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domenica 31 gennaio 2010

Licofrone, il poeta che predisse la grandezza di Roma

Un giorno i discendenti,
trofei nel primo premio nelle lance,
renderanno di nuovo illimitata
la gloria dei miei avi
conquistando potere e signoria sulla terra e sul mare
.”

Si tratta di una prefigurazione della trionfale ascesa di Roma, quel paludoso villaggio di pastori che riuscì a conquistare il mondo. La maggioranza dei lettori avrà già avuto modo di leggere versi come questi spulciando fra le profezie post eventum contenute nell'Eneide di Virgilio, opera volutamente celebrativa del neonato principato augusteo.

L'autore del passo visse, in realtà, nella prima metà del III secolo a.C., quando Roma – che pure risultava vincitrice nell'annoso scontro coi Sanniti (di etnia osco-campana come i Bruttii e i Mamertini che allora minacciavano i Greci del Meridione), alleandosi poi con le poleis di Magna Grecia superstiti ed entrando infine in guerra con Pirro, un sovrano che in Ellade paragonavano, per virtù e capacità militari, nientemeno che ad Alessandro Magno – non era ancora divenuta la più grande potenza del Mediterraneo; si trattava inoltre di un poeta che viveva a Reggio, Licofrone.

Nativo di Calcide, Licofrone fu adottato da un reggino, lo storico Lico. A lui vengono attribuiti numerosi poemi drammatici oltre all'Alessandra, una raccolta di profezie in trimetri giamblici (tecnicamente un grifo, cioè una raccolta di enigmi) che prende il nome della celebre principessa-veggente troiana, condannata dal dio Apollo a non essere mai creduta. Un'opera originale in cui trovano spazio una profonda conoscenza della mitologia, della storia e della letteratura greca, elementi combinati con un gusto perennemente orientato all'utilizzo di metafore e similitudini, accordate con un linguaggio raffinatamente ricercato.

Al pari di molti altri grandi personaggi che appartengono al plurimillenario repertorio di memorie della nostra provincia, Licofrone viene sostanzialmente ignorato dalla didattica scolastica. Prospettive irritanti, che rendono giustizia dell'ormai irreversibile processo di imbarbarimento della cultura in atto, un dramma legittimato dalle stesse direttive del Ministero della Pubblica Istruzione, sempre pronto a svilire la conoscenza delle discipline umanistiche in favore del nozionismo inadeguato che sfoggiano i nostri maturandi.

A noi non resta che affidare il ricordo, volutamente sintetico, di Licofrone alla divulgazione, nella speranza di poter stimolare l'attenzione e la curiosità del pubblico verso la ricerca delle nostre radici storiche sempre più avvolte nel manto pallido della dimenticanza.

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