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venerdì 17 settembre 2010

Il Reggino che trionfò con Giulio Cesare

A settentrione c’era un colle che, a causa dell’ampiezza del perimetro, i nostri non avevano potuto cingere con un muro: di necessità avevano posto l’accampamento in un luogo non proprio favorevole e leggermente in pendenza. Occupavano questi luoghi con due legioni i legati Gaio Antistio Regino e Gaio Caninio Rebilo”.
Cesare, De Bello Gallico, VII, 83, 2-3

Anno 52 a.C.: il brano, tratto dal De Bello Gallico cesariano, descrive una fase saliente di uno dei più celebri assedi della Storia, quello di Alesia (da localizzare, secondo gli ultimi studi, con l'attuale Chaux-des-Crotenay, nella Franca Contea). Gaio Giulio Cesare, futuro padrone dell'Urbe e capostipite della prima dinastia di imperatori romani, riesce ad espugnare la città gallica in condizioni di elevata inferiorità numerica, costruendo una duplice circonvallazione di fortificazioni; la prima circonda Alesia (difesa da 65.000 fanti e 15.000 cavalieri) bloccandone l'afflusso dei rifornimenti alimentari, la seconda protegge lo stesso esercito romano (circa 50.000 uomini in tutto) dagli attacchi di un nutrito contingente nemico, 240.000 fanti ed 8.000 cavalieri, reclutato da Vercingetorige in tutta l'area celtica che si è ribellata al proconsole.
Una battaglia epica, ma soprattutto uno dei più riusciti capolavori dell'ingegneria militare antica, ancora oggi oggetto di interesse didattico all'interno delle accademie militari, in cui si distingue un nostro antico concittadino, il legatus (luogotenente) al comando dell'XI Legione, Gaio Antistio Regino.
La patria del comandante in questione risulta esplicitamente indicata dal cognomen; il nomen (l'onomastica latina era basata sul sistema dei tria nomina: il praenomen, grossomodo corrispondente col moderno concetto di nome proprio, il nomen, che si riferiva alla gens, cioè al clan familiare di appartenenza ed il cognomen, in origine un semplice soprannome che, in età repubblicana ed imperiale designava un nucleo familiare più piccolo all'interno della gens), inerente il clan familiare di appartenenza, rimanda alla gens Anthestia, di ascendenza greca, le cui origini risalgono alla prima età repubblicana (fine VI sec. a.C.), caratterizzata da spiccati interessi economici nel Mezzogiorno italico.
Antistio Regino si trova a presidiare una posizione nevralgica del sistema difensivo romano, oggetto di violenti attacchi gallici condotti da Vercassivellauno, ma la disciplina e la coriacea resistenza dei soldati dell'XI Legione, insieme all'ausilio dei rinforzi inviati in loco da Cesare, finiscono per vanificare le manovre dei nemici, che perdono infine la battaglia. Il giorno seguente Vercingetorige si arrenderà a Cesare, gettando le sue armi ai piedi del conquistatore delle Gallie, in una famosa scena più volte immortalata da pittori ed incisori.
Quanto al legatus Gaio Antistio Regino, egli seguirà Cesare anche dopo la conclusione delle campagne galliche, varcando il Rubicone ed appoggiando il dittatore nel Bellum Civile contro Pompeo, Catone Uticense e gli altri fautori della legalità repubblicana, mentre i suoi discendenti si distingueranno per carriere politiche di tutto rispetto, al tempo di Ottaviano Augusto e dei successivi principes.
Si invitano dunque tutti i docenti di lingua e letteratura latina degli istituti superiori della provincia di Reggio Calabria, affinché, nel corso dello studio e delle traduzioni dei celebri brani del De Bello Gallico, incontrando il nome di Gaio Antistio Regino, provvedano ad informare gli studenti che un loro illustre conterraneo ha contribuito decisivamente alla vittoria di una delle più grandi battaglie dell'antichità. Raccomandazioni doverose e necessarie per un popolo che disdegna lo studio della propria Storia.

In foto, "Vercingetorige getta le armi ai piedi di Cesare", dipinto di Lionel-Noël Royer (1899).

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