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mercoledì 5 maggio 2010

“Agorà”: il film che tutti dovrebbero vedere



Dal 23 Aprile è possibile visionare, nelle migliori sale cinematografiche italiane, l'ultimo lungometraggio di Alejandro Amenábar, “Agorà”, che racconta la drammatica storia della filosofa e matematica Ipazia di Alessandria (365/370 - 408 d.C.) – magistralmente interpretata dall'attrice inglese Rachel Weisz – illustre vittima del fanatismo e della misoginia da parte di alcuni fondamentalisti cristiani, i monaci parabolani, col beneplacito del vescovo locale, Cirillo di Alessandria.
L'uscita di questo film, presentato fuori concorso al Festival di Cannes del 2009, sul grande schermo italiano è stata posticipata di diversi mesi dalla mancanza di acquirenti interessati ai diritti di distribuzione della pellicola. Qualcuno ha vociferato che in realtà, dietro l'apparente assenza di compratori, si celassero le pressioni esercitate dalle gerarchie vaticane, desiderose di boicottare la diffusione di una sorta di “manifesto” della laicità e del libero pensiero, una nuova riesumazione della vecchia antinomia fra scienza e fede; per amor di verità è opportuno sottolineare che le presunte ingerenze da parte delle autorità cattoliche non sono ancora state dimostrate, sebbene, nei mesi scorsi, siano sorti numerosi movimenti di protesta (soprattutto sul web), culminati nell'organizzazione di una petizione popolare a favore della distribuzione del film che ha annoverato fra i suoi firmatari il celebre matematico Piergiorgio Odifreddi.
Al di là delle immancabili strumentalizzazioni della vicenda, possiamo affermare senza indugi che il comune denominatore concettuale di Agorà coincide soprattutto con un'auspicabile lotta verso ogni forma di intolleranza o fondamentalismo, a prescindere dalla sua ispirazione, laica o religiosa.
Il racconto – e questa è una piacevole novità, dati i risultati mediocri degli ultimi lungometraggi del genere – è storicamente accurato, sebbene non manchino alcune imperfezioni (soprattutto anacronismi o banalizzazioni, specie il riferimento alla presunta marginalità della teoria eliocentrica di Aristarco di Samo, in realtà tenuto in considerazione come e più di Tolomeo negli ambienti scientifici del tempo): così Amenábar si affida quasi interamente ai resoconti storiografici dell'epoca – Damascio e Socrate Scolastico – per ricostruire la fisionomia intellettuale ed evenemenziale di Ipazia e degli altri personaggi, dal praefectus augustalis d'Egitto Oreste a Sinesio, sino ai vescovi Teofilo e Cirillo, oltre alle vicende relative ad Ammonio o ai monaci parabolani.
L'intolleranza e il fondamentalismo vengono vigorosamente avversati non soltanto in un'ottica “anti-cristiana”, bensì stigmatizzando qualsiasi forma di fanatismo filo-pagano, filo-giudaico o filo-scientista, fenomeni assai diffusi in una società cosmopolita e pluriconfessionale come l'Alessandria del IV secolo.
Certamente, ogni personaggio viene analizzato secondo una prospettiva prettamente “terrena” ed “umana”: non si esita a mettere in discussione l'operato del vescovo Cirillo, successivamente ed immeritatamente venerato come santo e “Dottore della Chiesa”, nonostante l'ampiamente documentato clima di violenza da lui instaurato nei confronti di eretici novaziani, ebrei e pagani che risiedevano all'interno della capitale egizia; ma questo, a parere di chi scrive, è un pregio anziché un demerito.
In definitiva, Agorà rappresenta una pellicola che andrebbe proiettata in qualsiasi scuola, associazione o circolo culturale del suolo italiano. Il messaggio di tolleranza ed apertura mentale che esprime è assolutamente compatibile con qualsiasi convinzione religiosa individuale o collettiva. Quando Ipazia, nel corso della bellissima scena ricostruttiva di una riunione assembleare dei dignitari alessandrini, sentendosi accusare di non prestar fede a nulla, risponde “Credo nella Filosofia” - cioè nell'amore per la sapienza (nell'accezione originaria del termine), la fanciulla esprime un pensiero di una chiarezza sconvolgente, il quale riassume i propositi di questo capolavoro: “esiste un solo bene, il sapere, ed un solo male, l'ignoranza”, come scrisse, diverse decine di secoli fa, l'ateniese Socrate.

