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venerdì 26 febbraio 2010

In memoria di G. Pugliese Carratelli


E' scomparso uno dei più autorevoli studiosi del panorama storico-archeologico italiano ed internazionale, Giovanni Pugliese Carratelli.
Alla famiglia del professore, al quale dobbiamo un ausilio imprescindibile allo studio della Magna Grecia quale gli annuali Convegni di Studi di Taranto, rivolgo le mie più sentite condoglianze, ricordando di cuore le ore dedicate alla piacevole ed attenta lettura delle opere di questa grande figura di intellettuale, al quale tutti noi amanti e cultori della classicità dovremo sempre qualcosa.
GRAZIE

domenica 21 febbraio 2010

Le antiche leggi dei Reggini


Il diritto greco, così come quello di ogni gruppo umano, nasce consuetudinario: prima della nascita della città-stato (la polis per intenderci), erano essenzialmente i re (basileis) a monopolizzare l'interpretazione giurisprudenziale delle themistes, le leggi ancestrali, tramandate oralmente e considerate espressione delle divinità. Ciò si traduceva spesso nell'esemplificazione del diritto del più forte; non a caso, i primi scrittori ellenici – Omero (o chi per lui) ed Esiodo – tramandano la memoria dei sovrani “divoratori di doni” (dorophagoi), solitamente corrotti e inclini alla vessazione dei più umili.
Il passaggio dal diritto consuetudinario alla fissazione di un corpus di leggi scritte e quindi fruibile dall'intera cittadinanza (le leggi erano esposte nell'agorà, incise su blocchi di pietra) avvenne nel corso del VII sec. a.C., probabilmente in ambito coloniale (cioè fra le poleis di Oltremare, le nuove fondazioni disseminate in tutto il bacino mediterraneo). Del resto, una città “nuova”, in quanto tale, risulta immediatamente esposta alla necessità di maggiore equità sociale e giuridica, non c'è tempo per la formazione di gruppi di potere o consorterie artistocratiche (aristoi, in greco, significa “migliori”e designava le elites politiche ed economiche che si vantavano di discendere dai re omerici).
Nella nostra Reggio era in vigore la legislazione di Caronda di Catania, adottata da tutte le poleis di fondazione calcidese (fondate cioè dai Greci provenienti dall'isola di Eubea). Si può discutere sulla storicità di tale personaggio che, come tutti i nomoteti ( i legislatori ellenici), appare caratterizzato da un alone di sacralità e leggenda; il suo nome rimanda infatti all'accezione di “lucente”, presumibilmente in connessione con Apollo, la divinità solare che aveva patrocinato la fondazione di Rhegion. Sostanzialmente, l'opera dei nomoteti appare come il frutto della stratificazione di più interventi legislativi operati in altrettanti momenti cronologici, innestati su di un corpus originario e legittimati dall’attribuzione ad un personaggio di indiscussa autorità come Caronda, il locrese Zaleuco (che significa “bianco splendente”), l'ateniese Draconte (“drago/serpente”) o lo spartano Licurgo (“facitore di luce”).
Sappiamo dalle fonti che i nomoi (le leggi) di Caronda venivano recitati con accompagnamento musicale durante i banchetti, i simposi. Si trattava di norme piuttosto “illuminate” dal momento che comminavano ammende pecuniarie proporzionali al reddito dell'imputato; niente punizioni corporali o taglioni. Rimane traccia di regolamentazioni di questioni di eredità patrimoniale e reati di falsa testimonianza.
Il raffinato ambiente culturale reggino produsse numerosi esperti di diritto come Androdamas, illustre concittadino che curò la legislazione dei Calcidesi di Tracia. Ne parla Aristotele, uno dei più noti filosofi di ogni tempo, a dispetto dell'assoluta disinformazione sulla Storia dei Padri che regna oggigiorno. Paradosso evidente: Aristotele sapeva dei Reggini illustri, i Reggini di oggi – seppure conoscano Aristotele, non hanno nemmeno l'idea di quanto illustre sia la loro terra. Che peccato!

L'immagine ritrae Caronda di Catania, mitico legislatore delle città Calcidesi di Sicilia e Magna Grecia.

lunedì 15 febbraio 2010

Alarico e il miracolo della Colonna Reggina

La memoria storica degli antichi romani esalta drammaticamente il ricordo di quelle poche occasioni in cui la sacralità delle mura urbiche venne violata dagli invasori: episodi come il “sacco” - assedio, e saccheggio – ad opera dei Galli Senoni di Brenno (390 a.C., 387/86 secondo Diodoro Siculo) e quello dei Visigoti di Alarico del 410 d.C.

