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domenica 31 ottobre 2010

Il vino dolce reggino

Scrivendo a proposito di banchetti e simposi, Ateneo di Naucrati lodava le qualità del vino reggino, un vino dolce e liquoroso, la cui commercializzazione nel corso dei primi secoli dell'era cristiana è documentata dai frequenti ritrovamenti delle anfore modello Dressel I, marcate REGINVM VINUM.
Fra il IV e il VII secolo, furono soprattutto i Giudei residenti nell'Area dello Stretto ed a Reggio in particolare – il quartiere ebraico cittadino doveva probabilmente estendersi fra le attuali vie Osanna e Giudecca – a gestire il commercio del vino locale, la cui peculiarità stava nella sua purezza – kasher – condizione che consentiva anche agli ebrei osservanti di attenersi alle norme religiose-alimentari, consumando liberamente tale prodotto. Essi avevano ideato un contenitore per la bevanda che ne costituiva parallelamente un simbolo di riconoscimento ed una garanzia di qualità ed originalità: le anfore Keay LII dal caratteristico doppio manico, presentanti spesso la menorah, il candelabro a sette braccia.
La diffusione spaziale dei rinvenimenti di anfore Keay LII dall'Egitto alla Palestina, sino alle isole britanniche, lascia stupefatti i posteri circa la grande popolarità del vino reggino, onnipresente nel circuito europeo.
Ancora oggigiorno vengono riportati alla luce dagli archeologi nel territorio reggino molti palmenti, i frantoi dove veniva pigiata l'uva, di epoca romeo-bizantina, nonché le antiche fornaci, come quella di Pellaro, luoghi di produzione delle anfore Keay LII.
In definitiva, il business del vino reggino doveva risultare eccezionalmente redditizio; peccato che il volgere dei secoli abbia sottratto vigore alle capacità imprenditoriali nostrane, oltre ad aver drasticamente limitato la rete di scambi, viabilità e comunicazioni, con buona pace della modernità o della tecnologia.
Del resto, come può prosperare un popolo che rimane isolato in loco ai primi rovesci autunnali, un popolo che impiega un'ora e mezza per percorrere trenta chilometri, un popolo costretto a versare cinque euro per attraversare, pur senza veicolo, lo Stretto? Misteri dell'Area Metropolitana!

In foto, un esemplare di anfora Keay LII

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