, un enigma che potrebbe e dovrebbe stimolare nuovi interrogativi ed ulteriori ricerche fra gli esperti o fra gli appassionati del settore.

In foto, un'antica moneta d'argento reggina raffigurante la lepre in corsa.

1 commento:

  1. La lepre essendo un animale veloce può essere preso anche come simbolo per rappresentare una moneta, forse Anassila voleva rappresentare con questa immagine la velocità e l'astuzia con cui lui aveva intrapreso la sua espansione politica.

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