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giovedì 9 settembre 2010

San Filarete di Seminara

Filarete, al secolo Filippo, nasce nella Val Demone siciliana, regione caratterizzata da uno spiccato senso di appartenenza alla lingua ed alla cultura greca dei Padri che resistette alle invasioni islamiche e normanne, intorno al 1020.
La sua gioventù risulta segnata da avvenimenti politici di estrema rilevanza per quanto concerne la Storia del Meridione, primo fra tutti l'estremo tentativo di riconquista della Sicilia araba da parte dell'imperatore romano Michele IV Paflagone (1034-1041). L'impresa, condotta dal grande generale macedone Giorgio Maniace – recentemente accusato di essere responsabile di stupri, saccheggi e razzie, realmente mai avvenuti, nel corso di una simpatica quanto strumentalizzata puntata tratta dalla serie di brevi documentari televisivi “Pazzi per la Storia”, una produzione finanziata, guardacaso, dalla Regione Lombardia ed andata in onda su History Channel – culminata nella vittoria militare di Troina (1040), rappresenta, tuttavia, un successo effimero e la famiglia di Filippo decide di trasferirsi nel Reggino, presso Sinopoli; dopo qualche tempo, a venticinque anni, il giovane decide di intraprendere la vita ascetica e spirituale, recandosi al Monastero Imperiale delle Saline sul Monte Aulinas (corrispondente all'odierna altura di Sant'Elia di Palmi), fondato da Elia di Enna (da non confondere con l'omonimo Speleota, il cui monastero sorgeva presso Melicuccà), con il patrocinio dell'imperatore Leone IV il Sapiente nell'884. Non sarà superfluo sottolineare che i monasteri greco-ortodossi, a differenza di quelli di rito latino, erano per lo più dei cenobi (luoghi dove i monaci praticavano istituzioni e vita in comune) distribuiti su una superficie estesa e costituiti da diverse chiese e diversi edifici, anche distanti fra loro; un modello che, in effetti, ricorda la polis, la città ellenica, costituita da un centro urbano principale (asty, con l'acropolis) e da diverse “frazioni” sparse nel territorio compreso entro i confini della stessa, la chora.
Sul Monte Aulinas Filarete si distingue per virtù ed operosità, ricavando da un fazzoletto di boscaglia un orto rigoglioso (il santo è noto come “l'ortolano”), il cui raccolto in eccedenza viene donato ai bisognosi, negli anni di durissima carestia provocata dalle continue razzie dei Normanni che nel 1059 occuperanno Reggio, iniziando poi la lenta ma graduale conquista della Sicilia. Ciò, del resto, rispecchia gli accordi stabiliti fra il pontefice Niccolò II e Roberto il Guiscardo, capo dei predoni francofoni: la legittimazione papale delle conquiste passate, presenti e future, nel Mezzogiorno e in Sicilia, in cambio dell'imposizione forzosa del rito latino in quelle regioni; e poco importa se il vescovo romano non dispone della minima autorità giuridica per imporre un ricatto del genere, essendo i Meridionali sudditi dell'Impero Romano di Costantinopoli, ma, si sa, la Storia viene sovente riscritta dai vincitori.
Filarete muore negli anni '70 dell'XI secolo, mentre già i Normanni stanno provvedendo a sradicare il culto greco-ortodosso dalla Calabria a favore di quello latino-papista, favorendo la fondazione di abbazie benedettine nel territorio reggino, una delle quali, quella di Sant'Eufemia d'Aspromonte, si vedrà presto assegnata la proprietà del Monastero Imperiale delle Saline, in seguito intitolato ad Elia il Giovane ed allo stesso Filarete, la cui sede principale si trova oggi a Seminara di Palmi.
L'associazione di questi due grandi santi italo-greci, vissuti in due epoche diverse, viene effettuata sulla base di una credenza popolare, la guarigione di una donna affetta da una patologia oculare che, consigliata in sogno da Elia il Giovane, si reca a pregare presso la tomba di Filarete, ove avviene il miracolo.
Le reliquie di Filarete, ritrovate dopo il terremoto del 1693, sono oggigiorno divise fra la Chiesa palermitana di San Basilio e quella della Madonna dei Poveri, a Seminara.
Il consueto ostracismo operato, nel corso dei secoli, da parte della cultura egemone ed invaditrice latina ai danni delle tradizioni ancestrali greche di Calabria, nel caso di Filarete, risulta evidente dalla differente etimologia che gli uni e gli altri attribuiscono al nome scelto dal santo: “pescatore” secondo i latini, “amante della virtù”, a parere degli Elleni.
Misteri della Storia dei Padri, dimenticata ed oltraggiata! Quale sarà il corretto significato di Filarete? Se c'è qualcuno interessato a saperlo, le biblioteche del Reggino pullulano di informazioni su queste ed altre, grandi, figure del nostro passato plurimillenario.

In foto, il monastero dei Santi Elia di Enna e Filarete a Seminara.

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