Nel caso del bellicoso sovrano barbaro, l'intera penisola italica venne sconvolta dagli eccidi e dalle razzie, da Roma sino alla punta dello Stivale. La stessa Reggio, fortezza imprendibile nel corso dei secoli precedenti, subì l'impeto distruttivo dei Visigoti. La pax romana – quel lungo periodo di invincibilità politica e militare dell'Urbe – aveva fatto sì che venisse trascurata l'ottimizzazione delle misure difensive della città dello Stretto, la cui cinta muraria era ormai divenuta obsoleta.

Dopo aver scorrazzato per tutta Italia alla ricerca di bottino, Alarico volse infine lo sguardo verso la ricca ed allettevole Sicilia; così, le truppe visigote giunsero presso l'antico punto di traghettamento dello Stretto di Scilla (la denominazione di “Stretto di Messina” è una consuetudine moderna) in terra calabrese, Stylida o Colonna Reggina - presso l'odierna Porticello di Villa San Giovanni – laddove la grande statua di Poseidone si specchiava nelle acque azzurre del Tirreno.

Una scultura-simbolo della grecità con la fama di essere miracolosa che, stando al racconto dei cronisti – impaurì così tanto il feroce Alarico da indurlo a rinunciare ai suoi progetti di invasione della Sicilia. In realtà, così come Spartaco qualche secolo prima, è probabile che il re barbaro non disponesse di navi per attraversare il canale; lo stesso Alarico morirà poco dopo, alle foci del Busento, nel cosentino, lasciando ai posteri la leggenda di un tesoro che sarebbe sepolto in Calabria, ancora oggi oggetto di ricerche da parte degli appassionati.

Del resto, toccare con la spada o con la punta della lancia – rituale esemplificativo del concetto di potestas gladio - il Poseidone che troneggiava sullo Stretto di Scilla equivaleva, a livello ideale e propagandistico, legittimare il possesso della penisola italica.

Quod non fecerunt barbari, 'u ficiru i parrini”: cioè, prendendo in prestito la celeberrima pasquinata ed adattandola al nostro dialetto - “Ciò che non fecero i barbari, lo fece quella sempre ampia componente dei cristiani fondamentalisti (parrini=previtari)”. Così, qualche decennio dopo la venuta di Alarico, un funzionario imperiale di religione cristiana, il nobile Asclepio, essendo venuto a conoscenza della nomea circa la prodigiosità della statua, pensò bene di rimuovere un “idolo pagano” che qualsiasi altro uomo dotato di un minimo di apertura mentale avrebbe certamente risparmiato.

Le mura reggine furono ricostruite o rinsaldate nel VI secolo, dal grande generale romeo-bizantino Belisario. Le colmate barbare non smettono tuttavia di terrorizzare la nostra provincia, nonostante siano trascorsi i millenni; seppure esse abbiano ormai assunto la forma di direttive statali o scolastiche identicide, le orde degli invasori intendono ancora cancellare le radici storiche e il bagaglio conoscitivo dei giovani studenti meridionali. Mamma li Barbari!

In foto, immagine monetale di Alarico (Alaricum Rex Gothorum)

sabato 13 febbraio 2010

Locandina Incontro del 26/02/2010

Itinerario Storico del Territorio Reggino in età antica

Diretta Streaming Incontro 26 Febbraio 2010

Cari lettori,
come sapete l'incontro del 26 Febbraio 2010 verrà trasmesso in diretta web su Ustream; stiamo provvedendo ad effettuare tutte le prove tecniche necessarie per garantirvi una buona qualità audio/video. Frattanto vogliate gradire la visione di qualche video con argomento storico per entrare nell'atmosfera dell'evento.


giovedì 11 febbraio 2010

Itinerario Storico del Territorio Reggino in età antica

Il gruppo “Amici della Cultura di Bagnara Calabra”, in collaborazione il sodalizio “Rhegion Calcidese”, promuove, Venerdì 26 Febbraio 2010 - ore 17:30, presso la sala convegni dell'Hotel Vittoria di Bagnara Calabra (RC), una tavola-rotonda sul tema “Itinerario storico del territorio reggino in età antica”, a cura del Dott. Natale Zappalà, storico e giornalista divulgatore. Introducono il Dott. Salvatore Bellantone (saggista, laureato in Filosofia Contemporanea) e – per gli “Amici della Cultura di Bagnara Calabra”- l'Avv. Giovanni Golotta.

