SU QUESTO BLOG NON SI PUBBLICANO COMMENTI ANONIMI

lunedì 10 agosto 2009

L'Antica Rocca di Scilla

"…segue poi il promontorio Scylleaum, in posizione elevata, che forma una penisola con un piccolo istmo a cui si può approdare da tutte e due le parti. Anassilao, tiranno di Rhegion, lo fortificò contro i Tirreni, facendone una stazione navale; impedì così che i pirati attraversassero lo Stretto…”
Così scrive il geografo Strabone riguardo la rocca di Scilla. Già da diversi secoli, i marinai calcidesi, provenienti dall'Eubea della penisola greca e fondatori di Reggio e Messina, avevano localizzato presso le incantevoli rupi della cittadina del Tirreno, la dimora della mostruosa Scylla, che divora gli inermi compagni di Ulisse nel celebre canto di Omero.
Sul promontorio, un tempo dominato dal monastero di San Pancrazio ed oggi dal Castello Ruffo, sorgeva dunque una stazione navale, edificata dal tiranno reggino Anassila nei primi decenni del V sec. a.C. Con tale termine, i Greci intendevano essenzialmente un luogo di approdo, ove poter attraccare ed, eventualmente, effettuare interventi di riparazione sulle imbarcazioni. Una stazione navale serviva soprattutto come punto nevralgico di controllo delle rotte marittime, l'obiettivo principale della politica di Anassila che, difatti, si imporrà come signore assoluto dello Stretto, dopo aver conquistato Zancle/Messina.
Dobbiamo quindi immaginare ancorate, nelle acque di Scilla, numerose file di triere e pentecontere da guerra (rispettivamente tipi di imbarcazioni da attacco dotate di tre ordini di remi o di un'unica fila di cinquanta rematori), nonché grosse navi da trasporto e da pesca, ormeggiate sia nella baia della Marina Grande, che presso la splendida Chianalea, non lontano dall'odierno porto turistico. Durante la bella stagione, i letti dei torrenti in secca consentivano il trasporto del legname aspromontano e della pece, alcuni dei prodotti più rinomati del territorio reggino nel passato, impiegati per la costruzione e le riparazioni delle imbarcazioni. Scilla doveva quindi costituire una sorta di centro polivalente: fortezza, porto, cantiere navale.
Del resto, l'ottimizzazione della posizione geografica e delle risorse ambientali era, diversamente dagli sterili interventi politici odierni, la principale preoccupazione dei Reggini. La viabilità, specie fra Bagnara e Scilla, non è di molto migliorata rispetto al V secolo a.C.: i disagi dello scorso inverno lo testimoniano. Probabilmente, un greco della classicità non si sarebbe arrischiato di allargare gli angusti passaggi, scavati sulle scogliere a ridosso del mare: se avesse disposto delle competenze scientifiche di oggi, avrebbe costruito una bella galleria, oppure si sarebbe limitato a potenziare i collegamenti navali, dal momento che neanche in passato era gradita ai molti la prospettiva di percorrere la strada di Gambarie ("i giardini", in greco).
Io credo una delle illusioni più vane è la pretesa di voler imparare dalla Storia: ogni vita è segnata da una serie infinita di cambiamenti, esposti alla pura casualità degli eventi e, ahimè, alla stupidità degli esseri umani; non esistono i graduali miglioramenti o gli improvvisi peggioramenti, vagheggiati dai nostalgici cultori di Cicerone o Vico. Certamente, la categoria del buonsenso, adattata alle circostanze, non può essere soggetta agli sbalzi temporali o alla propaganda politica. A noi, inutili appassionati di antichità e di grandezze perdute, non resta altro che sperare nell'esercizio sistematico del buonsenso e della razionalità disinteressata, unici e veri fondamenti del rilancio economico, culturale e turistico della Costa Viola.

Nessun commento:

Posta un commento