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sabato 28 marzo 2009

L'età aurea di Reggio: considerazioni storiche sulla monetazione di Anassila

Ecco la presentazione multimediale mostrata nel corso dell'incontro promosso dall'Associazione Culturale Anassilaos del 24 Febbraio 2009:
http://www.youtube.com/watch?v=Kuck_NVoI3o

martedì 24 marzo 2009

I legislatori nella Grecia arcaica

Il fenomeno delle legislazioni greche di età arcaica deve essere inquadrato all’interno della storia delle singole poleis greche: così molti aspetti della Rhetra spartana vanno studiati alla luce delle progressive conquiste della Laconia o della Messenia nel corso dei secoli VIII-VII a.C. E’ tuttavia possibile inquadrare il fenomeno sulla base di una prospettiva di ordine generale, considerandolo cioè come un momento culminante delle trasformazioni sociali che porteranno alla crisi delle aristocrazie greche, insieme ad una più precisa coscienza politica da parte dei membri della comunità.
Prima della metà del VII sec. a.C. le poleis elleniche non conoscevano ancora vere e proprie forme di legislazione: il diritto si raccoglieva in un coacervo di regole non scritte la cui interpretazione era affidata ad una completa arbitrarietà ad appannaggio di quelli che Esiodo chiama basileis dorophagoi, ovvero “re divoratori di doni”. Le tensioni sociali, favorite dal progresso economico di età arcaica, favorirono dunque la necessità di dotarsi di un corpo di leggi che sottraesse ad un ristretto gruppo il privilegio dell’amministrazione della giustizia. Emersero così le figure dei legislatori, che la tradizione ha spesso circondato di un’aura mitica; in realtà, come dimostra la stessa etimologia dei loro nomi (Licurgo significa “facitore di luce”, Zaleuco “il luminoso”), questi corpus legislativi appaiono spesso come il frutto di una stratificazione, ovvero leggi diverse accumulate in periodi storici diversi, poi attribuite all’opera di un personaggio leggendario, in modo da legittimarne l’autorità e il prestigio. In altri casi il legislatore è un aristocratico che agisce al di sopra delle fazioni, in qualità di esimneta, di pacificatore sociale, sul modello dell’ateniese Solone.
Se la grande Rhetra spartana di Licurgo non fu mai codificata, le leggi di Zaleuco o di Caronda di Catania (le cui leggi erano osservate nell’antica Reggio) erano invece esposte alla pubblica fruizione; dunque, il rapporto fra legislazione e scrittura è significativo nel mondo delle apoikiai, laddove una nuova fondazione si basa immediatamente su principi di eguaglianza e di controllo sociale, senza contare che proprio in quanto “città nuova”, l’apoikia non può essere caratterizzata dal monopolio giuridico dell’aristocrazia.

sabato 21 marzo 2009

Organizzazione Mostra Pittorica "Porthmos"

Stiamo organizzando per l'estate 2009 una mostra pittorica costituita da opere realizzate con qualsiasi tecnica, basate sulla filologica ricostruzione urbanistica e paesaggistica della città di Reggio e dei suoi scenari più evocativi (lo Stretto, le fortezze, i principali luoghi di approdo), così come dovevano apparire agli occhi degli osservatori più di duemila anni fa.
Lo scopo principale è la comprensione e la divulgazione del nostro patrimonio artistico e culturale. La mostra si terrà a Reggio Calabria. Chiunque sia interessato può contattarmi per mail.

martedì 17 marzo 2009

Gli uomini politici nel mondo delle poleis greche

Nel lessico greco non esiste un termine che designa l’uomo politico: il verbo politeùomai è infatti connesso a polis, così come l’espressione tà demòsia indica l’attività pubblica: in altri termini, pubblico e politico coincidono.
Il retore è “colui che parla”, “colui che prende l’iniziativa”, ovvero colui che prendeva regolarmente la parola in assemblea. Il demagogo era inizialmente un retore dotato di grande ascendente sulla folla; successivamente il termine finisce per indicare, specie nelle opere redatte dai critici della democrazia come Platone, un’accezione negativa, in riferimento a colui che sobilla il popolo grasso, sfruttandone l’irrazionalità.
Nell’Atene del V secolo a.C., spesso lo stratego, il capo militare, e il retore erano figure essenzialmente coincidenti: Pericle, Alcibiade, Nicia erano abili oratori ma anche esperti comandanti militari. Nel secolo successivo le due figure subirono un processo di specializzazione; gli strateghi si qualificarono soprattutto come capi militari di professione, spesso stranieri naturalizzati al comando di armate mercenarie, mentre i retori divennero sempre più politici di professione. Talvolta uno stratego poteva affidare ad un retore la difesa delle proprie posizioni in assemblea, altre volte il retore provvedeva a mettere sotto accusa gli strateghi, specie in caso di sconfitte militari. La stessa preminenza politica del capo militare declinò, nel corso del IV secolo a.C., a favore dei magistrati finanziari: così Licurco ricoprì ininterrottamente per 12 anni (338-326 a.C.) la carica di controllore delle finanze.
Sostanzialmente, gli uomini politici di spicco ad Atene furono reclutati sovente fra le file dell’aristocrazia, basti pensare a Pericle, Nicia o Alcibiade, anche se non mancarono figure di ex fabbricanti di lire come Cleofonte. Un’accusa ricorrente gravava su coloro che si erano arricchiti enormemente con la carriera politica; povero equivaleva, nel gergo politico a corrotto. I metodi di arricchimento personale potevano essere anche leciti, quali il soldo per gli strateghi , le corone d’oro decretate come onorificenze dall’ekklesia o la remunerazione degli ambasciatori.
La corruzione era di natura interna o esterna: i retori, nonostante leggi e giuramenti, ricevevano talvolta dora, doni e ricompense, per far approvare decreti, oltre ai frequenti reati di peculato. D’altronde spesso l’oro straniero, quello persiano in particolare, corrompeva ambasciatori e stranieri. Le ricchezze procurate in siffatto modo potevano servire, oltre a costruirsi sontuose residente, per finanziarie l’azione politica di una fazione.
Ovviamente non esistevano partiti politici, le fazioni erano costituite soprattutto dalle eterie, gruppi solidali di aristocratici coetanei, sancite da banchetti comuni. Un’eteria ben organizzata poteva influenzare le decisioni dell’assemblea o dei tribunali popolari. Nell’ekklesia le eterie potevano appoggiare o ostacolare i retori con applausi, tumulti e silenzi; inoltre, dato che il popolo seguiva spesso l’esempio di massa e, che le procedure di votazione si svolgevano per alzata di mano, bastava spesso collocare gli eteri e i loro sostenitori in posizioni strategiche per esercitare pressioni psicologiche sugli indecisi. Nei tribunali invece, si ricorreva spesso ai sicofanti o ai logografi celebri.

