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mercoledì 14 ottobre 2009

Una riflessione sul caso Venditti


Ho avuto modo di seguire sia il penoso servizio televisivo andato in onda il 13 ottobre sulle Iene, sia l'intervista radiofonica rilasciata da Antonello Venditti a Gianni Baccellieri ed andata in onda su Radio Touring. Il cantautore romano continua a portare avanti una penosa difesa ad oltranza riguardo le ormai note parole che ha pronunciato sulla Calabria.
L'artista intende scusarsi per le modalità espressive ma non, si badi bene, per il concetto in sé, in quella che - parole sue - voleva essere una dichiarazione d'amore alla nostra regione. Un approccio sentimentale, certamente scadente, nei modi e nei termini utilizzati; e, di fatto, Venditti ha fatto la fine dello spasimante respinto. A suo dire, quelle parole apparentemente ingiuriose non erano che una forma di denuncia, da parte di una personalità appassionata ai problemi cronici della nostra terra, per altro espresse attraverso una canzone-preghiera, "Stella".
Premetto che, personalmente, ho creduto sempre poco alle pretese di impegno sociale degli artisti. Ritengo infatti - e torno a precisare che si tratta di un'opinione soggettiva - che le supposte "denunce" da parte di personaggi che guadagnano moltissimo rispetto alla maggioranza silenziosa dei lavoratori, immensi sino alle caviglie negli acquitrini della routine, non siano altro che astuti stratagemmi per guadagnare consenso e quindi successo economico; se esistono le eccezioni, e mi auguro davvero che ci siano, sono conferme alla regola.
Il caso Venditti deve costituire, comunque vada, un'occasione per riflettere sull'immenso potere mediatico e propagandistico, oggigiorno in mano agli artisti. La società moderna venera cantanti, ballerini o comici come idoli tribali, specie quando si ergono a giudici ed incitatori dei mali che affliggono la società. E' chiaro che qualsiasi loro cenno influenza le azioni e le riflessioni del pubblico. Perciò questo immenso potere deve essere necessariamente gestito in maniera responsabile: se non c'è uno sfruttamento consapevole e coerente di questa specie di carisma, diventa inutile lamentarsi delle critiche quando ci si imbatte in un'uscita poco elegante o in una irrimediabile gaffe.
Caro Venditti, tale è il lato negativo del tuo lavoro e del tuo impegno sociale. Devi assumerti le responsabilità di quello che dici e, soprattutto, di come lo dici. Altrimenti dovresti lagnarti per tutti i dischi che hai venduto quando parlavi di lotta di classe, del sessantotto ecc.; e, se non sbaglio, non è la prima accusa di incoerenza che ricevi e, qualche sassaiola, l'hai buscata anche tu, negli anni Settanta, e proprio da quei movimenti di protesta di cui ti ostini a dichiararti paladino. In un altro mondo, un padre di famiglia che manda avanti la baracca con mille euro al mese avrebbe più credibilità di te davanti alle masse quando parla di problemi sociali; ma "questo è quel mondo, onde cotanto ragionammo insieme?" - domanderebbe Leopardi. Si è proprio questo.
Ma torniamo alla tua "denuncia", caro Antonello. Non riesco ancora a comprendere come un giovane calabrese possa trovare speranza e conforto nelle tue frasi disfattiste, né quale oscuro invito a rimboccarsi le maniche si nasconda dietro la tua dichiarata assenza di cultura e di arte in Calabria. A me sembra piuttosto la storiella del generale che esorta i soldati ad avere paura della battaglia o, ancora meglio, quella del medico che spaventa i suoi pazienti enfatizzando i sintomi delle patologie.
Personalmente, nessuna ulteriore arrampicata sugli specchi mi convincerà ad attribuire alle parole di Venditti un senso diverso da quella che probabilmente era l'intenzione reale dell'artista: ingraziarsi il pubblico siciliano attraverso uno squallido miscuglio di luoghi comuni e logiche campanilistiche, volte a sfruttare le tradizionali rivalità fra le due regioni. Un discorso più incline ad un derby calcistico che ad un concerto, giudicato divertente soltanto quella signora imbecille che rideva sonoramente alle battute di Venditti, comodamente sbracata nelle prime file.
Questo è il mio pensiero. Non mi sembra ci sia molto materiale per montare un caso ad personam, come il cantautore continua a sostenere, accusando la redazione di Strill.it. Per tali ragioni, è opportuno chiudere qui le polemiche. Io rimango della mia idea. Per me, Venditti è soltanto una persona che probabilmente sopravvaluta le sue reali capacità di comprensione dei problemi oggettivi del Meridione e delle modalità ottimali per la loro risoluzione. Ma un invito ai miei lettori vorrei comunque lanciarlo: diffidate sempre da queste tipologie di "artisti".

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