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lunedì 3 maggio 2010

Luoghi insoliti a Bagnara: il mistero delle Anime del Purgatorio



Nel centro storico di Bagnara, all'incrocio fra la salita di via Antonio De Leo e via Giacomo Denaro, poco distante dalla piazza Vincenzo Morello e dal suo Monumento ai Caduti, si situa una località convenzionalmente denominata “All'animi ru Purgatoriu”(trad. Alle anime del Purgatorio), in ricordo di un'antica chiesa che sorgeva nell'area dell'attuale Istituto Industriale, a ridosso dello slargo in cui veniva allestito il mercato civico.
Oggigiorno, l'area ospita – lato monti – un piccolo altare dedicato alle anime di coloro che, secondo le credenze cristiano-cattoliche, si trovano nella condizione di espiare il fio delle proprie colpe, prima di poter definitivamente varcare la soglia del Paradiso. A tal proposito, non sarà superfluo sottolineare che in realtà la dottrina del Purgatorio in qualità di luogo ultraterreno di purificazione dai peccati, non dissimile dalla visionaria descrizione dantesca, è stata definita compiutamente dalla Chiesa Cattolica in un momento piuttosto tardo, durante il Concilio di Lione del 1274, venendo poi ribadita nel 1438 (Concilio di Firenze) e nel 1563 (Concilio di Trento); prima di allora, alcuni libri deuterocanonici ebraici dell'Antico Testamento, Paolo di Tarso, opere letterarie patristiche e certi passi degli scritti di Gregorio Magno, avevano fatto riferimento ad una sorta di “momento di purificazione” (o talvolta ad un “fuoco purgatorio”) delle anime prima dell'ingresso finale nel Regno dei Cieli, senza per questo ipotizzare l'esistenza di uno specifico ambiente extramondano.
Ma torniamo dunque al repertorio delle tradizioni popolari bagnaresi: secondo alcuni antichi racconti, presso il suggestivo scorcio descritto in introduzione, le persone caratterizzate da una forte ricettività emozionale – “chii chi virunu”, cioè “quelli che vedono”, dotati di maggiore sensitività – riuscivano a scorgere talvolta delle lunghe processioni costituite dagli spiriti dei purganti; ognuna di queste entità incorporee recava in mano un lumicino, per rischiarare il cammino verso l'Oltretomba.
Si narra che un giorno un'orfanella, evidentemente in possesso della capacità di “vedere”, decise di avvicinare una di queste anime, vincendo la paura e chiedendole semplicemente “Aund'è 'me mamma?” (“Dov'è mia madre?”). Lo spirito le rispose “E' arretu” (“Si trova dietro, in fila”).
La religiosità popolare del Reggino, si sa, risulta intrisa di elementi fantasiosi, spesso collocati sul labile confine che separa la realtà arcaica dal mito; del resto, è proprio questo connubbio fra storia e leggenda a suscitare l'interesse degli appassionati.
Il patrimonio folkloristico nostrano, tuttavia, giace oggi esposto all'onta della dimenticanza: ecco perché riteniamo opportuno invitare, ancora una volta, i giovani ad ascoltare le memorie degli anziani.
Il racconto popolare, le tradizioni locali, seppure spesso non trattino di fenomeni scientificamente attendibili, rappresentano indubbiamente un rilevante frammento della grande Storia dei Padri che appartiene indistintamente ad ognuno di noi; negare o dimenticare il nostro passato significa, purtroppo, ignorare ignobilmente la nostra identità.

In foto, altare dedicato alle Anime del Purgatorio, a Bagnara Calabra.

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