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domenica 12 ottobre 2008

La genesi dell’Europa fra storia e mitologia: una finestra sul mondo greco

1 - L’etimologia e il mito

Il toponimo Europa deriva dal greco Ευρώπη e consisteva originariamente in un nome di donna il cui significato rimanda al significato di “grandi occhi”, “che guarda lontano”; era questo il nome della figlia del re di Tiro Agenore che, stando ad una novella mitologica risalente perlomeno all’VIII sec. a.C. (infatti Omero annovera la principessa Europa fra i numerosi amori di Zeus, mentre Esiodo fa riferimento ad un’Europa figlia della divinità marina Teti) e successivamente rielaborata da Ovidio nelle Metamorfosi. Il mito narra della principessa Europa, figlia del re dei Fenici (il cui regno si estendeva sul territorio dell’attuale Libano e comprendeva le fiorenti città di Tiro e Sidone), che scesa al mare con le ancelle incontrò sulla spiaggia un toro bianco di grande bellezza e mitezza, tanto da indurla a cavalcarlo. Ma il toro si lanciò attraverso il mare trasportando la fanciulla fino all’isola di Creta, dove assunse le sembianze di Zeus e con lei generò tre figli, tra i quali Minosse, re di Creta, e Radamanto, giudice degli inferi. Il mito continua col racconto sui fratelli di Europa, che partirono in varie direzioni per cercare la sorella: tra questi Cadmo che giunse nella Grecia continentale e qui fondò Tebe; a lui è attribuita la trasmissione dell’alfabeto dalla Fenicia alla Grecia. In generale il mito rappresenta un movimento di civiltà da Oriente a Occidente e il nome Europa, dato ai territori occidentali, riflette questo spostamento. Secondo studi recenti, i culti dei bovini e della luna (le corna del toro hanno la stessa forma della falce di luna e i due simboli venivano collegati nei riti religiosi) adombrati nel mito di Europa furono trasmessi attraverso le migrazioni dal Medio Oriente e dall’Africa alla Grecia. Già secondo Erodoto (V secolo a.C.), il mito di Europa si riferiva al costume del rapimento di fanciulle a scopo di matrimonio forzato, di cui un altro esempio – in senso speculare – era la storia di Paride ed Elena.

2 - L’idea di Europa come entità geografica

Gradualmente il termine greco Ευρώπη traslò il proprio significato originario di “grandi occhi”/ “che guarda lontano” ad “Occidente” nel senso di “dove tramonta il sole”, finendo per designare quindi, in accezione geografica, il continente europeo. Si tratta tuttavia di una speculazione maturata in ambiente siceliota fra la fine del V e l’inizio del IV sec. a.C. dall’ammiraglio e storico di Dionigi il Grande Filisto (tramite Eforo e Timeo da cui attingerà Diodoro), sulla base di una strategia propagandistica volta a fare della dynasteia del tiranno siracusano una syngheneia, uno stato europeo multietnico (esteso all’Africa Settentrionale, considerata parte del continente europeo, idea poi ripresa dai geografi romani) costituito da greci e barbari che si contrapponeva al Gran Re di Persia, signore dell’Asia.
La prima attestazione documentata della divisione geografica dell’ecumene in continenti è contenuta nelle Periegesi di Ecateo di Mileto (520 a.C. circa), in cui le terre emerse, circondate dal Fiume Oceano ed attraversate dal Mare Interno (cioè il Mediterraneo), sono ripartite in due parti, Europa ed Asia, nomenclature derivate da nomi di donna, da figure eponime attinte dalla mitologia (lo conferma Erodoto in IV, 175); è arduo precisare se Ecateo facesse riferimento all’Africa, ovviamente la parte settentrionale allora conosciuta, come terzo continente oppure come appendice dell’Asia.
Le delimitazioni spaziali inerenti l’Europa e l’Asia variano a seconda delle conoscenze geografiche degli autori antichi e del contesto storico in cui vissero; sembra che gli ionici individuassero il confine orientale con il corso del fiume Nilo a sud, e con i fiumi Fasi e Tanai a settentrione, nella regione della Colchide (la zona dell’attuale Bosforo e dello Stretto dei Dardanelli). Erodoto polemizza con tali ripartizioni in virtù della limitatezza delle conoscenze geografiche, specie in riferimento all’esatta definizione dei confini occidentali del continente europeo ( “…Dell’Europa nessuno degli uomini sa se sia circondata dal mare….”IV, 175); Tucidide (II, 97, 5) la identifica con i territori compresi fra l’Adriatico e il Ponto Eusino.
Per tutta l’età antica la divisione del mondo in continenti oscillò fra i sostenitori della ripartizione (due continenti, Asia ed Europa) e quelli delle tripartizione (Asia, Europa ed Africa): i primi includevano l’Africa all’Europa o all’Asia a seconda del contesto storico in cui vivevano (gli storiografi romani infatti non esitavano ad includere l’attuale Africa Settentrionale, ovvero l’unica regione che conoscevano di quel continente nel continente europeo) , mentre i secondi ne fissavano i confini al corso del Rodano o alle Colonne di Ercole.

