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lunedì 28 dicembre 2009

La battaglia della Sagra

La battaglia della Sagra - un fiume situato nel territorio di Kaulonia (da non identificare con l'attuale cittadina di Caulonia, ma con il sito di Monasterace Marina, celebre per i suoi templi sommersi), oggi identificato con il Torbido o l'Allaro - è una delle più celebri battaglie della storia dell'antica Grecia. Uno scontro del quale sono pervenuti soprattutto gli aspetti leggendari, come il particolare delle acque intrise di sangue delle migliaia di caduti.

L'episodio si origina, presumibilmente, fra il 560 e il 535 a.C.; i Crotoniati attaccano la città di Locri, rea di aver coadiuvato, qualche anno prima, Siri, nel corso delle controversie occorse con la polis del Capo Lacinio che, poco tempo dopo, ospiterà Pitagora fra le sue mura. Crotone attacca Locri con un esercito di centotrentamila uomini - una cifra certamente esagerata che, probabilmente, tiene conto del numero complessivo degli abitanti distribuiti nel vasto territorio crotoniate - mentre gli avversari non sono più di dieci-quindicimila, compresi i mille uomini della guarnigione di frontiera inviati da Reggio, che teme per la sua stessa integrità.

Il terreno dello scontro coincide col punto di guado della Sagra, una zona presumibilmente angusta, in cui la superiorità numerica dei Crotoniati non riuscì a prevalere sulla determinazione e il coraggio di Locresi e Reggini, che combattevano per la salvezza della propria città e dei loro beni, immediatamente collocati dietro la formazione compatta dei propri eserciti.

Un antico cronista racconta che i Dioscuri, i gemelli divini Castore e Polluce - le cui superbe statue equestri potremo presto rivedere presso la nuova location espositiva di Palazzo Campanella - apparvero miracolosamente fra le file della falange locrese, incoraggiando lo sforzo decisivo per ottenere la vittoria. Fra i Locresi, d'altronde, abbondavano le superstizioni, se è vero che si usava lasciare un posto vuoto nella prima fila dell'esercito locale, per far posto al fantasma di Aiace d'Oileo, l'eroe omerico originario della Locride di Grecia da cui discendevano gli stessi coloni italioti.

Mitologie a parte, dopo la battaglia della Sagra, i Locresi intrapresero una politica aggressiva – per esempio, la conquista della piazzaforte commerciale di Matauros/Gioia Tauro - che li portò alla rottura dei rapporti coi Reggini, preludio ad uno stato quasi continuo di belligeranza fra le due città confinanti, destinato a culminare durante l'era della tirannide anassilaide nella città dello Stretto (494-476). L'esercito reggino, nel corso del 477/76, si fermerà ad un passo dalle porte di Locri, grazie all'intervento diplomatico del tiranno siracusano Ierone, mentre le fanciulle locresi erano già state votate alla prostituzione sacra presso il tempio di Persefone. Imboscate e scontri di frontiera fra Reggini e Locresi, sul versante ionico di Capo Spartivento, erano all'ordine del giorno, se è vero che sono state riportate alla luce numerose postazioni di controllo per sentinelle, oltre ad una sorta di “caserma” permanente, nel Palizzese.

I Reggini svilupperanno un sistema ottimale di controllo della arterie viarie terrestri e marittime, di cui resta testimonianza nelle rovine di Serro di Tavola, nell'odierno territorio comunale di Sant'Eufemia di Aspromonte, un fortino posto a guardia dell'itinerario montano per Gambarie.Non è difficile rievocare il cozzare metallico degli scudi di bronzo, le due falangi serrate che si affrontano all'ultimo sangue, i gloriosi retaggi di una storia orgogliosa, perennemente in grado di raccontarci le epiche gesta dei nostri padri.


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