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domenica 21 febbraio 2010

Le antiche leggi dei Reggini


Il diritto greco, così come quello di ogni gruppo umano, nasce consuetudinario: prima della nascita della città-stato (la polis per intenderci), erano essenzialmente i re (basileis) a monopolizzare l'interpretazione giurisprudenziale delle themistes, le leggi ancestrali, tramandate oralmente e considerate espressione delle divinità. Ciò si traduceva spesso nell'esemplificazione del diritto del più forte; non a caso, i primi scrittori ellenici – Omero (o chi per lui) ed Esiodo – tramandano la memoria dei sovrani “divoratori di doni” (dorophagoi), solitamente corrotti e inclini alla vessazione dei più umili.
Il passaggio dal diritto consuetudinario alla fissazione di un corpus di leggi scritte e quindi fruibile dall'intera cittadinanza (le leggi erano esposte nell'agorà, incise su blocchi di pietra) avvenne nel corso del VII sec. a.C., probabilmente in ambito coloniale (cioè fra le poleis di Oltremare, le nuove fondazioni disseminate in tutto il bacino mediterraneo). Del resto, una città “nuova”, in quanto tale, risulta immediatamente esposta alla necessità di maggiore equità sociale e giuridica, non c'è tempo per la formazione di gruppi di potere o consorterie artistocratiche (aristoi, in greco, significa “migliori”e designava le elites politiche ed economiche che si vantavano di discendere dai re omerici).
Nella nostra Reggio era in vigore la legislazione di Caronda di Catania, adottata da tutte le poleis di fondazione calcidese (fondate cioè dai Greci provenienti dall'isola di Eubea). Si può discutere sulla storicità di tale personaggio che, come tutti i nomoteti ( i legislatori ellenici), appare caratterizzato da un alone di sacralità e leggenda; il suo nome rimanda infatti all'accezione di “lucente”, presumibilmente in connessione con Apollo, la divinità solare che aveva patrocinato la fondazione di Rhegion. Sostanzialmente, l'opera dei nomoteti appare come il frutto della stratificazione di più interventi legislativi operati in altrettanti momenti cronologici, innestati su di un corpus originario e legittimati dall’attribuzione ad un personaggio di indiscussa autorità come Caronda, il locrese Zaleuco (che significa “bianco splendente”), l'ateniese Draconte (“drago/serpente”) o lo spartano Licurgo (“facitore di luce”).
Sappiamo dalle fonti che i nomoi (le leggi) di Caronda venivano recitati con accompagnamento musicale durante i banchetti, i simposi. Si trattava di norme piuttosto “illuminate” dal momento che comminavano ammende pecuniarie proporzionali al reddito dell'imputato; niente punizioni corporali o taglioni. Rimane traccia di regolamentazioni di questioni di eredità patrimoniale e reati di falsa testimonianza.
Il raffinato ambiente culturale reggino produsse numerosi esperti di diritto come Androdamas, illustre concittadino che curò la legislazione dei Calcidesi di Tracia. Ne parla Aristotele, uno dei più noti filosofi di ogni tempo, a dispetto dell'assoluta disinformazione sulla Storia dei Padri che regna oggigiorno. Paradosso evidente: Aristotele sapeva dei Reggini illustri, i Reggini di oggi – seppure conoscano Aristotele, non hanno nemmeno l'idea di quanto illustre sia la loro terra. Che peccato!

L'immagine ritrae Caronda di Catania, mitico legislatore delle città Calcidesi di Sicilia e Magna Grecia.

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