3 commenti:

  1. Agorà è il chiaro esempio che quando il cinema incontra la nostra storia - al di là delle coloriture cinematografiche - può ravvivare la memoria, la riscoperta del passato e la ri-attualizzazione di argomenti spesso considerati tabù. Spesso il nostro passato è coperto, trasformato da chi ne edifica una tradizione, velato con sembianze fallaci per favorire specifici partiti, ideologie e religioni. Con questo film, il diritto dell'umanità di conoscere gli avvenimenti storici così come sono avvenuti e il diritto di esprimere liberamente un giudizio pro o contro quei fatti, trovano una dimora. Anche le altre arti e le scienze, soprattutto, dovrebbero seguire l'esempio del film Agorà.
    Tra i vari messaggi promossi dal film in esame, colpisce il seguente: mentre tutte le religioni, nel loro volto intollerante e fondamentalista, conducono alla guerra, alla pazzia e al sangue, la scienza invece resta sempre pacifica, sobria e tollerante. La scienza - se così si può dire - è l'unico "credo" che rende tutti uguali e fratelli.

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  2. Io il film non l’ho visto, ma mi sono ripromesso di farlo perché sono un grande appassionato di film storici. Ma chi l’ha visto mi ha detto che il film è fatto molto bene, soprattutto la ricostruzione ambientale alla computer grafica; sembra di essere veramente nell’antica Alessandria. Però io penso che questo genere di film, purtroppo, è riservato ad un pubblico ristretto, come tutti i prodotti culturalmente validi. Si sa che la grande massa oggi preferisce i film-panettoni di Natale e i supereroi, come testimoniano i risultati milionari che queste pellicole registrano ai botteghini. E quindi non c’è da meravigliarsi se le grandi distribuzioni cinematografiche hanno tentennato un po’ prima di acquistarne i diritti per la distribuzione, perché loro ragionano secondo il principio investimento-guadagno e quindi non vogliono rischiare di non rientrare con il budget. Dico questo semplicemente per proporre un’alternativa possibilissima a quella del complotto da parte delle autorità vaticane che avrebbero osteggiato la diffusione della pellicola; anche perché ultimamente, sia nel cinema che nella letteratura, si è visto e si è letto di tutto e di più contro la religione cattolica e la Chiesa in genere e non mi sembra che abbiano avuto difficoltà nella distribuzione, anzi…. In merito poi alle petizioni popolari promosse, o aventi come primi firmatari, eminenti scienziati che, invece di parlare di scienza, si occupano di tutt’altro, personalmente penso che lasciano il tempo che trovano. Per quanto riguarda la proiezione del film in tutte le scuole, circoli culturali, ecc, come manifesto contro le forme di fanatismo e intolleranza sia religiose che laiche, non sono d’accordo, perché, a quanto ho capito, le uniche figure violente e irrazionali che vengono fuori dal film sono quelle del vescovo Cirillo d’Alessandria e di gruppi cristiani, e quindi, per associazione di idee, quella della Chiesa Cattolica; di tutti gli altri fanatismi, laico, scientifico o di altre religioni, non c’è ombra; e anche se la vicenda è ambientata a più di un millennio e mezzo fa, non tutti sarebbero in grado di darle la giusta collocazione storico-sociale. Non mi sembra molto equo. Piuttosto io sono dell’idea che nelle scuole vada insegnata la storia, con programmi e testi seri, e non con i soliti manualetti riassuntivi.

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  3. Caro Maestro,
    nel corso del film vengono presi di mira il fanatismo pagano-scientista, quello giudaico e quello cristiano.
    Ti consiglio quindi di vederlo per rendertene conto di persona, a me è sembrato un autentico capolavoro che si scaglia contro ogni forma di intolleranza.
    Quanto a Cirillo e ai parabolani, la prospettiva è umana: sono considerati uomini, nella loro sovrana imperfezione e quindi inclinazione all'errore. Così come in dimensione umana, terrena e quindi imperfetta sono indagati i filosofi, i giudei e quant'altro.
    Se davvero c'è stato un complotto o una cospirazione per ostruire la libera diffusione di questo film, il tutto non è stato compiuto in una prospettiva di difesa della Chiesa Cattolica, quanto di condanna del "libero pensiero", quel relativismo oggettivo generalmente avversato da qualsiasi associazione, regime o religione di carattere oscurantismo.
    Gli uomini liberi che pensano, all'insegna della tolleranza e del rispetto sono sempre scomodi, è molto meglio per chi si trova nella stanza dei bottoni (papi, capi di stato ed i potenti in generale) comandare masse informi di ignoranti che vedono i cine-panettoni o i reality...
    Comunque sia avrei piacere di discuterne con te non appena vedi il film.
    Un abbraccio e grazie per avermi letto
    NZ

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