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lunedì 28 settembre 2009

I Bronzi: un'ipotesi vincente?

Perché sono nudi? I Bronzi sono raffigurati nudi perché gli antichi scultori greci solevano rappresentare le divinità, gli eroi o gli atleti, privi di indumenti, secondo una concezione sacrale ed estetica del corpo umano che doveva cogliere il culmine della bellezza nella raffigurazione artistica. Scusate l'attacco diretto, cari amici, ma voi non immaginate quante volte, in occasione delle visite guidate che ho condotto al Museo Nazionale della Magna Grecia, mi è stata rivolta questa domanda stupida. La gente ha l'occasione, rara, di trovarsi di fronte due esemplari originali, in bronzo e non in copia marmorea romana, greci di V secolo a.C. e cosa fa? Si mette a guardare i loro attributi. Come se fosse una cosa strana vedere due corpi nudi nel mondo di oggi, dove basta guardare una pubblicità di abbronzanti in fascia protetta per assistere a ben altre "vetrine" ed esposizioni volgari delle nudità umane. Gli unici a non chiedersi il perché degli apparati riproduttivi al vento dei Bronzi, con mio sommo gaudio, sono stati, l'anno scorso, gli alunni di terza classe della Scuola Elementare "V. Morello" di Bagnara Calabra, onore a loro e alle loro insegnanti, che, più saggiamente, si sono concentrati sull'identità dei Guerrieri di Riace.
L'apparentemente banale domanda dei bimbi introduce il tema centrale di questo articolo: chi rappresentano i Bronzi? In passato si sono accatastate ipotesi su ipotesi, formulazioni attendibili si sono alternate a bestialità indecenti: Ulisse e Diomede, Tideo e Anfiarao, Castore e Polluce, ed ancora svariati nomi di divinità, eroi ed atleti. Devo dire che non è spuntato ancora nessun ingegnere elettronico (Felice Vinci, autore di "Omero nel Baltico", ormai famoso negli ambienti scientifici per essere l'unico "studioso" capace di confutarsi da solo…) ad identificare, in un best-seller, i Bronzi con Thor e Odino, Gianni e Pinotto o le gemelle Kessler; ma non sono mancate certamente le ricostruzioni assurde.
Recentemente, è stata avanzata un'altra, affascinante ipotesi ricostruttiva, avente il pregio di un meticoloso supporto in termini di attestazioni letterarie ed iconografiche del passato: i Guerrieri di Riace sarebbero, nella fattispecie, Eteocle e Polinice, protagonisti del ciclo eroico dei Sette contro Tebe. In base a questa teoria, elaborata dall'archeologo reggino Prof. Daniele Castrizio, i due personaggi richiamerebbero la versione magnogreca del celebre mito immortalato da Eschilo e Sofocle, composta da Stesicoro (poeta nativo di Metauros, antica Gioia Tauro, che abbiamo avuto già modo di citare in occasione dell'articolo dedicato al passaggio di Oreste nella Costa Viola), in cui i due fratelli, mentre stanno per affrontarsi in un duello all'ultimo sangue, vengono divisi dalla madre Giocasta, che si frappone fra di essi, mostrando loro il seno da cui entrambi si erano nutriti. In sostanza, i Bronzi farebbero parte di un gruppo scultoreo di cui sarebbe andata perduta la statua della madre Giocasta, oltre alle armi (elmi corinzi, scudi oplitici e lance) brandite da Eteocle e Polinice.
La scena drammatica, tratta dalla versione di Stesicoro a cui abbiamo fatto riferimento, si trova illustrata su alcuni sarcofagi attici che, effettivamente, raffigurano due guerrieri somigliantissimi ai Bronzi. Un passo di Taziano, inoltre, sembra far luce persino sull'identità dello scultore che aveva realizzato il gruppo di statue, il reggino Pitagora (nato a Samo, in Asia Minore e giunto, verso il 496-94 a.C., a Reggio, ove fu discepolo di Clearco).

« Infatti non è difficile che il fratricidio sia tenuto in onore presso di voi, che, vedendo le statue di Polinice e di Eteocle, non distruggete il ricordo di quell’infamia, seppellendole con il loro autore Pitagora » Taziano, Adversos Graecos, 34.

Pitagora è annoverato fra i più grandi scultori dell'antichità, insieme a Policleto, Mirone o Fidia, celebre soprattutto per l'estremo realismo, nella cura dei dettagli anatomici e descrittivi (evidenti nei Bronzi, basti pensare ai particolari delle vene, dei capelli o della stessa raffigurazione realistica degli accessori, dal porpax, il bracciale con cui veniva imbracciato lo scudo o la kynê, il casco di cuoio con paranuca indossato sotto l'elmo corinzio dalla statua B, anticamente il simbolo distintivo di comando degli strateghi) nella realizzazione delle sue opere. Se l'ipotesi del Castrizio coglie nel segno, i Bronzi di Riace sarebbero dei guerrieri eroizzati facenti parte di un gruppo scultoreo, custodito in Grecia, ad Argo, e realizzato da un'artista di cittadinanza reggina, miracolosamente ritrovati e rientrati a Reggio, la patria del loro scultore.
Ovviamente, i pannelli informativi presenti nelle stanze del Museo che ospitano i Bronzi non fanno ancora alcun cenno all'ipotesi Castrizio, pur dilungandosi sulle fasi del restauro e sulle illustrazioni delle altre ricostruzioni più datate (Rolley, Hollowey, Ridgway, Stucchi ecc.) e, solo le guide aggiornate sono in grado di informare il pubblico sulle acquisizioni più recenti in merito.
A proposito, auguro al nuovo sovrintendente la coscienziosità necessaria per prendere una decisione definitiva in merito alla questione della chiusura del Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria. Il rischio, di cui ho già avuto modo di avvertire i lettori, è di rimanere per un lunghissimo periodo (si parla di circa due anni) senza Bronzi. Ma qual è il problema? Abbiamo sopravvissuto per tutta la stagione invernale praticamente privi di collegamenti stradali, ferroviari ed aerei, cosa mai potrà farci la mancanza del Museo? Vorrà dire che i turisti si contenteranno di farsi ore ed ore di macchina fra strade dissestate e frane permanenti per poi venire a vedere le nostre belle facce floride, che tanto ricordano le nudità delle statue greche quando stiamo a rigirarci i pollici: almeno, avremo qualcosa di davvero spettacolare da offrire a quei pochi folli che vorranno avventurarsi in riva allo Stretto!


Nella foto, i Bronzi di Riace e, al centro, un sarcofago attico illustrato con l'episodio stesicoreo di Eteocle, Polinice e Giocasta.

1 commento:

  1. Questa ipotesi di Pitagora da Reggio come uno dei più probabili autori dei Bronzi è davvero affascinante oltre ad avere basi molto solide a quanto leggo, molto più di altre ipotesi.
    Si capisce quindi il legame inspiegabile che la città di Reggio ha nei confronti dei due guerrieri.
    Forse non si saprà mai con certezza la verità ma è chiaro che Reggio ha il sacrosanto diritto di custodire(e si spera anche di valorizzare come finora non è stata fatto) queste meraviglie con buona pace di tutti.
    Complimenti per il blog

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