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lunedì 12 luglio 2010

La Grotta di San Sebastiano a Bagnara: memorie e misteri da valorizzare


Davanti ad essa, le bianche spume marine; intorno, gli alti scogli dai riflessi violacei e le impervie salite verso i soprastanti Piani alla Corona, ove sorgeva un villaggio dell'Età del Bronzo; nell'aria si esalano gli echi di un passato misterioso e plurimillenario ancora da decifrare: ecco riassunte efficacemente le peculiarità della Grotta di San Sebastiano, un sito di elevatissimo interesse storico ed archeologico che sorge all'interno del territorio comunale di Bagnara (RC), fra gli ameni litorali della Costa Viola (lungo le antichissime rotte commerciali tirreniche passanti per lo Stretto), laddove, verso Palmi, l'arco di roccia detto “del Monaco” sorveglia una piccola insenatura su cui si erge (circa 50 metri s.l.m.) l'accesso al sito, sormontato dal pianoro di Granaro.
L'ambiente, di origine tettonica, il cui vano di ingresso ha un'estensione di circa 20 metri per 15, presenta una forma ad imbuto, con piccoli antri ed una nicchia comunicante con l'esterno a mò di “camino”, è caratterizzato dalla formazione di stalattiti; veniva inoltre utilizzato, nei secoli scorsi, come ovile dai pastori locali.
Le indagini in loco, svolte nel 1998-99 e dirette dalle dott.sse Rossella Agostino e Maria Clara Martinelli, a loro volta coadiuvate da un team di volontari locali facenti capo al compianto Antonino Raneri (allora priore dell'Arciconfraternita bagnarese del S.S. Carmelo e poi nominato Ispettore Onorario dallo stesso ente di ricerca), per conto della Soprintendenza Archeologica della Calabria, hanno dimostrato che la Grotta di San Sebastiano rappresenta un antichissimo luogo di culto, con reperti databili dall'Eneolitico al Bronzo Antico e, nel proseguio di tempo, all'Età del Ferro e all'epoca greco-romana. Fra di essi – ossa umane ed animali, ossidiana importata dalle frontistanti isole Eolie, frammenti vascolari ceramici ed oggettistica varia – spiccano le tracce di enigmatici rituali ancestrali quali il rinvenimento di feti coperti da una coppa (alcuni di questi reperti sono esposti al Museo “Angelo Versace”, presso la Chiesa del SS. Carmelo di Bagnara Calabra), segno indelebile di una religione atavica di cui è ormai smarrito il ricordo.
A distanza di oltre un decennio il sito risulta ancora parzialmente scavato a causa dell'esaurimento delle risorse finanziarie, ma la sensazione è che, qualora le indagini archeologiche verranno riprese, potrebbe davvero riaffiorare qualche ritrovamento eccellente, capace di rischiarare definitivamente la Storia più remota del territorio reggino.
Le potenzialità attrattive della Grotta di San Sebastiano, qualora si decidesse di investire in quest'ottica, sono immense: misteri da svelare, fascino da vendere, scenari paradisiaci da presentare agli occhi dei turisti. Basterebbe rimettere in sicurezza i sentieri un tempo utilizzati da contadini e pastori che dalla zona del porto di Bagnara (Cacilì-Jancuja) conducono, costeggiando il litorale, alla Grotta in pochi minuti (nel corso delle indagini, il gruppo era costretto a raggiungere la Grotta servendosi dei carrelli di manutenzione delle Ferrovie dello Stato, arrivando in loco attraverso la strada ferrata), provvedere all'ottimizzazione dei servizi ricettivi e di accesso al sito (illuminazione elettrica, recinti, staccionate, già a suo tempo allestiti dai volontari e successivamente “cannibalizzati” da anonimi ladruncoli locali), per inaugurare in grande stile un parco archeologico all'avanguardia e senza uguali nella nostra provincia, comprensivo di itinerari naturalistici da abbinare alle visite guidate. Si pensi ad escursioni giornaliere in barca, con la possibilità di trascorrere qualche ora piacevole presso le incantevoli ed indisturbate spiagge che sorgono nei dintorni, come quella detta “del Leone”.
E i fondi? Quelli ci sono, eccome. L'UE, attraverso il POR Calabria 2007-13 (l'Asse 2, espressamente dedicato alla valorizzazione dei beni culturali locali), sovvenziona progetti (da presentare mediante la compilazione di esaustivi business-plans) del genere; ci sono ancora tre anni di tempo prima che questi milioni di euro, che tanto potrebbero giovare al rilancio del turismo nostrano, tornino al mittente. Gli enti pubblici e privati bagnaresi possono dunque attivarsi, il presente articolo vale come accorato appello.
Frattanto, i giovani studenti reggini potrebbero disporre di un patrimonio immenso di notizie da divulgare, per mezzo di ricerche storiche ed archeologiche da pubblicare tramite tesi di laurea, saggistica e qualsiasi altro mezzo di informazione.
Altrove farebbero tesoro, in senso culturale e materiale, di cotanta ricchezza; non lasciamo dunque che il tempo divori, ancora una volta, un luminoso futuro e la nostra irrefrenabile voglia di crescere come comunità.

Si ringrazia sentitamente il Sig. Giuseppe Barbaro, all'epoca volontario del team di scavo guidato da Antonino Raneri, per la cortese collaborazione fornita alla stesura dell'articolo.
Si ringrazia inoltre lo staff dell'Archivio Storico Fotografico Bagnarese da cui è tratta la foto che ritrae l'interno della Grotta di San Sebastiano.

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