mercoledì 4 marzo 2009

Rhegion Calcidese

Ricostruzione della Polis di Rhegion così come doveva verosimilmente apparire nei secoli VI e V a.C. Sulla base dei recenti studi storici ed archeologici, le mura della città greca, prima della distruzione operata da Dionigi il Grande nel 387 a.C., non dovevano estendersi a meridione (verso il mare) oltre la via Possidonea. La zona dell'Acropoli era compresa fra le Colline degli Angeli e l'attuale Trabocchetto.L'area portuale era collocata presso la foce dell'Apsia-Calopinace, riparata dai venti grazie alla presenza del Promontorio Artemisio, meglio noto come Punta Calamizzi, sprofondato definitivamente nel 1563. Numerose erano le strutture templari attestate dalle fonti, Artemide, Apollo, Demetra, Zeus. Le aree destinate alla sepoltura erano situate oltre le mura, presso le principali arterie viarie.
video

Il concetto di Tirannia nel mondo greco: come sfatare un moderno luogo comune.

Il termine tyrannos è probabilmente di origine orientale e significa sostanzialmente “signore”, contrapposto al greco mònarchos, ovvero “colui che governa da solo”; questi termini designano quindi un potere personale assoluto, superiore a quello tradizionale del basileus, soprattutto perché non definito in prerogative concordate dalla comunità e perciò non basato sul consenso. Archiloco e Alceo utilizzano questo termine già nel VII sec. a.C. in accezione negativa, specie nei riguardi di Pittaco di Mitilene.
Sul fenomeno della tirannide arcaica possiamo contare sulle testimonianze di Tucidide ed Aristotele; il primo, connette la tirannide allo sviluppo commerciale dell’Ellade: il tiranno sarebbe quindi stato espressione della ricchezza che i ceti artigianali e mercantili accumularono nel corso del VII e VI sec. a.C., periodi in cui si datano la tirannide dei Cipselidi a Corinto o quella degli Ortogoridi a Sicione, prospere poleis dell’epoca. Diversamente, Aristotele individua nel tiranno, un capo militare, uno stratego che usa il prestigio della carica per imporre un potere personale; effettivamente Cipselo e Ortagora erano polemarchi, Pisistrato uno stratego. Quindi, in questo senso, il tiranno sarebbe stato espressione degli opliti, i ceti medi valorizzati dalla tattica militare: un’aristocratico che si allea con i ceti popolari contro gli interessi della propria classe di origine. Molto probabilmente le due tesi si completano a vicenda, nel senso che se Tucidide fornisce l’inquadramento cronologico della tirannide, Aristotele la inquadra dal punto di vista sociale.
In definitiva, la tirannide arcaica costituisce spesso un processo rivoluzionario che spezza il potere delle grandi consorterie aristocratiche legate alla terra. Spesso i tiranni rappresentavano, nell’ambito della democrazia, gruppi in qualche modo discriminati, come nel caso di Cipselo, figlio di un immigrato e di una donna Bacchiade che nessuno aveva voluto sposare. I tiranni mostrano interesse per i contadini poveri, promuovendo una ridistribuzione della proprietà fondiaria; procedono all’allargamento del corpo civico, come Clistere di Sicione che inserisce una quarta tribù in aggiunta alle tre tribù doriche già esistenti.; valorizzano i grandi culti sovracittadini o poliadi a scapito di quelli di eroi o divinità, normalmente gestiti dagli aristocratici.
La valutazione negativa della tirannide nella storiografia dipende soprattutto dal fatto che gli autori antichi erano espressione di quella aristocrazia che i tiranni avevano esautorato dal potere; inoltre, pesa molto le peculiarità delle tirannidi siceliote di V-IV sec. a.C., laddove Falaride di Agrigento o Gelone di Siracusa assumeranno una fisionomia espansionistica volta alla costruzione di uno stato territoriale ultrapoleico.
Nella maggior parte dei casi la tirannide non dura per più di una generazione: il tentativo di fare del potere assoluto e personale un potere ereditario innesca nuove staseis, al termine delle quali, si giunge ad oligarchie moderate o ad una vera e propria democrazia, come ad Atene.