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lunedì 19 ottobre 2009

Reggio e la Scuola Pitagorica

L'investitura di Reggio a città d'arte e cultura è un fenomeno dalle radici plurimillenarie. Nella nostra città e nel nostro territorio operarono il primo storico di Occidente, Ippi, il primo grammatico, Teagene, e ancora poeti e scultori del calibro di Ibico, Clearco e Pitagora. Oggi parleremo di un altro Pitagora e delle più innovative delle sue idee.
Sin dalla primissima diffusione (fine del VI secolo a.C.) delle complesse dottrine mistico-esoteriche, propugnate dal filosofo originario di Samo (poi cittadino di Crotone e Metaponto), in Magna Grecia, Reggio rappresentò uno dei centri propulsori del Pitagorismo.
Risulta oggigiorno difficile elaborare una sintesi esaustiva di una corrente di pensiero assai complessa ed eterogenea. Banalizzando, si può dire che i Pitagorici costituivano una sorta di elite, operante in tutti i settori del sapere umano: scienza, politica, costume e religione. Credevano nell'immortalità dell'anima e nella sua trasmigrazione in altri corpi, dopo la morte biologica. Conducevano una vita austera e, in politica, affermavano il principio del più degno: erano i migliori per virtù ed ingegno ad occuparsi della conduzione degli affari pubblici.
La concezione pitagorica del moto armonico dei pianeti precorreva, in parte, l'eliocentrismo di Copernico, Keplero e Galilei, così come l'intuizione circa la sfericità della Terra.
Si tratta di conoscenze e divagazioni scientifiche che furono successivamente smarrite dalla cultura medievale. Senza addentrarci troppo nell'annosa e dibattutissima questione, ricordiamo che, nei secoli a venire, si scelse di credere e divulgare le teorie di Claudio Tolomeo (II sec. d.C.): un autore vantaggioso per almeno due motivi: non contraddiceva le Sacre Scritture, ma soprattutto era il più incompetente e credulone degli astronomi dell'antichità. Così, la Terra rimase per circa un millennio immobile al centro dell'universo, con tutti i corpi celesti a volteggiarle intorno.
Verso la metà del V sec. a.C., i Pitagorici vennero esiliati dalle principali poleis magno-greche, e Reggio divenne il loro luogo di asilo preferenziale, il più importante dei loro sinodi. Oggi, chiunque abbia voglia di ammirare un frammento originale in bronzo che raffigura, presumibilmente, il volto di Pitagora di Samo, può tranquillamente recarsi al Museo Nazionale della Magna Grecia, prima della sua biennale chiusura del 1 Novembre 2009.
Quanto a noi, vorrei concludere questo nostro ennesimo appuntamento settimanale con l'approfondimento della nostra Storia con l'affermazione di una dei principi cardine del Pitagorismo: l'ignoranza è la più bieca delle colpe.

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