3 - Il dualismo Europa-Asia

Nella concezione greca di età classica l’Europa si contrappone all’Asia non solo come entità geografica, ma anche come identità culturale, come complesso di valori; tale dualismo tende ad identificarsi nei secoli V-IV a.C. nello scontro fra la Grecia e la Persia, di cui la Guerra di Troia rappresenta l’antecedente leggendario.
In un certo senso i Greci sembrano immedesimarsi nel concetto di Europa, non però come si direbbe oggi nel senso di stemperare la propria identità greca in una più vasta identità europea, ma piuttosto nel senso di identificarsi con l’Europa, nel senso di dire “l’Europa siamo noi”. Le prove di questa affermazione sono da rintracciare nel determinismo geografico di Aristotele: i popoli che abitano nei paesi freddi hanno coraggio e sono capaci di difendere la propria libertà, mentre i popoli asiatici, hanno razionalità ma sono sudditi e schiavi per via delle caratteristiche di stabilità del proprio clima che li rende “molli”, passivi; solo gli Elleni, in virtù della loro posizione geografica intermedia hanno quindi ereditato l’eredità degli uni e degli altri: coraggiosi e liberi, intelligenti e razionali.
La prima fonte a noi nota sulle guerre persiane e cioè Eschilo, che aveva combattuto al fianco di Milziade a Maratona, nelle Persiane (rappresentate alle Dionisie di Atene verso il 472/471 a.C.) parla di “libertà dei greci” e non di “libertà dell’Europa”; la spedizione di Serse è diretta contro Atene. Va tuttavia considerato che l’unica menzione del termine Europa nella tragedia (vv. 798-799; “…Non tutta l’armata dei Barbari varcò lo stretto dell’Ellesponto, uscendo da Europa?...) riferita all’attraversamento dell’Ellesponto, costituisce la principale colpa di Serse, l’atto di superbia compiuto contro i Greci, ossia il passaggio di quello che era percepito come il confine naturale fra i due continenti.
Le Troiane di Eschilo presentano altresì alcuni elementi destinati a divenire dei topoi nella letteratura successiva, primo fra tutti la contrapposizione libertà/schiavitù: la regina Atossa chiede ai Persiani chi sia il re dei Greci, stupendosi quando questi rispondono che in Ellade non vi è alcun monarca, seppure essi, da uomini liberi, avessero sconfitto dieci anni prima l’esercito di Dario a Maratona. Successivamente il binomio libertà/schiavitù sarà ripreso nel celebre dialogo fra Serse e Demarato, riportato da Erodoto: l’esiliato spartano risponde a Serse, che chiedeva come potessero i Greci, non dovendo sottostare ad alcun padrone, non scappare davanti alle truppe persiane, dicendo che essi temevano la loro legge più di quanto i suoi sudditi temessero il Gran Re.
Del resto, è proprio con lo storico di Alicarnasso, di una generazione posteriore rispetto ad Eschilo, che inizia la contrapposizione dei valori fra Europei ed Asiatici. In primo luogo, a differenza delle Troiane di Eschilo, le spedizioni persiane hanno come obiettivo la conquista dell’Europa (dialoghi fra Serse e i suoi consiglieri); inoltre, l’interesse che lo storico mostra per i costumi orientali diviene fortemente critico quando essi sono paragonati a quelli ellenici: così Pausania, dopo la battaglia di Platea, schernisce il lusso persiano quando vede i tesori custoditi nella tenda di Mardonio.
Un’altra contrapposizione presente in Erodoto concerne il binomio povertà/ricchezza che divide profondamente l’Europa dall’Asia: la povertà della Grecia, come afferma Demarato in un dialogo con Serse, ha insegnato ai suoi figli ad essere forti e coraggiosi e superare le difficoltà, spiegando inoltre la maggiore bellicosità degli Elleni rispetto ai barbari.
Le radici della contrapposizione fra Europa e Asia risalgono al tempo del mito: così Erodoto, nel I libro delle Storie, intendendo individuare le ragioni profonde dell’epocale scontro fra greci e barbari, enumera la lunga serie di reciproci rapimenti di fanciulle, Io, Medea ed Elena, la guerra di Troia, hanno determinato l’inamicizia degli Asiatici verso tutto ciò che è europeo e greco in particolare (“Da allora, sempre , tutto ciò che è greco è da loro considerato nemico. Poiché i Persiani considerano l’Asia e i popoli che vi abitano come cosa loro; con l’Europa, invece, e con il mondo greco in particolare, ritengono di non aver nulla in comune.”)

