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lunedì 17 novembre 2008

Le Origini del Mito


Il termine greco mito significa essenzialmente “racconto”, e designa una narrazione “tradizionale”, ossia accettata da una società/gruppo umano come “vera” e, che pertanto esprime nozioni e realtà ritenute valide a livello esistenziale. Nell’ambito di contesti religiosi di tipo politeistico, ossia implicanti un pantheon organico di personaggi sovrumani con personalità fortemente caratterizzate e dotate di specifici ambiti di competenza, si constata l’esistenza di complesse e raffinate speculazioni di carattere teo-cosmogonico, la cui caratteristica peculiare rispetto ai “miti di origine” propri delle culture cosiddette “primitive”, è appunto la presenza di riflessioni elaborate, relative all’origine del cosmo, degli dei, degli uomini (i miti d’origine prendono spesso come riferimento la figura dell’”eroe culturale”, che ha dato vita a quelli che sono gli elementi determinanti della società umana attuale, per poi ritirarsi in uno stato d’oziosità). Le caratteristiche comuni dei miti teo-cosmo-antropogonici di tali culture “alte” sono da ricercare anzitutto nella struttura iniziale di tipo caotico-evolutivo: alle origini si collocano infatti dei principi primordiali, archai, che rispetto agli dei dell’attualità non hanno una precisa personalità e, sono caratterizzati da un rapporto molto forte ed intimo con gli ambiti cosmici che presiedono. Dagli archai si passa alla creazione e all’ordinamento del mondo, realizzato spesso dalle generazioni divine più giovani, che spesso resistono ad un ultimo tentativo di ripristino dei prinicipi caotici, attraverso lotte cruente con personaggi di carattere mostruoso. Quando si fa riferimento a precise antropogonie, spesso si denota come l’uomo sia il frutto di “colpe antecedenti”, dalle quali deriva l’attuale rapporto con la divinità, come nel contesto religioso mesopotamico, dove l’uomo è creato per sostituire gli dei nel lavoro, e si configura pertanto come “schiavo della divinità”.
Gli aspetti grotteschi e cruenti delle narrazioni mitologiche molto spesso ne hanno determinato la condanna per es. da parte dei filosofi greci; i cristiani, in quanto professanti un tipo di religione che si pone come rivelazione divina per mezzo della figura storica di Gesù Cristo, ne espressero una condanna totale. Oggigiorno il mito ha ricevuto una rivalutazione, da parte di correnti di studiosi che affermano di poter ritrovare nelle narrazioni, se ben inserite nel contesto culturale e religioso dell’ambiente che le ha prodotte, delle “verità”. Gli “storicisti” ritengono di poter assegnare al mito una “verità esistenziale”, ma non “razionale”, ricadendo nel preconcetto della “stupidità primitiva”. Gli “irrazionalisti” invece auspicavano il mito inteso come unico mezzo di conoscenza valido, ossia la conoscenza irrazionale, mistica ed intuitiva; oppure un’altra tendenza è quella di accettare del mito la sola componente razionale, attraverso l’interpretazione allegorica e la ricerca di simbolismi. Probabilmente un metodo ottimale di procedimento è quello di non rifiutare nulla, né concedere troppo al mito; in altri termini ammetterne sia il riferimento alla verità esistenziale, sia la prospettiva mistica ed intuitiva, che la componente allegorica-razionale.
Un sistema interpretativo del mito assai diffuso oggigiorno, è quello proposto da Mircea Elide; per lo studioso infatti, il mito è tale quanto attinge ad una verità extra-temporale (dei primordi), che dà fondamento alle verità quotidiane; ciò permette di individuare quell’”avvenimento archetipale”, dal quale hanno preso forma le realtà attuali della società che ha trasmesso il mito. Secondo Eliade “rifarsi alle origini”, al “pre-formale”, consente all’uomo di partecipare dell’opera creatrice degli esseri primordiali, ripetendone gli atti e i riti; per es. costruendo una casa, ripetendo previamente l’antico rito di fondazione, conferisce una sorta di “respiro cosmico” a tale azione, distinguendola dal semplice atto contingente di costruire un rifugio. Se il mito illustra “com’è nata una cosa”, ogni creazione ispirata ad esso è dunque pervasa da un’aura di divino al quale si riconnette l’uomo.

Tuttavia il metodo interpretativo di Mircea Eliade è stato fatto proprio da alcuni studiosi di opposto orientamento, che considerano il mito come mezzo di evasione e superamento di una situazione esistenziale critica; in effetti Eliade delinea nel suo sistema interpretativo una sorta di “ottica magistica”: evocare attraverso il mito o il rito la situazione delle origini, può essere letto come una ricreazione magica di una situazione diversa da quella attuale. Ovviamente si tratta di una visione riduttiva, che riconduce l’efficacia del mito alla sola recitazione magica, mentre è risaputo come difficilmente i riti, anche quelli di natura “magica”, siano svincolati dalle concezione religiose.

Inoltre il metodo di Eliade può essere altresì soggetto ad interpretazioni di carattere “psicologistico”: il mito necessita infatti di una certa filosofia, di una certa concezione del mondo, da parte dell’ambiente e/o società che lo ha prodotto; in altri termini non basta indicare “perché in origine si fece così”, ma anche illustrare “in base a quale idea si fece così”. Un’altra contraddizione di fondo è rintracciabile in tutte quelle cosmogonie che presentano il mondo come il risultato della separazione dell’”uovo primordiale”, dalla cui separazione ebbero luogo il cielo e la terra; Eliade infatti, se da un lato considera il caos iniziale come qualcosa di amorfo e indistinto dal quale occorre fuggire, d’altra parte lo intinge di totalità, unicità, perfezione. Tale duplicità di interpretazione ha già portato in passato alla nascita di concezioni religiose di carattere dualistico, come l’orfismo o lo gnosticismo; la distinzione dell’Uno e la creazione della materia, in quanto rifuggono dalla “sacralità primordiale”, sono dunque da condannare; vengono concepite pertanto concezioni cicliche della storia, si ricorre alla metempsicosi, il tutto per auspicare un “ritorno all’Uno”, alla natura divina perduta. E’ necessario dunque distinguere fra le cosmogonie di ispirazione monastica, che si fondano su un Uno Indistinto e quelle di base creazionistica, dove l’Uno appare distinto in quanto Persona e trascendente il mondo.

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