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lunedì 3 agosto 2009

Il concetto di Regginità nel mondo greco

La Magna Grecia, nel pensiero comune odierno, si presenta come un'idea generica e sfuggente, legata ad un passato remoto che emerge soltanto da volantini turistici illustrati o denominazioni di sagre locali. Le responsabilità di questo graduale processo di rimozione della memoria spettano soprattutto a noi addetti del mestiere, che troppo spesso alziamo un muro di orgogliosa separazione dal pubblico degli appassionati, come se la divulgazione delle recenti scoperte non costituisca l'aspetto essenziale del nostro lavoro. La presenza opprimente di eruditi ampollosi e spesso incompetenti in materie umanistiche, avvocati ultrasessantenni in pensione, ingegneri o medici, che monopolizzano le pubblicazioni del settore e gli eventi culturali, con argomenti che la critica storica ha confutato da decenni, ha ulteriormente aggravato la situazione, resa già preoccupante dallo spaventoso crollo dei valori umani e culturali delle nuove generazioni. Personalmente non ho nulla contro gli eruditi - Schliemann, un facoltoso cultore di Omero, trovò le rovine di Troia armato solo dell'Iliade- ma ritengo che ognuno debba rispettare il proprio campo di studi, anche perché, se io scrivessi un libro sulle malattie infettive, sullo Statuto Albertino o sul processo di fotosintesi clorofilliana, da completo ignorante in materia, mi troverei giustamente sommerso dalle critiche di chi ha costruito la propria credibilità professionale sulla base di un lungo e faticoso processo di formazione culturale.
Spesso si afferma che "Reggio era una città greca": ma nessuno si è mai soffermato sul significato reale del termine polis o sul concetto stesso di regginità nel mondo classico. Il termine polis significa essenzialmente "città", intesa sia dal punto di vista fisico-urbanistico (templi, cinta muraria, edifici privati), sia in un'accezione che potremmo definire "ideale", nel senso che esisteva un legame inscindibile fra la polis e la comunità dei politai (i cittadini), per cui un uomo senza città veniva considerato una belva asociale. Dal punto di vista amministrativo, la giurisdizione della polis andava ben aldilà della cinta muraria urbana, estendendosi alla chora, il territorio circostante, che, nel caso di Reggio, spaziava dalla Piana di Gioia Tauro (il corso del fiume Petrace) a Palizzi, nella Bovesia.
Il polites (cittadino) è un adulto maggiorenne di sesso maschile che gode di pieni diritti politici, in ossequio all'ordinamento costituzionale (in greco politeia, termine anch'esso composto con polis=città) in vigore nella polis; le donne, gli schiavi e gli stranieri erano esclusi in partenza dall'acquisizione della cittadinanza. Gli ordinamenti costituzionali variavano da città a città: a Reggio erano i mille cittadini più ricchi a governare la città dello Stretto, tramite la Boulè (il Consiglio), i Tribunali e l'esercizio delle magistrature religiose e militari. Lo svolgimento della vita civile comunitaria era regolato in base alle leggi di diritto privato e pubblico attribuite dalla tradizione a Caronda di Catania, osservate in tutte le città Calcidesi (da Calcide di Eubea, una città dell'omonima penisola greca da cui provenivano gli antenati dei Reggini). Il tempo era scandito dalle festività cittadine, alcune delle quali (quelle legate al periodo della mietitura, per esempio) culminavano nella totale sovversione dell'ordine pubblico, con ampi margini di libertà a favore delle componenti sociali emarginate, come le donne o gli schiavi. La religione greco-cittadina era essenzialmente ritualistica e aveva il fine principale di ristabilire l'ordine civico e onorare gli dei, attraverso processioni solenni che percorrevano l'intero asse viario cittadino. La religione tradizionale non riusciva a colmare le esigenze spirituali del singolo: si trattava, più che altro, di un rapporto di reciproca convenienza: banchetti e sacrifici per propiziarsi il favore divino garantivano ai cittadini la possibilità di schivare castighi e punizioni, decise dall'Olimpo. L'antica ricorrenza delle Artemisie reggine non doveva differire notevolmente dalle odierne "feste di Madonna", specie per le manifestazioni isteriche, pacchiane e fortemente consumistiche che caratterizzano le forme prettamente "meridionali" di religiosità, diffuse oggigiorno nei nostri luoghi.
Proviamo a ricostruire insieme gli aspetti quotidiani della vita di un Reggino del passato. Immaginiamo che io sia nato in un villaggio agricolo sulle alture circostanti Bagnara, nel VI secolo a.C.; i miei terreni producono oltre trecento litri di olio annui, il che mi consente di rientrare nella fascia di reddito necessaria per godere dei diritti politici ed essere un Reggino (le classi meno abbienti costituivano la componente dei "liberi-non cittadini), pur essendo di fatto dei Reggini), con il diritto di sedere al Consiglio e propormi come giudice popolare, legislatore o stratego. E' chiaro che, per intraprendere la carriera politica, dovrei tralasciare la gestione diretta dei campi per recarmi, almeno quattro volte la settimana a Reggio, cosa che non tutti i possidenti allora potevano fare (specie se risiedevano a Pellaro, Palmi, Scilla o nei villaggi aspromontani), cosicché dobbiamo ritenere che le sedute ordinarie del Consiglio fossero frequentate raramente da tutti i Reggini con diritto di cittadinanza. Sarebbe quindi preferibile abitare in città, dentro le mura, anche perché così potrei frequentare il teatro, e questa settimana verrà rappresentata l'Orestea di Stesicoro. E se i nemici ci attaccassero? se gli odiati Locresi invadessero i nostri confini? Il cittadino greco non sa distinguere fra guerra e pace: la guerra è parte integrante dei suoi doveri di tutelare la propria famiglia e la propria città; essere un Reggino significa anche vestire la panoplia (l'armatura), brandire l'asta e lo scudo e prendere posto insieme ai miei concittadini nella falange.
Questi non sono che gli aspetti più semplici e superficiali che contraddistinguevano l'ormai perduto concetto di regginità, un'idea legata al patrimonio culturale del mondo delle poleis greche di Occidente. La riscoperta di questi valori, la possibilità di calarsi nella mentalità e nel costume degli uomini dello Stretto di oltre duemilaseicento anni fa, costituiscono delle ottimali modalità di divulgazione, molto più efficaci rispetto ai vuoti elenchi di date e fatti che spesso oscurano la comprensione reale del nostro passato.

1 commento:

  1. un concetto di regginità che ha pervaso tutta la storia della città, sia nel periodo greco, basta pensare alla difesa dal tiranno Dionisio fino allo stremo delle forze, che, successivamente, contro i saraceni.
    un concetto che, concordo, si è perso in epoca moderna. Reggio si è come spenta. ma si potrebbe riaccendere. almeno lo speriamo.
    Ti invito a leggere il libro di leggende di Marina Crisafi, FEBEA, Laruffa Editore, che parla proprio delle leggende reggine e della voglia di riscatto!
    Ciao

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