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martedì 21 aprile 2009

Le Risorse Giovanili Reggine e l'Avvenire

Non sempre le attitudini le passioni dei giovani reggini si coniugano con lo spazio lavorativo disponibile per estrinsecare le proprie potenzialità. Più sovente, le inclinazioni e il duro lavoro si scontrano con un panorama giovanile maggiormente incline alla commercializzazione di una sciocca apparenza, privata persino dei requisiti minimi della credibilità.
Così, moltitudini di ragazzi si sbracciano per imitare ed esportare i modelli tipizzati che la società, figlia di una crisi di valori piuttosto che di mezzi di sussistenza, richiede: attori e musicanti scolpiti nell’addome e nella gittata del ciuffo piuttosto che nella smania di perfezionamento del proprio talento; veneri danzanti dal desiato ritocco del chirurgo che antepongono l’incitamento di genitori comodamente seduti in prima fila a sciorinare applausi di circostanza o l’ardore di fantasmi allupati, attratti dalle troppo gentili forme in bella vista all’utilizzo razionale delle proprie doti; ai sempreverdi elemosinatori di lodi più superficiali dell’atmosfera, che preferiscono lo stolto elogio di facciata alla solida critica di impalcatura.
Selve di femminei o volgarmente virili stereotipi respiranti affollano oggi le anticamere di uffici comunali, associazioni culturali e sponsor privati, mendicando finanziamenti doverosi per realizzare le proprie iniziative. Come se tutto fosse dovuto all’intraprendenza non collimata dai contenuti, come se avessero dimenticato il sudore e le lacrime dei Calopresti, dei Leopoldo Trieste, dei Corrado Alvaro, dei Lorenzo Calogero o dei Cilea, solo per rimanere ai nomi imperituri di illustri conterranei che hanno dedicato coerentemente la propria vita all’arte e al sapere, costruendo con un duro ed incessante lavoro quotidiano la propria brillante professione.
Le leggi del mercato oggi sembrano richiedere i risultati senza fatica, il titolo senza notizia. Ma anche la legge più oggettiva necessita di svariate interpretazioni, di discrezione guicciardiniana, la diversità peculiarmente umana per cui infiniti comportamenti si adeguano ad altrettante, molteplici circostanze.
Ecco perché è naturale nonché necessario mostrare al mondo un altro versante, quello popolato da personalità solerti e meticolose nell’edificazione del proprio bagaglio conoscitivo, le cui espressioni artistiche o scientifiche sono il portato di improvvisazioni folgoranti o tacite meditazioni. L’Area dello Stretto è altresì ricca di differenti tipologie di giovani artisti o professionisti ansiosi di condividere la voglia di creare, comporre, interpretare, studiare e divulgare.
Penso a brillanti giornalisti con l’hobby della meteorologia come Peppe Caridi (che ancora non conosco di persona, a scapito di eventuali accuse di favoritismi, un onore e una potenzialità che purtroppo non posso permettermi…); virtuosi e preparatissimi fotografi come Saverio Autellitano, di cui ho recentemente apprezzato i lavori esposti presso la Galleria Leucò di Reggio Calabria; un imberbe programmatore informatico come Luca Barbara, non ancora maturando scientifico eppure in grado di realizzare softwares all’avanguardia; Francesco Tripodi, un compositore in grado di arrangiare, dirigere e rappresentare già due opere musicali, in barba all’assenza di fondi e di strutture ottimali; Salvatore Bellantone, filosofo attento alla comunicazione destinata al grande pubblico del proprio bagaglio interpretativo di autori sviliti dalle distorsioni politiche o religiose e dalle manualistiche scolastiche.
Questi sono solo alcuni nomi, già consapevoli di avere una ben più nutrita compagnia, ancora mancante per l’ignoranza di chi scrive. Queste sono le risposte alternative ai luoghi comuni che vedono ovunque masse informe di giovani informi, patologicamente carenti di espressioni originali. Sono nomi che conferiscono a questo articolo un senso diverso dallo sterile moralismo sallustiano che i lettori meno acuti non avranno certamente mancato di ravvisare, un senso che si rintraccia soltanto nella voglia e nell’estremo bisogno di valorizzare e certificare l’esistenza di una componente alternativa di risorse umane che esige meritocrazia ed attenzione, pur ritenendosi coscienziosamente e dignitosamente in competizione con prototipi scadenti e certamente condannabili dall’opinione corrente.

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