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venerdì 2 aprile 2010

La Scalinata della Croce a Bagnara fra credenze e realtà

Il nostro territorio è disseminato di miriadi di luoghi evocativi da riscoprire e valorizzare, i quali rimangono spesso confinati nelle immaginifiche memorie degli anziani. La possibilità di descrivere le peculiarità di questi posti, talvolta, costituisce il primo passo per ristabilire un modus vivendi col prodigioso repertorio di storie e tradizioni orali risalente al mos maiorum, agli usi e costumi dei Padri.
La Scalinata della Croce, Bagnara Calabra (RC).
I racconti riguardanti la Scalinata della Croce a Bagnara risultano una vivida esemplificazione della necessità di conoscere e tramandare quegli elementi folkloristici destinati inesorabilmente all'oblio in mancanza di interesse da parte delle nuove generazioni; la codificazione scritta delle memorie orali è difatti l'unica condizione che consente la loro sopravvivenza.
La Croce – 'a Cruci, nel dialetto locale – è una delle antiche arterie viarie di collegamento che consentivano ai viandanti in transito per l'entroterra di risalire le impervie rupi a ridosso della litoranea: un tortuoso quanto oscuro camminamento che metteva in celere comunicazione il Borgo della Marinella con il soprastante rione di Porelli.
La denominazione della scalinata dovrebbe risalire alla consuetudine, da parte di coloro che si accingevano a percorrerla, di segnarsi, per tre volte, con il gesto cristiano-ortodosso della Croce. Essi si sarebbero così preservati dagli attacchi sortiti dalle anime dei defunti che vigilavano sulla scala, i quali avrebbero senz'altro sbarrato il passo ad un miscredente; in effetti, l'area in questione sorge a poca distanza da una vetusta zona cimiteriale.
Altre testimonianze fanno invece riferimento ad avvistamenti, presso la Scalinata della Croce, delle cosiddette malumbre (= “ombre malvagie"). La malumbra non si identificherebbe, nella fattispecie, con lo spirito di un defunto, ma una sorta di emanazione antropomorfa proiettata su una superficie, la cui vista costituirebbe un presagio di sventura.
Non è compito di chi scrive quello di accertare la veridicità di una leggenda che probabilmente rimanda all'esigenza di esorcizzare, ponendoli sotto la sfera del sacro e della ritualistica cristiana, i pericoli ai quali erano esposti gli antichi itinerari commerciali, specie se notturni. In passato, i transiti pedestri, quantificati in giornate di viaggio, erano sovente minacciati da borsaiuoli che agivano con l'oscurità; talvolta, il passaggio di un determinato ponte, di una mulattiera, o di una scala poteva essere soggetto all'imposizione di un pedaggio: la suggestione e le credenze dei Padri hanno mascherato tali consuetudini col ricorso al soprannaturale.
Prima di concludere il nostro iter insolito fra credenze e realtà, è opportuno lanciare un duplice appello ai nostri giovani: ascoltate, interessatevi ai racconti degli anziani, contribuendo così a cementare nella memoria il vasto repertorio di storie e tradizioni che ci appartiene. In secondo luogo, visto e considerato che questi splendidi pomeriggi primaverili lo consentono, provate a ripercorrere voi stessi i tanti sentieri escursionistici del nostro territorio, come la Croce, o i Palumbari a Bagnara: avrete la possibilità di riscoprire l'intimo rapporto fra uomo e natura che esisteva in passato, di godere delle nostre amene bellezze paesaggistiche e, dulcis in fundo, svolgere una sana attività motoria. Come direbbe Giovenale, mens sana in corpore sano.

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