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mercoledì 7 aprile 2010

L'epopea di Alessandro Magno sullo Stretto


La meteora storica di Alessandro Magno si concluse, com'è noto, con la prematura scomparsa del re a Babilonia, nel 323 a.C.
Esiste tuttavia un'opera assai letta per tutto il periodo medievale, la quale finge di ignorare il celebre cammino di conquista verso Oriente - dal Granico al Gange, sin quasi a lambire i confini del mondo conosciuto - da parte del conquistatore macedone: il Romanzo di Alessandro dello Pseudo Callistene. Si tratta di una fonte piuttosto complessa in quanto costituita da molteplici racconti, redatti da autori diversi in altrettanti momenti storici e successivamente aggiunti al corpus originario di III sec. a.C., quest'ultimo attribuito convenzionalmente a Callistene di Olinto, nipote del filosofo Aristotele.
Seguendo cursoriamente la trama di tale affascinante epopea, Alessandro, dopo essere stato proclamato “Figlio di Zeus Ammone” presso l'oasi egizia di Siwah, avrebbe proseguito, insieme al proprio valoroso esercito, verso la Libia e l'Occidente, conquistando dapprima Cartagine e poi la Sicilia.
Dalla Trinacria il sovrano traghettò lo Stretto di Scilla (oggi detto “di Messina”) alla volta del Poseidonion – il luogo di attraversamento del canale sul versante calabrese, presso l'odierna Porticello di Villa San Giovanni, la cui denominazione recava il nome del santuario e della statua “miracolosa” del dio marino, posta alla sommità di una torretta-faro - e di lì giunse a Reggio, ove erano frattanto giunti i due consoli Romani, insieme ad una nutrita delegazione proveniente dall'Urbe; il sovrano macedone fu dunque cinto del diadema riservato al kosmokrator, il dominatore del mondo conosciuto, colui che aveva unito l'Oriente all'Occidente.
Non è un caso che l'incoronazione di Alessandro sia stata localizzata dallo Pseudo-Callistene proprio in riva allo Stretto: giungere in armi presso la statua di Poseidone - la Colonna Reggina – secondo un rituale antico, equivaleva ad assicurarsi il possesso dell'Italia e dell'Occidente tirrenico di cui Reggio ne costituiva la “porta” naturale, l'anello di congiunzione fra Est ed Ovest.
Furono molti, stando alle fonti storiografiche, quei condottieri che approdarono al Poseidonion nella speranza di conquistare il suolo italico: si narra che Alarico, re dei Visigoti, alla vista della statua “miracolosa” dello Stretto decise di indietreggiare poiché colto da trepidante terrore; nel VI secolo, il barbaro Totila toccò con la punta della sua lancia quel promontorio sacro, ormai semisommerso dai flutti.
Oggigiorno, l'eco di queste memorie perdute sopravvive soltanto negli scenari paradisiaci rappresentati dalle acque dei due mari che si confondono, aizzate dai venti e superbamente incorniciate dalle fronteggianti coste frastagliate del Peloro e di Santa Trada. L'ameno fascino dei luoghi è la sola cosa che sa rendere giustizia della grande Storia dei Padri.


In foto, una panoramica dello Stretto di Messina, visto da Santa Trada, e un dettaglio del celebre mosaico che raffigura Alessandro Magno durante la battaglia di Isso.

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