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lunedì 7 settembre 2009

La verità su Omero e lo Stretto

Qualche tempo fa ho avuto modo di apprendere, grazie ad un noto programma televisivo in onda sulla rete pubblica, le disgraziate teorie di un emerito incompetente che pretendeva di identificare i luoghi dell'Odissea (e dell'Iliade) presso i pur sempre incantevoli fiordi della penisola Scandinava. Siamo alle solite: ingegneri malriusciti col pallino del successo editoriale che, emuli del paradosso di Dan Brown - "chi la spara più grossa, vende libri e si arricchisce"- non si preoccupano di scrivere e sostenere delle baggianate colossali; il problema è che poi il pubblico, pericolosamente disinformato, le recita a memoria come se fossero olio colato, con tanti saluti alla divulgazione e ad un proficuo processo conoscitivo del nostro passato. Chiedete ad un campione di cattolici praticanti che abbiano letto "Il Codice da Vinci" se Gesù Cristo era sposato ed attendete la risposta: vi assicuro che rimarrete sorpresi (l'indagine è stata già effettuata da un altro noto programma televisivo, per questo mi permetto di citarla).
I luoghi descritti nell'Odissea -Scheria, Ogigia, Scilla e Cariddi e tutti gli altri- furono inizialmente ambientati intorno alla penisola greca, nel mar Egeo. La ripresa dei lunghi viaggi marittimi di esplorazione, nel corso dell'VIII secolo a.C., coincise con un processo di ri-ambientazione delle località, cantate da aedi e rapsodi della madrepatria, nel selvaggio e lontano Occidente tirrenico: così, per esorcizzare i timori di correnti marine e di popoli inospitali, i marinai greci ambientarono miti, leggende e celebri episodi letterari fra la Sicilia e l'Italia Meridionale.
I navigatori provenienti da Calcide ed Eretria, due città situate l'una di fronte all'altra presso l'isola greca di Eubea, non soltanto localizzarono fra il Capo Peloro e la costa calabra le dimore di Scilla e Cariddi, ma, ricreando gli scenari e l'atmosfera delle loro patrie, fonderanno le poleis di Rhegion e Zancle (Messina), separate da un incantevole stretto che così tanto ricordava i lidi di partenza. Lo stesso Colombo, molti secoli dopo, avrebbe tentato di descrivere gli animali sconosciuti del Nuovo Mondo paragonandoli alla fauna della penisola iberica: l'ignoto spaventa di meno se viene ricondotto a cose e luoghi familiari.
Alla fine del V secolo a.C., lo storico ateniese Tucidide era già al corrente della suddetta ri-ambientazione, smentendo così categoricamente le idiozie di qualche ignorante scrittore a tempo perso dei nostri giorni. Scrittore a tempo perso che, per altro, fondava le sue argomentazioni persino sulle affinità toponomastiche fra le località menzionate da Omero e alcuni odierni paesi della regione Scandinava: così Troij ricordava Troia; peccato che il toponimo omerico corretto della mitica città sia Ilio e non Troia.
Ma lasciamo che siano le parole dell'antico storico greco a chiudere in bellezza questo articolo, sperando che i lettori più attenti non cadano nelle grossolane idiozie di qualche altro cacciatore di gloria mediatica, pronto a farsi pubblicità alle spalle della conoscenza.

" Questo Stretto è costituito dal braccio di mare che separa Reggio da Messene, dove la distanza fra la Sicilia e il continente è più breve; è questa la cosiddetta Cariddi; dove la tradizione segna il passaggio di Odisseo. Data l'angustia del canale, poiché vi si confondono le acque di due mari, il Mare Tirreno e il Mare Siciliano, e poiché vi si formano correnti, è facile spiegarsi come sia nata la fama che il tratto sia pericoloso. "
Tucidide, La Guerra del Peloponneso, IV, 24,5


(nella foto, confronto fra immagini satellitari, fra Calcide-Eretria, in Grecia, e lo Stretto di Messina)

2 commenti:

  1. ..e infattamente anche Noi avevamo i nostri MaliDubbi in proposito..
    leggi Qui: http://malanovablog.blogspot.com/2008/02/malanova-ndi-futtiru.html

    Grazie Natale!

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  2. Grazie a voi per l'attenzione! Ho letto... Questa è un'ulteriore conferma dei danni che possono provocare le ipotesi fantascientifiche come quelle dell'Ing. Vinci... (d'altra parte cosa volete aspettarvi da un ingegnere che legge Omero?)

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