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lunedì 13 ottobre 2008

Rhegion e Zancle: Storia economica dello Stretto fra VI e V sec. a.C.




Il fine di questa trattazione è stato quello di tracciare, sulla base delle fonti letterarie, archeologiche e numismatiche, una storia economica delle città Calcidesi dello Stretto fra VI e V secolo a.C. L’indagine è stata condotta secondo una duplice prospettiva che trova il proprio fondamento in una brillante intuizione di M. Gras: lo Stretto di Messina inteso come poros e porthmos, ossia territorio che collega in soluzione di continuità le due opposte sponde e, parallelamente, luogo di congiunzione, di crocevia, delle rotte commerciali che uniscono il Mediterraneo Orientale all’Occidente Tirrenico. In questa prospettiva è stato posto l’accento sia sull’importanza economica dello Stretto, così come sono state analizzate le affinità, i fattori di reciproco condizionamento e le cooperazioni politiche ed economiche che interessano Rhegion e Zancle nell’arco diacronico preso in esame.
Lo Stretto di Messina costituiva un naturale luogo di crocevia nel quadro delle rotte marittime passanti per il Basso Tirreno; si tenga presente che, usualmente, i navigatori provenienti da est solevano, una volta attraversato il Canale di Otranto, circumnavigare la penisola italica, attraversando lo Stretto di Messina e penetrando così nel acque del Tirreno. Consideriamo inoltre che lo Stretto si presenta geograficamente come il naturale luogo di passaggio di un sistema di transazioni commerciali che abbraccia le manifatture di fabbricazione greca o anatomica, l’ossidiana di Lipari, i metalli della penisola iberica e del Midi francese, l’ambra e lo stagno che giungevano dall’Europa Continentale.
L’importanza strategica dello Stretto – e qui ci muoviamo nuovamente nel concetto di territorio collegante in soluzione di continuità le opposte sponde- viene immediatamente percepita dai Calcidesi di Zancle che promuoveranno, nell’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C., la fondazione di Rhegion sulla prospiciente costa calabra. Le due città saranno ognora interessate da una sorta di dialogo, sempre vivo nonostante l’elemento separatore del mare, che si rinsalda alla fine del VI sec. a.C., per poi cristallizzarsi in una simbiosi politica agli inizi del V sec., con l’instaurazione della tirannide anassilaide e quindi nella rifondazione di Zancle in Messene.
E’ sul finire del VI secolo a.C. che Reggini e Zanclei avviano un progetto comune finalizzato presumibilmente all’inserimento economico, all’interazione commerciale nel circuito delle poleis achee di Italia Meridionale, approfittando (510 a.C.) del vuoto creato dalla distruzione del centro più vitale della zona, Sibari, battendo monete in base alla tecnica incusa, caratteristica peculiare delle zecche di Magna Grecia.
D’altronde Rhegion e Zancle attraversano in questo lasso di tempo una straordinaria vitalità economica, favorita da una serie di circostanze storiche favorevoli, suffragate dalla documentazione letteraria, archeologica e numismatica. In primis, i Calcidesi dello Stretto si avvalgono di buoni rapporti diplomatici intrattenuti con i più prosperi popoli mercantili dell’epoca: Focei – e ricordiamo che Erodoto parla di una vera e propria talassocrazia focea nel Mediterraneo - , Cartaginesi, Etruschi, Liparei, Egizi ecc. In secondo luogo, la documentazione archeologica relativa all’area dello Stretto rivela la presenza di prodotti di fabbricazione greca o anatolica di primissima qualità; la ceramica calcidese a figure nere, prodotta presumibilmente da artigiani reggini, viene esportata in ogni dove del Mediterraneo.
L’idea di un ruolo centrale esercitato dalle città dello Stretto nel novero del panorama commerciale della fine del VI sec. – un ruolo che, si badi bene, legittimerà le mire dei tyrannoi sicelioti su Rhegion e Zancle – è suffragato altresì da motivazioni di carattere numismatico; prendiamo in considerazione le monete battute da Rhegion e Zancle nei primi anni della tirannide anassilaide: gli esemplari sono battuti in base al sistema ponderale calcidese, basato su un’unità-base di riferimento per l’argento, una dracma di 5,50-5,60 grammi. Ebbene, si tratta dello stesso punto di riferimento utilizzato alla metà del VI sec. a.C. da Creso di Lidia e poi ricalcato dai Persiani prima di configurarsi come piede microasiatico, in vigore a Cipro e presso numerosi centri del Mediterraneo Orientale. Un’altra, significativa analogia si ravvisa nel tetrobolo foceo, nominale impiegato a Focea di Asia Minore e presso le sue apoikie occidentali, come Velia/Elea o Massalia, corrispondente ai 2/3 del siglo persiano e quindi allo stesso quantitativo di dracme calcidesi.
Non soltanto i confronti ponderali, ma anche l’analisi iconografica sembra documentare una serie di rapporti culturali e commerciali congiungenti l’area del Mediterraneo Orientale all’Occidente Tirrenico con lo Stretto adibito al ruolo di naturale intermediario. Prendiamo in considerazione le serie reggine e messene battute durante il primo decennio della tirannide anassilaide, le serie identificate dalla testa di leone e dalla protome di vitello. La testa del leone è raffigurata sulle monete di elettro emesse da Mitilene a Lesbo, dove talvolta l’immagine si può ricavare dall’unione di due conii presentanti due vitelli visti di profilo, nonché sulle coeve monete di Cuma Campana, di Velia/Elea, spesso indicata come partner commerciale privilegiata di Rhegion e di Massalia, grande centro fornitore di argento del Midi francese. Inoltre, il leone reggino presenta evidenti affinità stilistiche con alcune opere etrusche, i lacunari, oltre ad essere l’emblema tradizionale di Cartagine.
Ultima considerazione da fare riguarda la circolazione degli esemplari con leone/vitello, rinvenuti in Egitto, Siria e persino nelle zone interne dell’Impero Persiano.
In definitiva, la numismatica sembra suffragare l’importanza commerciale dello Stretto, questa posizione assai rilevante assunta da Rhegion e Zancle/Messene nel novero delle interazioni commerciali coinvolgenti l’intero bacino del Mediterraneo Antico.

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