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domenica 21 marzo 2010

Un “Progetto Rhegion” su Google Earth



Fra le meraviglie tecnologico-informatiche del Terzo Millennio esistono strumenti come Google Earth, un programma multimediale in grado di visualizzare, attraverso immagini satellitari, ogni punto del pianeta.
Ma cosa accadrebbe se, utilizzando tali supporti informatici, potessimo tracciare una panoramica del territorio reggino in età antica? Vorrei lanciare questa interessante “provocazione”, dal momento che su Google Earth esistono già delle suggestive ricostruzioni tridimensionali della Roma dei Cesari, di Alessandria d'Egitto ed altri affascinanti luoghi della memoria storica.
Amici programmatori, disegnatori, architetti ed archeologi, perchè dunque non pianificare un “Progetto Rhegion” su Google Earth? Ecco un “assaggio” di ciò che si potrebbe realizzare in merito all'antico territorio reggino (approfitto dell'occasione per segnalare a tutti gli internauti l'esistenza del “Progetto Reggio Calabria” su Wikipedia, curato da Saverio Autellitano, ricco di lemmi interessanti dedicati alla nostra plurimillenaria storia).
Il confine settentrionale del Metauros/Petrace contempla l'ampio bacino fluviale costituito dai sette corsi d'acqua ove – secondo Stesicoro – Oreste si purificò dal matricidio. A guardia della vallata e dell'attracco chiamato col nome dell'eroe miceneo, si erge la possente fortezza di Taisia, dalle alte mura nere che dominano il pianoro, mentre vicino allo scoglio dell'ulivo si innalza un santuario policromo ove si conservava, secondo la tradizione, la spada del figlio di Agamennone.
Navigando verso Sud intorno al litorale bagnarese dai violacei riflessi, si scorgono numerose imbarcazioni da pesca ormeggiate sulla spiaggia, e una carovana di Siculi dell'entroterra trasportano alla foce dello Sfalassà, ridiscendendo i sentieri che costeggiano il corso del fiume, robusti tronchi d'albero, anfore ricolme d'olio e pece aspromontana; queste ed altre merci sono conservate al Serro di Tavola, un'imponente fortezza interna posta a cavaliere fra i Piani alla Corona, con il villaggio preistorico, e le arterie di collegamento interno con le rigogliose Gambarie (i “giardini”).
Seguendo la via del mare si giunge a doppiare la rupe Scillea di omerica memoria, con le poderose fortificazioni edificate sul promontorio: qui ormeggia una parte della flotta reggina e le triere da guerra sono disposte su entrambi i lati dell'istmo.
Oltrepassando Scilla si volge alle Porte dello Stretto, il promontorio Cenide e il Poseidonion sulla costa italica, fronteggiati da Capo Peloro in terra siceliota. Le grandi e prospicienti statue del dio del mare e di Zeus vigilano sulle rotte delle navi in transito: Poseidone impugna il tridente bronzeo e la torretta su cui poggia il suo piedistallo ospita il sacro focolare che rischiara i flutti dopo il crepuscolo.
Rhegion, racchiusa entro le mura sulle Colline del Salvatore, si specchia fra le acque cristalline della baia antistante il centro urbano, ricco di santuari ed edifici che brillano al sole di primavera. La spiaggia è delimitata dai due lunghi promontori sui quali spiccano i colonnati ionici dei templi di Artemide ed Apollo Maggiore: la Pangalla (Rada Giunchi) a Nord e il Pallantion (Punta Calamizzi) a Sud; presso la foce del divino Apsia (il Calopinace) si trova l'imbocco del porto militare, il cui braccio di mare, costituito dall'ultimo tratto del fiume, conduce le navi sino ai pressi dell'agorà, ove si espongono merci provenienti da ogni dove del Mediterraneo.
Verso Leucopetra (Capo D'Armi), oltre lo Stretto, e Dodecastadion (Melito), arsenali e cantieri navali d'ogni sorta offrono ricovero e sostentamento ai naviganti sino al Promontorio Eracleo, il cui passaggio è consentito dall'umore dei venti. Sulle alture a ridosso del mare che guardano al confine con Locri dell'Alece, postazioni di controllo e guarnigioni di frontiera sorvegliano le strade interne e la sicurezza delle rotte.
Questa è solo una sintesi dei paesaggi perduti che incantavano i viandanti alcune migliaia di anni fa; perchè dunque non approfittare dell'arte e della tecnologia per farli rivivere non soltanto nel cuore, ma anche ai nostri occhi?

In foto, il territorio reggino in età greco-classica, elaborato graficamente con l'ausilio di Google Earth.

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