Scopo essenziale dell'evento – che verrà inoltre trasmesso in diretta streaming sul web per venire incontro ai non residenti in loco – è quello di sensibilizzare il pubblico alla luce della storia e delle tradizioni patrie, spesso ostracizzate dai programmi didattici nazionali e perciò pericolosamente esposte alla dimenticanza delle nuove generazioni. Tale proposito si concilia perfettamente con l'obiettivo principale del gruppo, cioè valorizzare e divulgare la cultura, in tutte le sue forme, all'interno della cittadina tirrenica.

Si intende per “territorio reggino in età antica” una larga fascia territoriale abbracciante la litoranea tirrenica e poi ionica, insieme alle principali arterie viarie di collegamento terrestre, comprese fra il corso del fiume Metauros/Petrace e quello dell'Alece/Palizzi in Bovesia.

Riscoprire le modalità di gestione e sfruttamento di questa regione, l'Italìa degli antichi, rappresenta una condizione assolutamente necessaria al fine di valorizzare e divulgare le vere radici storiche della provincia reggina, aldilà della mera erudizione e dei consueti, sterili, campanilismi che spesso influenzano lo studio del nostro passato.

Se, apparentemente, l'oggetto dell'iniziativa può far pensare alle solite carrellate di date e cronache, capaci di stimolare l'attenzione dei soli appassionati di antichità e grandezze perdute, il vero fine dell'iniziativa è quello di evidenziare l'aspetto probabilmente più significativo ed impressionante che il pubblico può cogliere dall'esame delle dinamiche storiche ed economiche inerenti il panorama reggino in età classica – il prolifico e razionale rapporto fra abitanti e territorio, nell'area dello Stretto.

Un interscambio continuo che si basava sulla necessità di ottimizzare delle fonti di sopravvivenza certamente inadeguate – scarsità di terre fertili, schiacciamento geografico fra mare e monti, difficoltà di approvvigionamento alimentare – sfruttando al meglio la posizione geografica di crocevia in seno ai circuiti commerciali mediterranei.

Un discorso quanto mai attuale, dal momento che oggigiorno, con il netto miglioramento delle competenze tecniche di cui dispone l'umanità, il modus vivendi che identificava gli Uomini dello Stretto sembra quantomai smarrito, sepolto sotto le macerie dell'indifferenza dei contemporanei, nonché svilito dalle molte direttive statali – riforme scolastiche in primis - pericolosamente orientate alla rimozione delle memoria storica del popolo meridionale.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

lunedì 8 febbraio 2010

L'ennesima razzia longobarda

Sospendiamo questa settimana il nostro consueto appuntamento con gli articoli di divulgazione della storia locale per trattare un tema che dovrebbe stare a cuore ai Reggini, ai Calabresi e a tutti i Meridionali in genere: la colossale cospirazione ai danni della riscoperta della nostra identità e delle nostre plurimillenarie radici culturali.

Un complotto che parte da lontano, messo a punto gradualmente, centellinato attraverso l'attuazione delle riforme scolastiche dell'ultimo decennio, volte progressivamente a cancellare dai programmi didattici di scuola superiore lo studio della storia greca e romana, del periodo tardo-antico e alto-medievale.

In sostanza, i liceali (esclusi, probabilmente, quelli del classico, sempre più componente elitaria di un sistema scolastico allo sbando) inizieranno a studiare la Storia a partire dall'età comunale – dal Giuramento di Pontida e dalla guerra fra la Lega Lombarda e il Sacro Romano Impero Germanico - guarda caso la culla della civiltà lombardo-pagana, saltando a piè pari il mondo dell'antichità classica, quel mondo che ci ha visto esportare orgogliosamente la nostra identità, la nostra cultura e il nostro modus vivendi in tutto il Mediterraneo. Niente sapranno i ragazzi della prosperità delle poleis magnogreche e siceliote, niente della vitalità del Mezzogiorno all'interno dei circuiti economici garantiti dalla lunga pax romana, meno che niente dello splendore romeo-bizantino del Sud Italia, omesso dalla manualistica scolastica e scioccamente agganciato alla coeva decadenza economica dell'Europa Continentale, fattori e contingenze che non appartengono alla nostra cultura e alla nostra identità. Dimenticheremo persino la corretta etimologia del termine Italia, un toponimo che anticamente abbracciava la fascia territoriale compresa fra il Lametino e Capo Spartivento, ovvero la punta dello stivale ove si dipana il territorio reggino.

