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domenica 7 marzo 2010

Lo scandalo dei manuali scolastici


Lo scandalo dei manuali scolastici: con questa felice espressione (proferita nel corso di un convegno organizzato la scorsa settimana dall'Associazione Culturale Mediterranea di Reggio Calabria e dedicato a tracciare, emblematicamente, una breve storia dello “sguardo greco nel Mediterraneo”, in omaggio alla memoria storica dei nostri Padri) si riassume la voce di protesta dei docenti refrattari all'imposizione di strumenti didattici contaminati da un'accentuata tendenza settentrionalizzante, nel senso che presentano degli espliciti tentativi di legittimizzazione – ab antiquo – dell'egemonia politica ed economica dell'Europa del Nord, quella di ascendenza franco-germanica e longobarda per intenderci.
In sostanza, per quanto concerne la Storia, vengono imposti a docenti e a giovani studenti dei libri di testo che pretendono di riassumere in poche righe, zeppe di distorsioni e luoghi comuni, la plurimillenaria civiltà greco-mediterranea dalla quale noi Reggini ci onoriamo di discendere.
Capita così di leggere delle neppure troppo velate enfatizzazioni della vittoria colta da Carlo Martello a Poitiers nel 732, vittoria che “salvò la cristianità europea dal pericolo di invasione islamica”; un ripetitivo leit-motif abusato da certa storiografia nordica, al quale dedicò una canzonetta persino il grande Fabrizio De Andrè.
Ciò che si perde di vista, ai danni della cultura meridionale, è che Poitiers appare davvero una scaramuccia se paragonata ai circa due secoli di eroica resistenza opposta dai Romei/Bizantini di Reggio fra il IX e la prima metà dell'XI sec., quando gli Arabi di Africa Settentrionale e poi di Sicilia seminavano il terrore in ogni dove della penisola italica, con saccheggi e scorrerie (tutto sommato non meno cruente di quelle dei “cristiani” franco-germanici e Normanni) che più volte fecero tremare lo stesso soglio pontificio e la sedia gestatoria ove sedevano gli ambiziosi vescovi romani.
I Reggini idearono un'ingegnosa strategia difensiva concentrata soprattutto sul possesso della roccaforti del circondario poste ai piedi dell'Aspromonte - le “motte”, Anomeri, San Niceto, Montebello, San Cirillo, San Giovanni, Sant'Agata e Calanna; un sistema che consentiva ai Romei di contrattaccare vittoriosamente nonostante gli Arabi avessero talvolta conquistato temporaneamente Reggio (celebre il saccheggio di Abu-Al-Abbas nel 901).
Eppure le pagine dei manuali scolastici, che pure osannano la vittoria dei Franchi a Poitiers o i quattro lanci di sassi fra Rolando e i ribelli baschi poi “trasformati” nei Mori sconfitti a Roncisvalle del noto ciclo cavalleresco, non fanno cenno alcuno dell'eroismo romeo-bizantino in Calabria e, chi guarda oggigiorno le rovine delle motte crede di scorgere soltanto ruderi appassiti, ignorandone la secolare gloria.
Non è forse ora – appello che rivolgo alla nutrite componente di docenti entusiasti e preparati delle scuole meridionali – di introdurre qualche nozione di storia patria all'interno dei programmi scolastici, infischiandosene altamente delle direttive ministeriali identicide?
Oppure Carlo Martello e il suo codazzo di predoni devono spuntarla su Niceforo Foca – imperatore romeo divenuto emblema delle lotte alto-medievali contro gli Arabi nel Sud Italia – solo perché il nome del maggiordomo di palazzo franco risulta maggiormente “virile” all'udito degli incolti e meno si presta agli stupidi doppisensi? Personalmente preferisco gridare “Evviva Foca” piuttosto che ascoltare la canzone di De Andrè.

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