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mercoledì 9 dicembre 2009

Taureana e San Fantino

La provincia di Reggio Calabria presenta numerosi siti di elevato interesse archeologico, alcuni dei quali – Castellace di Oppido Mamertina o Taureana di Palmi – restituiscono materiali databili dall'età protostorica sino alle soglie della modernità.
Il pianoro di Taureana, zona di grande valenza strategica, situata a ridosso di un eccellente approdo , fu caratterizzato già durante l'età del Bronzo da un insediamento ascrivibile alla facies Ausonia, sulla base dei reperti ritrovati in loco, confrontabili con quelli, della stessa tipologia, rinvenuti a Lipari e Milazzo. Degli Ausoni resta traccia di affascinanti mitologie, relative al regno di Eolo e dei suoi figli, uno dei quali – Giocasto – venne sempre considerato il primo fondatore di Reggio.
L'arrivo dei Greci di Rhegion – la cui chora (territorio) si estendeva dal Palizzese sino al corso del fiume Metauros/Petrace – coincise con la realizzazione, nel sito, di un chorion (un centro fortificato), da identificare con la possente città di Taisia, citata dallo storico Diodoro Siculo.
Dopo il 387 a.C. - anno della sconfitta di Reggio ad opera di Dionisio I di Siracusa – la roccaforte di Taisia venne occupata da una guarnigione di mercenari osco/campani (stessa etnia di quelli stanziati da Dionisio a Mamertion (Oppido) ed in altri luoghi strategici del territorio reggino) che avevano combattuto per il tiranno. Taisia divenne nota come Taureana, dalla denominazione dell'animale sacro dei barbari, il toro; dei Tauriani ci rimangono, insieme alla fama di guerrieri spietati, i possenti cinturoni in bronzo rinvenuti nelle aree funerarie locali.
A questo luogo si lega inoltre la memoria storica e leggendaria di uno dei più antichi santi calabresi, Fantino il Cavallaro, vissuto a cavallo fra il III e il IV sec. d.C. Costui era, secondo la tradizione, lo stalliere di un possidente del luogo, Balsamio.
Il dato più interessante della sua agiografia è fornito dal famoso miracolo del fiume Metauros; un fiume già protagonista di altre, remote, leggende, in quanto l'attuale Petrace si identifica con il “fiume nato da altri sette fiumi”, legato alla purificazione di Oreste della versione magno-greca dell'omonimo mito, raccontata dal poeta Stesicoro. Si dice di San Fantino – con evidenti analogie col celebre passaggio del Mar Rosso di Mosè – che riuscì a separare le acque del Metauros in tempesta col solo tocco del suo frustino, al grido di: “Apriti Metauros, è Fantino, servo di Dio, che te lo ordina”.
Sulla tomba di Fantino – forse, in origine, la stessa residenza romana di Balsamio – venne poi edificato un luogo di culto, divenuto celeberrimo in età medievale; si tratta della suggestiva chiesetta sotterranea di Taureana, presumibilmente parte – come sembrano dimostrare le recentissime indagini archeologiche in proposito – di un monastero più grande.
Gli ambienti presentano tracce di distruzione cruenta e, nonostante molti eruditi si affannino ad attribuire tali devastazioni alle scorrerie saracene del IX-X sec., nessuno mi toglie dalla testa – finché delle valide argomentazioni scientifiche non mi convinceranno del contrario – il nome dei veri esecutori dello scempio dei monasteri greco-ortodossi del Meridione: i Normanni, ovvero i primi di una lunghissima serie di colonizzatori destinati a depauperare la nostra terra dei suoi più floridi tesori.

In foto, particolare della chiesa di San Fantino a Taureana di Palmi

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