4 - La concezione di Europa nelle fonti persiane

I Persiani distinguevano con sicurezza l’Asia, posta sotto il loro dominio da Ahura Mazda, e gli altri paesi, contro i quali muovevano solo per vendicare qualche offesa subita; ciò non significa che essi percepivano il concetto di Europa, ma mostra comunque che essa era considerata come un continente diverso dal loro. Le fonti di cui si dispone sono delle iscrizioni reali di Dario e Serse, databili fra la fine del VI e l’inizio del V sec. a.C. e presentanti spesso, insieme al nome del sovrano e dei suoi numerosi epiteti, l’elenco dei popoli tributari al Gran Re.
In base alle consuetudini geografiche dei Persiani, si soleva distinguere fra i popoli abitanti sulla terraferma da quelli “che abitano aldilà del mare”, i paradraya; con questa espressione si designano sia i popoli dell’Europa Continentale che avevano un esatto corrispondente in Asia (Ioni e Sciti), sia le regioni europee situate aldilà degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, la stessa linea di demarcazione fra i due continenti individuata da Erodoto (infatti Egizi, Libici ed Etiopi non sono indicati come paradraya). Si tratta quindi di un’espressione generica che rivela certa imprecisione del pensiero geografico persiano o, più probabilmente, nasconde la volontà politica di non delimitare mai perfettamente, per quanto possibile, i domini del Gran RE onde poter sempre avanzare nuove rivendicazioni su nuovi territori. Un’ulteriore prova a supporto di tale teoria è da ricercare nel termine con cui in un’iscrizione reale di Serse sono menzionati gli Ionii, Yauna; un termine che presumibilmente indica in genere le popolazioni elleniche, distinte in Yauna della terraferma (le città greche di Asia Minore), delle isole e Yauna paradraya, “Ioni che vivono aldilà del mare”, come sudditi di Serse (quindi l’iscrizione è di poco precedente alla conclusione della seconda guerra persiana, quando il dominio di Serse si è esteso sino all’Attica).

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