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lunedì 31 maggio 2010

Caligola e Reggio


Dell'imperatore Caligola (37-41 d.C.), il pubblico ricorderà soprattutto la supposta insanità mentale ed il clima di violenze ed intimidazioni instaurato a Roma, il cui culmine consisterà nella proclamazione a senatore del suo cavallo. Senza troppe pretese di revisionismo storico, occorre ricordare che, in fondo, le fonti superstiti su Caligola sono quasi tutte di stampo filosenatorio e quindi ostili a questo princeps; così come, del resto, gli studi su Nerone, anch'egli tacciato di follia e dispotismo dai suoi contemporanei, hanno altresì dimostrato che il figlio di Agrippina era un abilissimo economista.
Caligola – stando ad una notizia tramandata dallo storico ebreo Giuseppe Flavio – aveva escogitato un'illuminata soluzione per ottimizzare il trasporto del grano egizio nell'Urbe: rendere Reggio il centro principale di smistamento dell'annona, ampliando il suo grande porto e dotandolo di ulteriori infrastrutture.
La città dello Stretto doveva alla peculiarità del suo attracco la grande prosperità di cui godette nel corso dell'antichità classica: l'ampia baia compresa fra Rada Giunchi e Punta Calamizzi onde effettuare lo scarico delle merci al riparo dai venti; fondali digradanti già a pochi metri dalla riva; una serie di arsenali e cantieri navali dislocati fra Reggio stessa e Pellaro. A Caligola non restava che rinsaldare questo imponente sistema portuale per poi lasciare affluire via terra – tramite l'agevole percorso della Via Popilia – gli approvigionamenti alimentari destinati alla capitale.
L'efferata uccisione del princeps, avvenuta nel corso di una congiura ordita nell'anno 41, vanificò tale progetto; il successore, Claudio (41-54) cambiò prospettive, potenziando lo scalo di Ostia.
Tuttavia, i lavori di abbellimento ed ammodernamento del porto di Reggio ideati da Caligola furono comunque portati a termine – oggigiorno, se mi si consente un paragone azzardato, in situazioni analoghe, la passività dei cantieri sarebbe sicuramente stata oggetto di interesse da parte di Striscia la Notizia e del Gabibbo – e, ne sono rimaste delle tracce archeologiche, specie nell'area di Rada Giunchi (detta, anticamente, Pangalla, “bellissima”). Qui, dove sorgeva un antico tempio dedicato ad Apollo – da cui proviene, molto probabilmente, il Kouros Reggino – gli architetti di Caligola avevano ricreato un'atmosfera di rara bellezza scenografica: un ninfeo semicircolare con tanto di cascata artificiale doveva attirare lo sguardo estasiato dei visitatori, sia dal mare che dalla terraferma. Gli scavi in questione, localizzati fra l'area della Stazione F.S. Lido e il Circolo del Tennis, sono oggi interrati.
La spiaggia di Reggio era delimitata da due ampi promontori, la Pangalla e il Pallantion/Punta Calamizzi, a loro volta dominati dalla presenza di due santuari prospicienti, quelli di Apollo ed Artemide, fratelli e figli di Zeus e Latona. Un panorama mozzafiato che solo in parte l'attuale Lungomare Falcomatà – pur incantevole e fascinoso – riesce a fare intuire all'osservatore. La Memoria dei Padri, nonostante tutto, può dare occhio ai ricordi, rievocando gli scenari perduti della nostra terra e delle sue radici.

Allegata all'articolo, una foto d'epoca che ritrae la suggestiva Rada Giunchi.

2 commenti:

  1. Ciao Natale,
    volevo chiederti gentilmente se hai altre notizie relative alla Rada dei giunchi e la zona tra il torrente Annunziata e il canale Caserta.
    Grazie

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  2. Ciao Cristina,
    dunque, per quanto concerne Rada Giunchi, tutti i dati archeologici sono stati ricavati dalla campagna di scavi effettuata da R. Spadea fra il 1976 e il 1980, i quali hanno riportato alla luce il ninfeo scenografico di cui parlo nell'articolo. La zona in cui sorgeva il ninfeo fu più tardi (V sec. a.C.) arricchita almeno da un portico e da una fontana. Da notizie ufficiose (mica tanto, ho visto tante foto a documentare quanto sto per affermare), presso la rada Giunchi sono state ritrovate inoltre le vestigia di un tempio di età classica, presumibilmente quello di Apollo (Spadea opta invece per un'attribuzione ad Artemide sulla quale personalmente discordo), dal momento che da un ritrovamento clandestino fattosi in quella zona è emerso anche il Kouros. Mi hanno detto che le ruspe impiegate in occasione dei lavori dell'"intubata" della stazione Lido hanno letteralmente sbriciolato ciò che restava del santuario greco. Al V secolo d. Cristo risale invece il quartiere artigianale (dove alcuni ambienti dovevano presumibilmente essere stati utilizzati per la lavorazione del pesce, altri come officine ceramiche o bronzistiche), che dalla pineta Zerbi arrivava sino a Pentimele, che prima di allora doveva verosimilmente essere stata adibita a zona cimiteriale, dal momento che ha restituito tanti reperti di carattere funerario.
    A livello di orografia (hai richiamato il torrente Caserta, oggi canalizzato sotto via Roma) la Rada Giunchi anticamente era compresa fra il torrente S. Lucia (che scorreva fra le attuali vie di S.Lucia e Romeo, andando a sfociare poi nella zona dell'attuale zona F.S Lido) e l'Annunziata.
    Spero di essere stato esauriente. In ogni caso se vuoi approfondire ulteriormente il tema ti allego il link attraverso cui leggere il resoconto dello stesso Spadea (sono poche pagine).

    http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/mefr_1123-9883_1991_num_103_2_8468

    Da parte mia ti ringrazio per avermi letto.
    un caro saluto
    NZ

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