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mercoledì 10 marzo 2010

Bronzi copiati, i Reggini pretendono chiarezza



Non c'è pace per i Bronzi di Riace. Eppure, negli ultimi tempi, il trasferimento dei Guerrieri a Palazzo Campanella per il Laboratorio di Restauro aperto al Pubblico, il numero dei visitatori quadruplicato, l'entusiasmo e la cordialità della Dott.ssa Bonomi, nuova Sovrintentente, lasciavano ben sperare la cittadinanza.
La conferenza stampa indetta – giorno 8 Marzo – dalle autorità competenti per dare avvio alla seconda fase del restauro ha fatto da scenario alle sconcertanti, quanto inaspettate, dichiarazioni del Prof. Paolo Moreno (già responsabile del precedente lavoro di restauro sulle statue) che, candidamente, ha rivelato l'esistenza di due copie dei Bronzi, esposte presso il Palazzo dei Congressi di Tebe.
Questa la vicenda in sintesi: nel 2003 (o prima, non è ancora stato chiarito tale punto) – parallelamente alle manifestazioni di protesta da parte dei Reggini per scongiurare l'ipotesi di una clonazione dei Bronzi in vista delle Olimpiadi di Atene l'anno successivo – lo scultore reatino Dino Morsani provvedeva – autorizzato dall'allora Sovrintendente Elena Lattanzi e col beneplacito di qualche autorità locale ancora ignota – a produrre due copie delle statue in terracotta, copie successivamente fuse in bronzo nella fonderia personale dello stesso Morsani. Le copie dei Guerrieri, non esattamente conformi alle originali – un esemplare è più basso di 1 cm, oltre ad altri piccoli dettagli anatomici che, insieme al colore sfavillante legato alla assoluta mancanza di usura delle opere, rendono perfettamente distinguibili i doppioni – vennero vendute ad Atene, seppure non furono poi esposte durante i Giochi Olimpici, venendo infine acquisite dal Ministero della Cultura di Tebe.
Questi sono i fatti, nudi e crudi.
La straordinaria forza attrattiva dei veri Bronzi di Riace non verrà certo compromessa dalla circolazione di due copie di modesta (con tutto il rispetto per il Prof. Morsani, si tratta di un mio, soggettivissimo, parere) fattura, prive di quel fascino enigmatico trasudato dall'odore dei secoli che solo gli originali sono in grado di esalare.
Tuttavia, questa constatazione non può cancellare le gravissime responsabilità delle (allora) autorità competenti, ree di trattare la nostra città e i suoi Tesori alla stregua di colonia e bottino di guerra. La gente è ormai stanca e pretende una gestione finalmente ottimale e trasparente del nostro patrimonio storico, archeologico e culturale, nell'attesa che qualcuno renda conto del suo operato.
Perchè non è stata divulgata questa notizia, già datata di qualche anno? Perchè la cittadinanza è stata tenuta all'oscuro dei fatti? Come spiegare che, mentre i Reggini si mobilitavano per impedire il trasferimento o la clonazione dei Guerrieri, uno scultore stava già provvedendo a farsi delle copie personali delle statue, poi rivendute ad Atene? Fitti misteri che reclamano una risposta.
I lettori saranno certamente aggiornati sull'evolversi della questione; frattanto, assistiamo sgomenti ma combattivi all'ennesima spoliazione dei Barbari ai nostri danni.

In foto, le copie dei Bronzi di Riace esposte al Palazzo dei Congressi di Tebe.

4 commenti:

  1. Mi domando, al di là delle argomentazioni (anch'esse legittime) di chi grida al complotto politico e al tradimento, se chi ha dato l'autorizzazione alla copia ne aveva l'autorità, e se per potere copiare i bronzi lo scultore Morsani ha pagato qualcosa e a chi (lecitamente o no) e soprattutto sarebbe anche il caso di sapere quanto ha ricevuto il Morsani per l'esecuzione delle copie.

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  2. Tutte domande legittime al quale le autorità competenti dovranno dare necessariamente una risposta. Attendiamo con ansia..

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  3. La cosa più importante è che non potranno mai clonare la loro anima

    Complimenti per il Blog, Francesca.

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  4. Grazie a te per avermi letto, Francesca.

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