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martedì 3 novembre 2009

Il Crocifisso e la decisione della Corte Europea

Basta guardare un telegiornale per rendersi conto del livello scadentissimo in cui versano parte dell'opinione pubblica e della classe politica dirigente.
Mi riferisco alla decisione - destinata a fare scalpore - della Corte Europea, legata alla rimozione dei crocefissi dalle aule scolastiche. Un atto di barbarie, ancora più paradossale perché si lega ai luoghi di diffusione del sapere: nuove forme di oscurantismo che approdano nelle aule scolastiche.
Qui non si tratta di radici culturali o storiche. Non c'è nulla di più labile del concetto di "radice", specie quando applicato ad un'entità spaziale estesa ed eterogenea - quale l'Europa intera - o lassi di tempo plurimillenari. Non è questo, a mio parere, il punto. La Storia è un'indagine scientifica basata sulla comprensione del continuo ed incessabile cambiamento della vita, non una categoria immutabile di principi arbitrari. Si può comprendere dalla diversità, a patto di non svuotare del senso originario un'idea, specie se tale idea è legata ad un fattore così soggettivo ed intimista come la religione.
E' chiaro che questa decisione attribuisce al crocifisso un valore identificativo di carattere etnico, ma non religioso, davvero troppo lontano dall'originario messaggio salvifico di Amore della cristologia. Così, le onnipresenti strumentalizzazioni hanno trasformato una rivelazione d'amore universale nell'ennesimo focolare di contrasto fra gli esseri umani; in altri termini, ci si muove sempre sul terreno paludoso dell'intolleranza: il crocifisso non è più il ricordo del sacrificio di Cristo per redimere l'umanità, ma una bandiera macchiata da lordure politiche.
In secondo luogo, se proprio dobbiamo parlare di smarrimento di "radici", allora diciamo che abbiamo dimenticato soprattutto la lezione illuminista di Voltaire e Benedetto Croce: il diverso si comprende, non si giustizia. Questo vale per il crocifisso, e per ogni manifestazione, materiale o ideologica di fede o cultura. Come si può, all'interno di un'istituzione scolastica - che sulla carta deve educare, condividere, comprendere - percepire il crocifisso come "fastidioso per gli appartenenti ad altre confessioni religiose o per gli atei" ? Ma stiamo scherzando? Non deve l'istruzione aprire al dialogo? Sono queste le forme di integrazione alle quali aspira la società moderna? Questa è la cultura che arricchisce?
Dipendesse da me, io metterei, accanto al crocifisso, la mezzaluna islamica, il Buddha, la Stella di Davide, ed ogni altro simbolo religioso che aiuti a comprendere che, in fondo, l'importante non è la divisione in schiere armate, quanto la comunanza dei principi morali e caritativi, le sole radici che abbiamo effettivamente perduto. L'indagine storico-comparativa sulle religioni, dall'animismo ai grandi monoteismi, se divulgata in maniera metodica, aiuterebbe davvero gli studenti a smascherare le strumentalizzazioni che spesso si celano dietro un titolo-bomba o una sentenza capziosa. Ma questa è un'utopia. Perché il crescente allontanamento della società moderna dalla cultura riesce spesso a trasformare persino la religione in un terreno di scontro politico, perché le masse non riescono più a decifrare la sostanza delle cose.
Oggi, l'oscurantismo ha cambiato denominazione e forma, assumendo la fisionomia inquisitoria dei giudici della Corte Europea. Non rimane altro da fare che rendercene conto. E magari vergognarci di chi, istituzionalmente, rappresenta il popolo europeo.

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