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domenica 11 ottobre 2009

Su Venditti e la nascita dell'alfabeto latino


Come molti miei conterranei ho appreso dalla stampa delle ingiuriose dichiarazioni rilasciate, nel corso di un concerto tenuto in Sicilia qualche tempo fa, da Antonello Venditti, per brevità chiamato artista (e cito il titolo di un recente album del suo amico De Gregori) circa l'assenza di arte e cultura in Calabria; il suddetto artista ha inoltre sarcasticamente invocato il Padre Eterno, reo, a suo dire, di aver "creato" la nostra regione.
Il pubblico meridionale ha reagito, ragionevolmente, con sdegno a queste parole. Molte personalità della politica, della cultura e dello spettacolo, insieme a migliaia di calabresi, continuano a scagliarsi contro Venditti, minacciando o organizzando boicottaggi con oggetto i prossimi tours e il materiale discografico del cantautore romano.
Il paradosso è che, due anni or sono, in occasione del concerto tenuto da Venditti il 19 Agosto 2007 a Reggio Calabria, egli stesso aveva affermato di "sentirsi onorato" di esibirsi nella splendida cornice del Lungomare Falcomatà. Si trattava probabilmente delle solite, convenzionali, frasi di circostanza, pronunciate da un classico artista ex-sessantottino, deluso dal fallimento dell'obiettivo principale della sua generazione di fenomeni: cambiare il mondo.
Il mondo non è cambiato; tutt'altro. Chissà che Venditti non giudichi la Calabria colpevole di ciò. Opinione soggettiva e, come tale, rispettabilissima, seppur non si possa sottrarre allo scherno e alla confutazione. In fondo non sono che artisti: cantano, ballano e pontificano perché masse prive di capacità critiche li ascoltano come profeti del Terzo Millennio. E' in parte colpa di tali "artisti" se i terreni della propaganda politica si stanno spostando dalle tribune elettorali alle platee del Grande Fratello o di qualche altro talent show.
Ma torniamo al cantautore romano. Personalmente, ritengo opportuno non replicare alle esternazioni del Sig. Venditti, se non altro perché credo che, in questa vicenda, sia stato proprio lui il peggiore carnefice di se stesso. Chiunque esprima tali balordaggini si imbarca spesso in quella penosa situazione in cui ogni scalzacane fa la figura del grande oratore a confutare (mi viene voglia di utilizzare il termine dialettale "stuppare", nel senso di "far rimanere senza parole", in questa frase…) le posizioni del suo interlocutore. D'altra parte, non ci vuole poi molto, nel caso dell'autore di "In questo mondo di ladri".
Il sig. Venditti preferirà dunque ad un'altra vagonata di critiche e insulti, una simpatica storiella sulla nascita dell'alfabeto latino. E' opinione comune fra gli studiosi sostenere che i caratteri utilizzati nell'Antica Roma (tutt'oggi criterio grafico per la maggior parte degli scriventi) siano una via di mezzo fra il sistema alfabetico etrusco e quello greco-arcaico. I Latini (e quindi i Romani) avevano avuto modo di apprendere la scrittura greco-arcaica dalla vicina polis di Cuma; i Cumani utilizzavano, a loro volta, una peculiare tipologia scrittoria, l'alfabeto calcidese, adottato da tutte le città greche fondate da genti provenienti da Calcide di Eubea (nella penisola ellenica), così come Reggio e Zancle (Messina).
In altri termini, il sistema di scrittura latino deriva da quello etrusco e da quello greco-calcidese. Se il lettore mi consentirà di esprimermi con sillogismi impropri e linguaggi offensivi degni del miglior Venditti, direi quasi che, sotto sotto, stà à vedè che li Romani - in base alla proprietà transitiva - se so 'mparati a scrive grazie ai Reggini. Il problema, caro Antonello, è l'esatto opposto. Non mancano arte e cultura qui in Calabria. Semmai il dilemma è valorizzare e divulgare decentemente il nostro inesauribile serbatoio di memorie. E ricorda, se la società nel suo complesso, non solo calabrese, ma anche romana, milanese - io direi "italiana" - è ridotta ai minimi termini, grandi responsabilità spettano proprio agli "artisti" come te, che troppo spesso confondono un modesto palcoscenico per il più illustre dei pulpiti.

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