Assistiamo indifferenti all'ennesima razzia della nostra terra già avvilita dagli indiscutibili “mali cronici” (malavita, malasanità, disoccupazione ecc.) che affollano le cronache locali e nazionali, mentre NESSUNO si mobilita per denunciare l'annoso complotto ordito ai nostri danni; e la cosa più avvilente è che NESSUNA voce si leva dal mondo della scuola locale, inspiegabilmente chino sulle scartoffie burocratiche, passivo dinanzi alle direttive promanate dall'alto, direttive troppo spesso sprezzanti della dignità meridionale.

Dove sono i docenti? Dove sono i dirigenti scolastici (Non cito gli studenti perché sicuramente, la maggioranza di essi, starà guardando Uomini e Donne...)? Dobbiamo forse chiedere loro cos'è la Magna Grecia, cos'è la Regginità? Dobbiamo pensare che dei laureati in Lettere, Storia e Filosofia (si spera!) ignorino Anassila, Teagene, Pitagora, Caronda e Zaleuco? Educheremo i figli senza la spina dorsale della MEMORIA, senza coscienza della nostra IDENTITA'?

Che senso ha dunque raccontare di grandezze perdute quando intorno regna sovrana l'indifferenza, mentre rimaniamo attoniti ad attendere le razzie dell'ennesima colmata longobarda?

La Regione Lombardia finanzia produzioni cinematografiche scadenti e strumentalizzate come “Barbarossa” (ne abbiamo già parlato in un precedente quanto inascoltato intervento) o la serie di documentari, altrettanto scadente, inattendibile e politicizzata, nota come “Pazzi per la storia” (ove vengono ricostruite le più “grandi” battaglie combattute dagli eserciti dei Comuni settentrionali), in onda nientemeno che su History Channel; tutte, monumentali, panzane che mirano a giustificare il possesso ab antiquo dell'egemonia politica, culturale ed economica dell'intero stato italiano.

Frattanto noi, che così tante conquiste abbiamo fornito alla civiltà umana, rimaniamo oziosi ed inebetiti ad ingoiare l'ultima serie di bocconi amari. Il poeta reggino Licofrone (Alessandra, v. 1281) avrebbe detto che “Un tal numero di mali insopportabili patiranno quelli che si preparano a distruggere la patria mia”; ma, probabilmente, siamo noi stessi, forti di tal suicida senso di servilismo, a demolire la patria dall'interno, nell'attesa di recidere del tutto quel sottile filo d'anima che ancora ci lega al nostro luogo natio.

mercoledì 3 febbraio 2010

Una filastrocca per combattere il mondo del gossip

Considerate la televisione spazzatura al 99%? Il Grande Fratello fa più ascolti della partita della Nazionale Italiana di calcio? Non riuscite a spiegarvi perché i politici si infangano con donne di malaffare che poi ottengono un enorme spazio mediatico ed una luminosa carriera nel mondo dello spettacolo senza averne i meriti?

A prescindere dal fatto che – se non si ha nulla da nascondere, nella vita privata come in quella pubblica, difficilmente si finisce in pasto ai cacciatori di scandali - bisogna rendersi conto che il gossip, oggigiorno, riesce a smuovere le coscienze dei cittadini più della cronaca, più delle migliaia di morti vittime del terremoto ad Haiti.

Finché ci saranno interesse e ritorno economico nel seguire il fascino nauseabondo dell'immondizia diffusa dai mass-media, le vostre eventuali rimostranze rimarranno vane. Continueranno a distogliere l'attenzione del pubblico dai problemi e dalle tematiche più urgenti concentrandosi sui Corona, sulle D'Addario, sulle sgavettate alla ricerca spasmodica di notorietà, sulle finte coppiette del red carpet.

Perché, in fondo, l'intero “sistema del gossip” si basa su una nuova legge di vita, comprovata dalla assoluta mancanza di spirito critico che caratterizza la maggioranza della società odierna: LO SPORCO PIACE!

Dimostriamo e comproviamo questo principio con la forza di un esempio: l'individuo medio del XXI secolo – spesso caratterizzato da una cultura media (essenzialmente nozionistica) – addestrato dalle massicce campagne pubblicitarie e disorientato dal crollo vertiginoso dei valori un tempo fondanti del vivere (famiglia, amicizia, amore, religione o politica), se vede due donne che si accapigliano, rimane divertito a gustarsi la scena.

