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lunedì 1 giugno 2009

I Normanni conquistatori e La Legazia Apostolica.

Sono trascorsi esattamente 950 anni della conquista normanna di Reggio (1.059 d.C.): scopriamo insieme chi erano davvero questi predoni francofoni ai quali la manualistica storica assegna spesso glorie e raffinatezze che probabilmente non meritano.
I secoli XI e XII sono caratterizzati da importanti aspetti per quanto concerne la storia della chiesa. In primo luogo la distinzione fra potere temporale e potere spirituale, dopo un periodo in cui il potere temporale regio e l’autorità spirituale del papa erano sembrate una tutto inscindibile. A partire dal pontificato di Urbano II viene affermato il carattere sacro e teologico del sacerdote; ne consegue che non ha più nessun rilievo il giuramento vassallatico di un vescovo o di un abate prestato ad un sovrano. Alessandro III e soprattutto Innocenzo III sanciscono la preminenza delle decretali pontificie sul diritto canonico; la stessa proprietà ecclesiastica viene ora giuridicamente definita appannaggio del papa quale successore di Pietro, che proprio in questi tempi tende a presentarsi come superiore agli altri vescovi.
E’ in questo contesto storico di renovatio che si colloca la conquista normanna della Sicilia (sviluppatasi nell'arco cronologico di un trentennio dal 1060 al 1090 circa). La cronaca di Goffredo Malaterra contribuisce a varare quella rilettura degli avvenimenti bellici nell’ottica di una sorta di provvidenzialismo animante le imprese del conte Ruggero. Questi, seppur animato dalla sete di dominio, viene presentato come un “cavaliere senza macchia”, un eroe pervaso da un’aura di sacralità che cresce progressivamente man mano che la conquista isolana viene ultimata. E’ Dio a servirsi dell’opera cristianizzatrice del conte, elevandolo a suo strumento. Bisogna notare che l’azione di Ruggero si svolge in un clima assai vicino all’ottica della “crociata”, all’interpretazione di essa come lotta per l’affermazione della vera fede contro i saraceni.
Difatti i Normanni in Sicilia costituiscono delle nuove diocesi o ne ripristinarono quelle antiche; la Chiesa siciliana viene identificata come “chiesa di frontiera”, nel senso che le diocesi sono poste in zone strategiche, i monaci assumono una missione evangelizzatrice, ma soprattutto è vasto il potere decisionale di Ruggero in questioni spirituali ed ecclesiastiche, caratteristica già dei carolingi e degli ottoni. Ruggero procede dunque alla cristianizzazione dell’isola senza tuttavia accennare ad alcuna autorità definita dal papa, seppur richiedendo sempre la consacrazione o la ratifica delle proprie azioni. Alcuni hanno visto nell’opera del conte delle procedure di “latinizzazione autoritaria o forzata”, specie a scapito del rito greco. Sicuramente, la latinizzazione della Sicilia costituisce un processo lento e graduale che tiene conto di fattori contingenti quali la collaborazione del clero greco alle logiche dei vincitori, la presenza di popolazioni a maggioranza greca o araba, non rifuggendo certamente da episodi di violenza ed intolleranza. La cronaca di Malaterra termina con la concessione pontificia a Ruggero della Legazia Apostolica con la bolla “Quia propter prudentiam tuam” (1.095). Secondo questa bolla Ruggero e i suoi successori vengono insigniti del titolo di legati pontifici in terra di Sicilia; si tratta di poteri piuttosto estesi che legittimano de facto una situazione già esistente: la politica di cristianizzazione normanna. Tuttavia va considerato che, definendo le funzioni di Ruggero quale legato pontificio, Urbano II riconduce giuridicamente l’azione del conte nell’ambito di controllo giuridico della Santa Sede.
Il parere degli storici, a questo punto, è divergente: il Fodale opta per un ridimensionamento della concessione della Legazia, sostenendo che la politica di Ruggero si giustificasse da sé, a prescindere dal riconoscimento pontificio. E’ probabile in realtà che Urbano II vide nelle direttive del conte un modo per espandere o ristrutturare l’autorità della Chiesa Romana nel Mezzogiorno di Italia e in Sicilia, tradizionalmente di cultura e rituali ellenici (soprattutto la Calabria, che dall'età classica sino al Basso Medioevo non hai mai smesso di parlare greco... la cosiddetta "ellenizzazione di ritorno", ovvero l'inverosimile prospettiva di una popolazione calabrese latinofona durante l'epoca imperiale romana che ritorna a parlare greco in corrispondenza alla reconquista di Giustiniano è una colossale panzana...). Si trattò, in altri termini, di una convergenza di interessi (incoronazione di Carlo Magno docet...): Ruggero ebbe modo di legittimare la conquista con l’espansione della cristianità nell’isola; il papa riconobbe il ruolo storico del conte, dando un volto giuridico alle sue azioni. A sostegno di questa tesi sta la consuetudine storica secondo cui i Normanni, di norma, cercano una base giuridica per giustificare le proprie azioni; non potendo rivolgersi all’autorità imperiale con la quale sono spesso in conflitto, individuano nel Pontefice romano il proprio interlocutore privilegiato, trasferendo per altro il proprio potere da una prospettiva locale ad una universale. La stessa ideologia del tempo considerava San Pietro come il sovrano di tutti i regni terreni; il papa, dal canto suo, non si lasciò sfuggire l’occasione di porre sotto la propria egida l’azione di Ruggero, rimanendo comunque sovrano spirituale dell’isola.

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