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sabato 7 agosto 2010

La rivoluzione di velluto dei giovanissimi

Aspiranti calciatori più propensi alla tenuta del ciuffo o alla depilazione-laser piuttosto che a mettere cuore e gambe sul terreno duro del campetto di periferia; ballerine o presunte tali, attente alla percentuale di epidermide che fuoriesce dalla scollatura vertiginosa piuttosto che al duro lavoro di perfezionamento aerobico quotidiano; cantanti senza voce, incapaci di distinguere l'arte pura dalle speculazioni e dall'imperante superficialità che animano il mercato; teen-agers empi di vuoto ritualismo sociale, incapaci di approfondire qualsivoglia discorso che non abbracci la scarpa di moda o la matita per le labbra.
Sarebbero questi i giovani, lo zoccolo duro del mondo che verrà? Nossignori – o, meglio – non solo.
A voler ben vedere, non mancano delle meravigliose anomalie, delle eccellenze fra gli adolescenti, quelle individualità capaci di risollevare le speranze di miglioramento del domani semplicemente esistendo. Anche perché ormai le generazioni precedenti, compresi i quasi trentenni ricchi di chiacchiere e vane speranze, hanno miseramente fallito, risultano irrimediabilmente conniventi con la cultura dei favoritismi e delle raccomandazioni, con mentalità ed atteggiamenti spiccatamente “mafiosi”, nel senso deteriore del termine.
Certamente, molti giovanissimi eccellenti rischiano di appiattirsi nella maggioranza rumorosa della mediocrità che li attornia se non verranno pianificati degli opportuni interventi di coordinamento e valorizzazione di tali, rare, realtà. Sarebbe necessario localizzare e coinvolgere su larga scala questi ragazzi, invitarli a fare gruppo coi più grandi, condividere con essi dei progetti formativi in grado di mostrare al resto del pubblico il volto coscienzioso della gioventù che il coevo sistema mediatico sta tentando di devastare scientificamente, dalle fondamenta.
La scuola e tutti gli enti di aggregazione (associazioni culturali, redazioni di giornali, circoli ecc.) dovranno poi accentuare i criteri di selezione al fine di plasmare delle reti di aristoi, i migliori per virtù; e la virtù cui si fa riferimento non può che coincidere con la coerenza, la facoltà di agire conformemente agli ideali positivi che ispirano la vera libertà degli esseri umani. Fermo restando l'inalienabile uguaglianza giuridica di tutti i cittadini davanti alla Legge, la prospettiva irrealistica di una società di uguali in senso morale e volgarmente cameratistico – con buona pace di queste fallacee dottrine egualitarie, la vita è irrimediabimente complessa, ed ogni essere umano è irrimediabilmente diverso dall'altro – è un palliativo che offende la meritocrazia e spesso nasconde i sotterfugi di chi lega la propria, penosa, sopravvivenza a vivere sulle spalle del prossimo; per dirla alla Orwell, si rischia di fare la fine della Fattoria degli Animali, dove “tutti sono uguali, ma qualcuno è più uguale dell'altro”.
Serve dunque una rivoluzione di velluto, non contaminata da strumentalizzazioni politiche o religiose (ogni credo, nel rispetto reciproco delle diversità, è un fattore soggettivo ed ininfluente ai fini della crescita civile di una comunità davvero libera), che si fondi esclusivamente sul criticismo, sul disperato bisogno di recuperare le radici illuministe (nel senso filantropico e non manualistico del termine) della società europea, sepolte sotto secoli di mistificazioni e reiterati tentativi di controllo e condizionamento degli individui (pensate alla pubblicità, efficace veicolo di inquadramento ed appiattimento sociale).
Solo così si riuscirà a scongiurare la proliferazione di nuovi modelli idioti di tronisti sgrammaticati o sgavettate capaci di far notizia semplicemente per essere andate a letto con qualche potente. Solo così, probabilmente, si creeranno le condizioni ideali affinché gli adulti del domani possano finalmente cambiare canale, registro e mentalità.

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