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domenica 1 agosto 2010

La bufala della papessa


Della papessa Giovanna trattarono, dando per scontata la sua effettiva consistenza storica, autori come Boccaccio, il Platina e Giuseppe Gioacchino Belli; Lutero scrisse di aver visto la statua della donna-pontefice nel corso del suo disastroso pellegrinaggio a Roma. In realtà, si tratta della solita, abusata, leggenda metropolitana, per di più caratterizzata da aspetti certamente affascinanti al punto da ispirare romanzi, racconti e films (fra cui il recente lungometraggio di Sonke Wortmann, attualmente in proiezione nelle migliori sale cinematografiche).
Sulla donna che nel IX sec. divenne vescovo di Roma esistono molteplici fonti, sebbene di gran lunga posteriori al contesto storico entro cui sarebbe vissuta la papessa: Mariano Scoto (XI sec.), Sigisberto di Gembloux (XI-XII sec.), Boccaccio e Geoffroy de Courbon (XIV sec.), Jacopo da Varagine, il Platina e così via, sino ai tempi moderni. Vi sono inoltre diverse varianti in merito alla leggenda, ma la maggior parte delle narrazioni insiste su un particolare: Giovanna, nata a Magonza e figlia di un monaco inglese, dotata di immensa cultura, astuzia ed una certa propensione alla promiscuità sessuale, travestitasi da uomo ed eletta al soglio pontificio col nome di Giovanni VIII, avrebbe rivelato la sua vera natura nel corso di una processione sacra, durante la quale avrebbe dato alla luce un figlio. La tradizione popolare collocava inoltre, fra il Colosseo e la Chiesa di San Clemente, il luogo esatto ove Giovanna avrebbe partorito, il vicus Papissae.
La verità è che nessuna donna salì mai sul trono di Pietro nell'855 e, un Giovanni VIII sarà eletto solo nell'872, ma non si trattava certo di una donna. Il famigerato vicus Papissae esisteva sì, ma rievocava soltanto il cognomen dell'antica famiglia romana dei Papa. Non sarà fuorviante sottolineare che, ai nostri giorni, le sorelle Papa si sono distinte nella misteriosa vendita di un appartamento, anch'esso situato nei pressi del Colosseo, all'ex ministro Scajola, a suo dire incosapevole dell'affare. Nomen omen?
Quanto alla statua della papessa Giovanna vista a Roma da Martin Lutero ai primi del '500, possiamo tranquillamente chiarire che si trattava di un'antica statua raffigurante una divinità pagana; ad ogni modo – spesso si pretende di combattere l'idozia con altrettanta idiozia, notoriamente contagiosa – papa Sisto V, pur capace di distruggere con un'ascia un presunto crocifisso sanguinante (“Come Cristo ti adoro, come legno ti spacco”, avrebbe esclamato il pontefice, svelando così il trucco inscenato da qualche truffatore interessato ad arrabbattare cospicue offerte), qualche anno dopo, la fece senz'altro gettare nel Tevere.
Il caso della papessa, in buona sostanza, altro non è che una mera leggenda messa in giro dagli ambienti anti-clericali romani, i quali presero sicuramente spunto dalle sedie stercorarie, un antico rituale pontificale che consisteva nel far sedere il nuovo papa su di uno scranno di porfido con un buco centrale, attraverso il quale un coraggioso inserviente “controllava” il sesso del nuovo eletto; quest'ultimo, inoltre, divaricava le gambe a mo' di partoriente, un'allusiva allegoria del concetto di Mater Ecclesia.
Una bufala dunque, tornata prepotentemente di moda in seguito all'uscita del film di Wortmann. Risulta irritante constatare che la pubblica opinione cattolica non esprime quasi mai il proprio dissenso nei confronti di libri o pellicole basate su balordaggini evidenti quali “Il Codice Da Vinci” o “La Papessa”, per poi bandire grossolane levate di scudi contro opere come “Agorà” di A. Amenabar, basato sulla biografia della filosofa Ipazia di Alessandria, ovvero sulla riattualizzazione del vecchio contrasto fra l'oscurantismo dogmatico e il libero pensiero indigesto alle gerarchie ecclesiasiche. Si sa, la conoscenza è fonte di scandalo per alcuni, molto di più di quanto non lo sia l'ignoranza.
Altro spunto di riflessione: perchè mai dovrebbe essere così oltraggiosa la prospettiva di una donna-pontefice? La plurimillenaria misoginia del mondo antico, ereditata da Santa Romana Chiesa col tramite di Paolo di Tarso ed Agostino di Ippona dopo che le donne avevano svolto un ruolo decisivo nelle comunità cristiane delle origini, è ancora così attuale? Se si sviluppasse finalmente, ed in maniera coscienziosa, tale dibattito, allora benvenga persino la bufala della papessa Giovanna.

In foto miniatura del 1600 (G. Wolff) illustrante il rituale dell'accertamento del sesso del sesso del nuovo pontefice.

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