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domenica 12 ottobre 2008

La paura dell'Apocalisse

Gli Europei assistono passivamente ad un processo di disgregazione dei propri valori fondanti, religione, famiglia, politica. Il venir meno del senso di sicurezza ha proporzionalmente alimentato la paura, l’angoscia del futuro, l’Apocalisse moderna, appunto. E’ proprio questa paura a determinare, più dell’insicurezza economica, il crollo demografico: una coppia esita a mettere al mondo dei figli perché ha timore del futuro; un timore che è incoraggiato dal sistema informativo, che d’altra parte non esita ad almanaccare l’ipotesi di un’offensiva islamica imminente. In realtà i cittadini europei non hanno una paura specifica, ma una marcata insicurezza vitale, condivisa spesso da individui integri fisicamente ed economicamente.
Le conseguenze di tutto ciò sono da ricercare nella proliferazione del consumismo, strumento temporaneo di evasione dalla noia, in una società che dipende sempre più da alcool, droghe ed ansiolitici e che finisce per perdere il senso del limite. Il punto è che il vuoto che si viene a creare viene così colmato da cose e non da idee; i piaceri della vita, le vacanze, il divertimento sfrenato, il mercato del sesso, sono il frutto di un godimento invecchiato e precoce che stanca presto, perché non acquisito attraverso tappe graduali.
Certamente, anche in passato la paura delle epidemie, della fine del mondo, rientravano fra le ansie che opprimevano gli individui: ma allora la società aveva i suoi antidoti in dei solidi modelli di riferimento, come la preghiera, la cultura, il lavoro, la rivoluzione. Oggi la solitudine e la mancanza di valori impediscono la pianificazione del futuro ed alimentano il disagio esistenziale.
La risoluzione? Deve essere necessariamente un vasto progetto di rinnovamento etico e politico che miri a costruire un nuovo ordine civile basato su un nuovo sistema di valori.
Occorre dunque accelerare il processo di integrazione europea, sperando che un modello di rete cooperativa internazionale basata sulla reciproca e volontaria sorveglianza della legge favorisca in tutto il mondo la nascita di simili unioni regionali. Questa idea di Europa potrebbe essere il nuovo valore fondante della società di domani, un’Europa che valorizzi l’integrazione, la tolleranza, il criticismo, come fondamenti della nostra era. Sarebbe altresì opportuno servirsi di statistiche comparative per responsabilizzare e quindi armonizzare le legislazioni degli stati membri, in termini politici, economici e culturali.
Tuttavia, un proficuo progetto di rifondazione societaria non potrebbe prescindere da un’adeguata ristrutturazione del nucleo familiare e del sistema di valori ad esso correlato. Il che significa rimodulare gli strumenti di controllo tradizionali nel rapporto genitore-figlio, strumenti ispirati a quel corpus di principi morali e caritativi propri dell’educazione cristiana, senza mai trascendere in ciechi autoritarismi. E’ bene che i principali centri di aggregazione di città e paesi più piccoli, dai partiti alle parrocchie, operino al fine di una emarginazione degli stati di solitudine degli individui, e scusate l’antitesi. La metodologia principale di tale ambizioso progetto è da ricercare nell’esempio, nel senso che, a partire dall’individualità, i primissimi comportamenti controcorrente, spesso stigmatizzati, siano fonte di ispirazione per il prossimo.
Agli inizi del XXI secolo gli uomini sono ancora atterriti da ansie apocalittiche: ma non è forse l’intenzione primaria dell’autore del celebre testo biblico (S. Giovanni Apostolo? Ma questo è un altro discorso…) quella di paventare la paura della fine per scongiurare un pessimo principio? Ai posteri l’ardua sentenza.

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