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martedì 11 novembre 2008

La genesi del Tempio Greco

Se nella civiltà cretese-micenea il tema principale dell’architettura era stato il palazzo, sede dell’uomo, nella civiltà greca il comune denominatore era il tempio (témenos), sede della divinità, ossia dell’eterno; le strutture templari cominciano ad essere costruite fra l’VIII e il VII sec. A.C. sostituendosi ai santuari domestici. La forma deriva da quella che era stata la sala maggiore dei palazzi micenei-cretesi, ossia il mégaron, mentre l’orientamento era ad oriente. Generalmente il tempio possedeva una cella interna (naos), ove era collocata la statua della divinità; davanti era l’atrio, il prònaos, il quale poteva essere costituito da:
  • prolungamento delle pareti laterali della cella, fino a comprendere due colonne (antis);
  • una singola fila di colonne trabeate davanti al prònaos (pròstylos);
  • doppia fila di colonne trabeate sui due lati brevi (in questo caso oltre al prònaos vi era una altra facciata, posteriore, l’opìstodomos), (ampypròstylos).

Infine le forme in antis, pròstylos ed ampypròstylos potevano essere circondate su tutti i 4 lati da una fila singola di colonne (perìpteros) o doppia (dìpteros). Nel corso del V-IV sec. A.C. era possibile trovare templi a pianta circolare (thòloi). La struttura poggiava su un basamento in blocchi di pietra squadrati (stereobate), la cui piattaforma superiore (stilobate) reggeva la struttura; in sostanza il tempio era costituito da montanti (colonne) ed architravi. Le colonne sostenevano la trabeazione, suddivisa in architrave, fregio e cornice. Il tempio greco è caratterizzato da tre ordini, ossia delle disposizioni organiche delle varie parti secondo un criterio armonico tendente a costruire un insieme architettonico unitario: dorico (VII-VI sec.), ionico (VI sec.) e corinzio (V sec.).


L'ordine dorico
La colonna dorica poggia direttamente sullo stilobate, senza base; è rastremata (ossia ristretta) verso l’alto e presenta circa 20 scanalature con crinali divisori taglienti; il capitello è formato da un cuscino a pianta circolare, l’echìno, e una lastra quadrangolare, l’abaco; ad 1/3 circa dell’altezza la colonna dorica subisce un rigonfiamento, l’éntasi, al fine di attenuare la sensazione di assottigliamento che si percepirebbe alla distanza. La trabeazione (architrave,fregio e cornice) era caratterizzata da un architrave liscio che sosteneva il fregio decorato alternativamente con triglifi (rettangoli solcati in verticale, decorati con tronchi di cono, le gocce) e metope (spazi quadrangolari); la cornice era composta da un elemento orizzontale di base (gèison), da uno dello stesso tipo, sovrapposto ed inclinato (gèison inclinato), più un altro tipo sovrapposto ed inclinato (sima inclinato) ed era costituita da due frontoni. La copertura era a tegole chiuse e decorate con elementi semicircolari (antefisse); sopra la cornice correva la grondaia per lo scarico delle acque piovane, a disco o a forma di testa leonina. In sostanza, l’ordine dorico si mostra caratterizzato da semplicità e monumentalità: è immobile ed eterno come le divinità a cui è dedicato.

L'ordine ionico e l'ordine corinzio

La colonna ionica è dotata di una base costituita da rientranze e sporgenze, tori e trochili, si presenta anch’essa rastremata verso l’alto, ma le scanalature sono più numerose (circa 24) e i crinali divisori sono arrotondati e non taglienti; ciò garantisce un morbido chiaroscuro, impedendo come nel dorico l’opposizione netta luce/ombra. Nel capitello l’echìno è ornato con decorazioni ovoidali ed è separato dall’abaco quadrato da un elemento intermedio, il pulvino, che si curva lateralmente in due ampie volute con listelli. L’architrave si divide in tre fasce ed è sormontato da un fregio continuo, spesso decorato in rilievo. In pratica l’ordine ionico segna il prevalere della linea retta ionica, la maggiore eleganza di quella curva.
L’ordine corinzio costituisce una evoluzione di quello ionico; la differenza sostanziale sta nel capitello, ornato con foglie d’acanto stilizzate; tale capitello sarebbe stato ispirato da uno scultore di V sec. A.C., Callimaco, mentre osservava un cesto sulla tomba di una fanciulla.

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