Su tale, apparentemente stupido, fondamento si costruisce l'inattaccabilità e la resa economica del sistema del gossip; una macchina che macina milioni di euro, fondata sull'ipocrisia o sulle voglie represse degli esseri umani.

Il rimedio? Fermo restando che la nostra generazione, in parte, ha già clamorosamente fallito, propongo ai lettori una filastrocca significativa, seppur banale quanto le peculiarità del sistema summenzionato; un sistema che va dunque combattuto imitando il suo punto di forza – la disarmante semplicità - al fine di risvegliare lo spirito critico fra le generazioni future.

Se mancherà il pubblico di supporto, l'economia del mondo gossipparo crollerà come un castello di carte; l'importante è, ancora una volta, CONOSCERE, DISTINGUERE ed EDUCARE.


Alla gente piace la feccia (*).

C'è feccia ovunque nel mondo di oggi;

ma la feccia, nel mondo, c'è sempre stata.

La verità è che alla gente, oggi, la feccia piace più di ieri.

L'unico modo per evitare la feccia,

probabilmente,

è educare i bimbi

affinché possano riconoscere la feccia dalla puzza.


(*)Onde evitare stupidi fraintendimenti o strumentalizzazioni varie, precisiamo che per feccia si intende il prodotto di scarto di un processo (vi invito a verificare il tutto, consultando un buon vocabolario della lingua italiana)

lunedì 1 febbraio 2010

Comunicazione

Nei giorni scorsi, ho ricevuto numerose proposte di adesione ad associazioni, circoli e comitati della zona di Reggio Calabria e provincia; sono stato contattato personalmente, ma anche avvisato tramite terze persone (situazioni che mi permetto di non gradire, essendo un fervente sostenitore delle interazioni de visu).

Colgo l'occasione per ringraziare tutti per il pensiero – del quale mi sento onorato e lusingato – ma, per via di una scelta personale, dolorosa, nonché invariabile, ho deciso di non affiliarmi ad alcun tipo di gruppo, sia esso politico, culturale, artistico o ricreativo.

Le motivazioni di tale scelta spaziano dalle cause logistiche – impegni lavorativi improrogabili che non si conciliano con i tempi e i luoghi di riunioni, organizzazioni di eventi ed ogni tipo di attività solitamente richiesta dai consigli direttivi delle suddette collettività ai suoi appartenenti – a quelle ideali. Difatti, sulla base della mia formazione culturale e professionale, sulla quale si fondano i miei interessi – ricerca storica e divulgazione al pubblico del plurimillenario patrimonio di memorie reggino – preferisco assumere personalmente la responsabilità delle mie azioni, agendo ed interagendo con gli enti pubblici e privati, o semplicemente con gli appassionati di antichità, da “battitore libero”.

Questa doverosa presa di coscienza non esclude la possibilità di poter collaborare ESTERNAMENTE con tutti voi, impegni lavorativi e di studio permettendo, in qualità di referente nell'ottica di incontri culturali, seminari o convegni, ossia i miei reali ambiti di competenza indicati supra. Sono tuttavia graditi previ e personali contatti per concordare il tutto.

Avere scritto, in passato, il libretto di un dramma teatrale – cosa che non rinnego, cogliendo l'occasione per ringraziare il mio carissimo amico, nonché grande compositore, Francesco Tripodi per la grande opportunità concessami – non significa che io sia disponibile ad impegnarmi in attività artistiche. In questa particolare fase della mia vita, ho scelto coscienziosamente di DIVULGARE e di non INTRATTENERE, fermo restando il mio rispetto verso qualsiasi forma sincera e disinteressata di manifestazione artistica volta a legittimare e nobilitare le capacità creative degli esseri umani.

In definitiva, per tutto ciò che esula dai miei interessi prioritari e dalle mie competenze, vi prego di rivolgervi a persone più capaci o idonee del sottoscritto. So già che questa comunicazione sarà identificata, specie nell'ambiente in cui risiedo (che, purtroppo, non è Reggio...), come una boriosa dimostrazione di superbia; tuttavia al sottoscritto preme parlare chiaro, senza quelle diplomazie o quelle logiche clientelistiche che, ogni giorno, cerca di combattere, al fine di potere cooperare, mettendo se stesso e gli altri nelle condizioni ottimali per crescere ed arricchirsi vicendevolmente, ai comuni obiettivi di comprensione, valorizzazione e divulgazione della storia e delle tradizioni dei padri.