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martedì 24 marzo 2009

I legislatori nella Grecia arcaica

Il fenomeno delle legislazioni greche di età arcaica deve essere inquadrato all’interno della storia delle singole poleis greche: così molti aspetti della Rhetra spartana vanno studiati alla luce delle progressive conquiste della Laconia o della Messenia nel corso dei secoli VIII-VII a.C. E’ tuttavia possibile inquadrare il fenomeno sulla base di una prospettiva di ordine generale, considerandolo cioè come un momento culminante delle trasformazioni sociali che porteranno alla crisi delle aristocrazie greche, insieme ad una più precisa coscienza politica da parte dei membri della comunità.
Prima della metà del VII sec. a.C. le poleis elleniche non conoscevano ancora vere e proprie forme di legislazione: il diritto si raccoglieva in un coacervo di regole non scritte la cui interpretazione era affidata ad una completa arbitrarietà ad appannaggio di quelli che Esiodo chiama basileis dorophagoi, ovvero “re divoratori di doni”. Le tensioni sociali, favorite dal progresso economico di età arcaica, favorirono dunque la necessità di dotarsi di un corpo di leggi che sottraesse ad un ristretto gruppo il privilegio dell’amministrazione della giustizia. Emersero così le figure dei legislatori, che la tradizione ha spesso circondato di un’aura mitica; in realtà, come dimostra la stessa etimologia dei loro nomi (Licurgo significa “facitore di luce”, Zaleuco “il luminoso”), questi corpus legislativi appaiono spesso come il frutto di una stratificazione, ovvero leggi diverse accumulate in periodi storici diversi, poi attribuite all’opera di un personaggio leggendario, in modo da legittimarne l’autorità e il prestigio. In altri casi il legislatore è un aristocratico che agisce al di sopra delle fazioni, in qualità di esimneta, di pacificatore sociale, sul modello dell’ateniese Solone.
Se la grande Rhetra spartana di Licurgo non fu mai codificata, le leggi di Zaleuco o di Caronda di Catania (le cui leggi erano osservate nell’antica Reggio) erano invece esposte alla pubblica fruizione; dunque, il rapporto fra legislazione e scrittura è significativo nel mondo delle apoikiai, laddove una nuova fondazione si basa immediatamente su principi di eguaglianza e di controllo sociale, senza contare che proprio in quanto “città nuova”, l’apoikia non può essere caratterizzata dal monopolio giuridico dell’aristocrazia.

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