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martedì 16 marzo 2010

Bronzi di Riace: un caso chiuso?


In seguito alle recenti visissitudini relative alle presunte clonazioni dei Bronzi di Riace in giro per il mondo, siamo finalmente in grado di fornire ai lettori dei particolari definitivi (si spera!) in merito.
Nei giorni scorsi, è definitivamente trapelata al grande pubblico la notizia legata all'esistenza di alcuni doppioni dei Bronzi: una copia della Statua “B” (il “Giovane”) è stata donata dal Comune di Rieti alla cittadina nipponica di Ito nel 1994, in occasione del gemellaggio fra i due centri, mentre due ulteriori esemplari risultano esposti dal 2004 presso il Palazzo dei Congressi di Tebe, in Grecia. Autore dei doppioni è lo scultore reatino Bernardino “Dino” Morsani, regolarmente autorizzato dall'allora Soprintendente, nei primi anni Novanta, a realizzare delle copie in plastilina, effettuate a mano libera, senza misurazioni precise (mediante il filo a piombo), dalle quali lo stesso artista ricavò poi le copie in bronzo, presso la sua fonderia personale.
Più o meno marcate differenze di proporzioni, nonché di particolari anatomici e coloristici, consentono di precisare che le copie del Morsani non sono affatto dei cloni, cioè degli esemplari identici e speculari agli originali.
Certo, l'apparente facilità con cui, in passato, sono stati concessi tali permessi, specie considerando i rischi connaturati a queste tipologie di operazioni – la circolazione di doppioni non autorizzati e facilmente esposti alle speculazioni finanziarie - continua a lasciare perplessi.
Non ci resta dunque che sperare nel futuro esercizio sistematico del buonsenso da parte delle autorità preposte alla gestione del nostro patrimonio storico-culturale, dal momento che a rimetterci, nel senso meno materiale della parola, sono sempre e solo i Reggini.

In foto, le copie dei Bronzi di Riace esposte presso il Palazzo dei Congressi di Tebe.

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